John Updike.
...
.
...
CORRI CONIGLIO.
Parte 1.
...
.
...
Titolo originale: Rabbit, Run. 1960.
Traduzione di: Bruno Oddera.
2009. Ugo Guanda Editore, PARMA.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Corri, Coniglio  il romanzo pi incisivo di John Updike ed  stato definito il capolavoro che ha rivelato l'autore come uno dei pi importanti scrittori del ventesimo secolo.
Il suo eroe, Coniglio, protagonista del romanzo,  Harry Angstrom, un ex campione di pallacanestro, immaturo ed egoista, un adulto bambino incapace di prendersi le sue responsabilit che, spinto da un impulso improvviso, abbandona la moglie e il figlio piccolo e decide di cambiare la sua vita, in un senso regressivo e nostalgico, di recupero della giovinezza perduta, ma anche autentico, anarchico e vitale alla ricerca di un'utopia, di un sogno collettivo. Nella sua erratica fuga da una vita mediocre, lo guida un profondo desiderio di libert. E' la sensazione, radicata e perturbante come una fede, di essere nel giusto, che qualcosa di pi grande vigili su di lui, destinandolo alla salvezza. E sono questo desiderio e questa certezza a farcelo sentire simile come un fratello e a fare di lui un simbolo dellAmerica in cui si riconobbe unintera generazione, divisa tra la rassegnazione e la rivolta anarchica.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
John Updike (Reading, 18 marzo 1932  Danvers, 27 gennaio 2009), figlio di un insegnante di scienze del liceo di discendenza ebraica, frequent l'Harvard College laureandosi con lode, per poi trasferirsi per un periodo in Gran Bretagna dove frequent la Ruskin School di Belle arti di Oxford. A ventitr anni, nel 1955, cominci a lavorare nella redazione del New Yorker. Dopo due anni, nel 1957 si licenzi e si trasfer in campagna per dedicarsi esclusivamente alla scrittura.
Sul New Yorker pubblic le prime poesie, racconti e articoli di critica letteraria.  Il successo arriv con il romanzo breve Festa all'ospizio del 1959. I suoi racconti migliori dell'epoca apparvero nella raccolta Piume di piccione del 1962.
I romanzi che lo hanno reso famoso sono quelli che costituiscono la cosiddetta "serie del Coniglio". Il primo della serie  Corri, Coniglio, pubblicato nel 1960.  I soggetti prediletti di Updike sono le piccole citt della provincia americana, la classe media borghese.
Ha vinto il premio Pulitzer nel 1982 e nel 1991 rispettivamente per i due romanzi Rabbit is Rich e Rabbit at Rest. John Updike ha anche vinto per due volte il Premio O. Henry per i racconti brevi.  stato candidato pi volte al premio Nobel per la letteratura. Updike  morto nella sua casa di Beverly Farms dopo una lunga battaglia contro il cancro ai polmoni.
...
.
...
INTRODUZIONE. di Claudio Gorlier.
...
.
...
A poco pi di quarant'anni dalla sua pubblicazione - apparve infatti nel 1960 - Corri, Coniglio viene ormai riconosciuto come un testo fondamentale, si sarebbe tentati di dire canonico, nella letteratura degli Stati Uniti del Novecento, un classico moderno che peraltro non va collocato sullo scaffale, ma sollecita di continuo una rilettura, provoca nuovi stimoli. Quando usc, John Updike aveva gi all'attivo un romanzo di considerevole successo, Festa all'ospizio. Nato nel 1932 a Shillington, in Pennsylvania, con genitori di media borghesia, si era laureato a Harvard con una tesi raffinata sulla poesia inglese del Seicento, e assai giovane aveva ottenuto una sorta di consacrazione letteraria, diventando una firma di punta sul prestigioso " New Yorker".
...
Corri, Coniglio si afferm subito presso i lettori e la critica, consacrando un personaggio cruciale, degno di collocarsi accanto al Gatsby di Scott Fitzgerald, all'Augie March di Bellow, allo Holden di Salinger, con una carica al tempo stesso realistica e simbolica. Nasceva con Harry Angstrom, detto Coniglio, un significativo esemplare americano di uomo senza qualit, figlio della "folla solitaria" teorizzata da David Riesman in un'altra opera paradigmatica.
Secondo una tradizione radicata nella letteratura americana, l'intenso simbolismo del romanzo di Updike comincia nei nomi dei personaggi chiave. In Angstrom si coglie un'eco del tedesco Angst, a indicare l'inquietudine ai confini dell'angoscia di Harry. Coniglio  il nomignolo attribuitogli fin da quando, ai tempi del college, egli aveva conquistato un'effimera fama quale giocatore di pallacanestro, ma sta pure a indicare la sua allampanata figura fisica, il suo modo di muoversi e, al tempo stesso, il suo appartenere a una dimensione emblematica, favolistica: pi di un critico ha sottolineato che questo antieroe per eccellenza procede verso un confuso ideale che lo induce a un singolare rapporto con la natura, in una dimensione pastorale, idilliaca, che nella letteratura americana prende corpo gi nell'Ottocento, ad esempio nel classico Walden di Henry David Thoreau. A ventisei anni, sposatosi presto e con un figlio di due, Nelson, un grigio lavoro tra impiegato e commesso viaggiatore, Harry decide di andar via, di partire, di " correre " senza una mta precisa. La moglie Janice, che egli costringe a un'esistenza monotona e, al fondo, senza amore, si abbandona al bere. La piccola comunit di provincia, con le abitazioni allineate, alimenta in lui una insopportabile noia esistenziale. Cos, Coniglio si infila in un'auto e parte, uomo senza qualit sollecitato da una confusa forza di ribellione, di ricerca.
Se il tragitto del viaggio, della fuga di Harry, si snoda a zigzag (le grandi autostrade ammoniscono con il loro cartello che vieta lo U-turn, l'inversione di marcia), Updike lo disegna secondo un itinerario estremamente calcolato, scandito sui diversi incontri. Innanzitutto, Harry si reca dal vecchio allenatore, Tothero, in sostanza un vecchio sordido al quale egli confessa di viaggiare verso un "dove" imprecisato. Tothero lo mette banalmente di fronte alla sua mancanza di certezze, e dunque al suo fallimento pratico, ma in compenso fa scattare una seconda fase, quando lo presenta alla prostituta Ruth. Anche qui il nome, di ovvia matrice biblica, riconduce alla filigrana simbolica, che si accentua progressivamente.
In effetti, la sessualit di Harry, che sembra trovare appagamento nel rapporto con Ruth, quasi a compensare quella insoddisfatta con Janice, si trova virtualmente sublimata dall'ansia di una ricerca che nega all'eros una valenza preponderante. Sappiamo dal narratore onnisciente, che manovra tutte le vicende del romanzo, come il desiderio inappagato di Harry sia stato sempre quello di " una ragazza cos, una piccola cattolica appartenente a una famiglia povera... con le sopracciglia depilate, con le piccole narici nere tonde come bottoncini, con gli occhi resi scontrosi dalle suore". Non stupisce, allora, che la prostituta Ruth acquisti la parte di una vera e propria ninfa. Egli fa l'amore con lei " come lo farebbe con sua moglie", e poi, dopo averne letteralmente goduto "il pudore ", quando Ruth lo sveglia per portargli un bicchier d'acqua, lo trova " come un fauno nel chiaro di luna ". La dimensione pastorale viene allora ribadita: con Ruth egli abita per un momento l'Eden.
...
La "fuga", lo abbiamo ben compreso,  fuga da qualcosa, non verso qualcosa, e in un simile contesto non meraviglia che lungo l'itinerario spezzato si affacci la tentazione religiosa, ancora una volta contraddittoria e sostanzialmente inappagata. Pensiamo all'incontro con il pastore episcopale Eccles, il quale racchiude nuovamente nel nome un'allusione simbolica (Ecclesia).
Eccles  un ecclesiastico tormentato e problematico, ma va sottolineato che, negli Stati Uniti, gli episcopali rappresentano una scelta non dogmatica e liberale. Nel reverendo Eccles si intrecciano, in apparenza contraddittoriamente, imperativi diversi. Intanto, egli ha avuto un nonno trascendentalista-unitariano, il quale, saldando filosofia di Emerson e religione, credeva a un Dio che si incontra "nei boschi"; ma il padre era stato un anglocattolico ortodosso e reazionario. Eccles e Harry si prospettano sempre pi esplicitamente come due personaggi complementari, ma, per un paradosso soltanto apparente, proprio nel loro fallimento di pervenire a punti fermi, a una appagata identit. In un primo tempo, Eccles giudica positiva la ricerca insoddisfatta di Harry, lo aiuta a trovare una nuova attivit, ma ci si deve a un autentico effetto specchio. Non trova assurda la spiegazione di Harry, che si  allontanato di casa perch la moglie gli aveva chiesto di recarsi a comprarle delle sigarette; gioca a golf con lui e ne approfitta per spiegargli la sua visione di Dio quale amore. Quando Harry gli chiede se lo giudica immaturo, non manca di confessargli che egli si ritiene immaturo. Dopo il suo fallimento con Harry, il suo tentativo vano di condurlo dalla moglie, Eccles dovr riconoscere che egli stesso non ha fede, o non sa bene comprendere in che cosa essa consista. Nuovamente, il romanzo pone Harry seriamente in crisi, o porta alle estreme conseguenze la crisi del Sogno Americano, questo mito bifronte che in Harry ha trovato il suo rappresentante, la sua espressione.
Sar forse meglio la rigida ortodossia puritana del pastore luterano Kruppenbach? Nella sua cupa visione del mondo, Kruppenbach crede fino in fondo nel peccato e nel pentimento, e attacca Eccles nell'affrontare il "caso" Harry, ritenendolo troppo indulgente. Un critico americano ha osservato, abbastanza a proposito, che Kruppenbach professa la forza della fede, ci che Harry ammira sentendone la mancanza in s. Cos, il pastore luterano
e quello episcopale incarnano due alternative religiose che, per motivi diversi, quasi opposti, Harry non pu fare proprie.
Nella struttura narrativa di Corri, Coniglio, Updike articola nella piccola comunit provinciale un cosciente microcosmo americano, nelle sue varie sfaccettature. L'Eden cercato e mai raggiunto, il " giardino " descritto da uno studioso americano, Leo Marx, in un libro divenuto ormai classico, in contrapposizione con la " macchina " (non si dimentichi che l'automobile serve in termini indispensabili a Harry per la sua " fuga ") trova nel romanzo tutta una serie di repliche. Forse il giardino realisticamente e simbolicamente pi esplicitato  quello dell'anziana signora Smith. Una vecchia aveva detto alla signora che il paradiso doveva essere come il suo giardino. Vedova, la signora Smith manifesta un atteggiamento materno nei confronti di Harry, ma Coniglio sente che forse la donna lo ama, o almeno vorrebbe che fosse cos. Larry E. Taylor, nella sua monografia su Updike, Pastoral and Anti-Pastoral Patterns in John Updike's Fiction, arriva a sostenere che quando Harry e la signora Smith camminano mano nella mano attraverso il giardino di lei, Updike ricrea lo stereotipo di Adamo ed Eva. Ma anche questa volta Coniglio rester deluso perch la donna  troppo concretamente "terrena" per lui, lontana dal sogno che egli sta vanamente perseguendo.
Il microcosmo americano, con prospettive diverse, ritorner costantemente nella ricca narrativa di Updike: nei due romanzi che riprendono la figura di Coniglio, Torna, Coniglio, e Sei ricco, Coniglio, nel fortunato Coppie, un best-seller iternazionale, in Bech: lo scrittore alla moda, dove con Bech inventer un altro antieroe. Ma persino nel suo ricorso al mito, come nel Centauro, egli rielaborer la stessa tematica.
Corri, Coniglio nell'ultima parte sfocia nella tragedia domestica. Sapevamo, come Harry, che Janice era incinta, e in un suo effimero ritorno a casa conoscer la bambina che la moglie ha dato alla luce. Partito ancora una volta, lo raggiunger la notizia della tragica fine della bimba, annegata nella vasca da bagno, verosimilmente per la disattenzione della moglie alcolizzata, anche se aleggia il dubbio. Per quanto fugga, corra ininterrottamente, Coniglio non trover ci che cerca, e insister a cercarlo. La sua trasgressione racchiude insieme la sua libert e la sua sofferenza, e nella spinta alla fuga gli manca l'identit che con la fuga cerca di conquistare. La banalit delle circostanze gli vieta una redenzione ossessivamente cercata.
Gerry Brebner coglie nel segno quando dichiara che Harry  la versione moderna del Buon Selvaggio, e la sua storia propone una satira pregnante del mondo moderno. Egli non vuole ammettere il peccato in s, e si considera l'unico innocente in un mondo che non sembra avere nulla da offrirgli. Non comprende l'ingenua onest di Eccles, la lealt e la devozione di Ruth, la debolezza di Janice che si sforza di salvare il loro matrimonio. Updike nel suo trasformare la piccola comunit in uno stato d'animo, "come in una favola", per rifarsi al suo stesso commento, in tutta la sua opera insister a raccontarci che gli Angstrom, versioni del Buon Selvaggio, saranno condannati per sempre a correre, a correre.
...
Claudio Gorlier.
...
.
...
CORRI, CONIGLIO.
...
.
...
I moti della Grazia, l'insensibilit; circostanze esteriori.
Pascal, Pense 507.
...
.
...
Ragazzi giuocano a pallacanestro intorno a un palo del telefono sul quale  inchiodata la tavoletta della reticella. Gambe, grida. Il  raschiare e lo schioccare dei Keds sui ciottoli sparsi del viale sembra catapultare alte le voci nell'umida aria di marzo azzurra sopra i fili. Coniglio Angstrom, facendosi avanti nel viale con il vestito da lavoro, si ferma e osserva bench abbia ventisei anni e sia alto un metro e novanta. Cos alto sembra un coniglio improbabile, ma la larghezza del viso bianco, il pallore delle iridi celesti, e un tremito nervoso sotto il naso corto mentre si ficca in bocca la sigaretta, spiegano in parte il soprannome, appioppatogli quando era ragazzo anche lui. Rimane l a pensare, i ragazzi continuano a venire al mondo, continuano ad assediarti.
E la sua presenza fa s che i veri ragazzi si sentano a disagio. Occhi si volgono furtivi. Giuocano per il loro piacere, non per esibirsi a un adulto che gironzola nella cittadina in un doppio petto color cacao. Sembra loro buffo, il semplice fatto che un adulto abbia risalito il viale. Dov' la sua macchina? La sigaretta rende la cosa ancor pi sinistra. E' magari uno di quelli capaci di offrire loro sigarette o soldi perch vadano con lui dietro la fabbrica del 
ghiaccio? Hanno sentito parlare di queste cose ma non sono molto impauriti; lui  solo contro sei di loro.
La palla, rimbalzando a razzo dal supporto dell'anello, vola sopra il capo dei sei e cade ai piedi dell'uomo. Lui l'afferra al primo rimbalzo corto con una fulmineit che li fa trasecolare. Mentre lo contemplano ammutoliti, l'uomo prende la mira strizzando gli occhi attraverso nubi azzurrognole di fumo d'erbacce, sagoma improvvisamente scura come un fumaiolo nel cielo primaverile del pomeriggio, muovendo i piedi con cura, spostando da un lato e dall'altro la palla con nervosismo davanti al proprio petto, una pallida mano aperta sopra la palla e l'altra sotto, facendola saltellare paziente per arrivare a chiss quali accomodamenti nell'aria stessa. Ha grosse mezzelune sulle unghie. Poi la palla sembra risalirgli il bavero destro della giacca e partirgli dalla spalla mentre lui flette le ginocchia, e sembra che la palla finir il bersaglio poich, per quanto si sia trattato di un tiro d'angolo, la palla non  diretta verso la tavoletta. Non mirava a quella. Cade entro il cerchio dell'anello frustando la reticella con un bisbiglio di signora per bene.
"Hei!" grida lui inorgoglito.
"Fortuna" dice uno dei ragazzi.
"Bravura" risponde l'uomo, e domanda: "Ehi. Va bene se giuoco?".
Nessuna risposta, solo uno scambio di sciocche occhiate indirette. Coniglio si toglie la giacca, la piega per benino, e la posa sul coperchio pulito di un bidone per le immondizie. Alle sue spalle i ragazzi nei blue-jeans di cotone ruvido ricominciano ad accapigliarsi. Lui penetra nella loro serrata mischia per la palla, la soffia da due mani bianche, deboli, l'ha nelle sue. Quella vecchia sensazione di cuoio teso gli tende tutto il corpo, gli d ali alle braccia.
E' come se si protendesse all'indietro attraverso gli anni per toccare questa tensione. Le braccia gli si alzano per conto loro e la palla di gomma vola verso la reticella dalla sommit del suo capo. Il tiro sembra cos giusto ch'egli batte le palpebre quando la palla risulta corta, e per un attimo si domanda se non sia passata attraverso il cerchio senza smuovere la rete. Domanda: "Ehi da che parte sto io?".
Con uno spostamento muto due ragazzi vengono delegati alla sua squadra. Bench Coniglio si ponga sin dall'inizio in svantaggio rimanendo di tre metri fuori della reticella, la cosa non  equa ugualmente. Nessuno si prende la briga di seguire il punteggio. Il silenzio scontroso lo infastidisce. I ragazzi si gridano a vicenda monosillabi ma con lui non osano dir parola. Mentre il giuoco procede Coniglio li sente contro le gambe, accalorati e irosi, che cercano di 
farlo inciampare, ma ancora tengono a freno la lingua. Non lo vuole questo rispetto, vorrebbe dir loro non c' niente di strano nell'invecchiare, non ci vuol niente. Dopo dieci minuti un altro ragazzo passa alla squadra opposta, e cos rimangono soltanto Coniglio Angstrom e un ragazzetto contro cinque.
Questo ragazzetto, ancor piccolissimo ma gi diffidente con una sorta di aperta disinvoltura,  il migliore dei sei; porta un berretto a maglia dal pompon verde ben calcato sulle orecchie e fino alle sopracciglia, che gli d alla testa un aspetto cretino.
E' un giocatore nato. Il modo che ha di disporsi di lato senza fare alcun passo, scivolando come per miracolo: lo si capisce. Il modo che ha di aspettare prima di muoversi. Con un po' di fortuna diverr a suo tempo un buon atleta alle scuole medie; Coniglio conosce la trafila. Emergi a poco a poco durante le elementari e poi arrivi in alto e tutti applaudono; con il sudore sulle sopracciglia non ci vedi molto bene e il baccano ti turbina intorno e ti solleva, e poi sei fuori, non dimenticato a tutta prima, soltanto fuori, e la sensazione  piacevole e fresca e libera. Sei fuori, e come liquefatto in un certo senso, e continui a sollevarti, finch divieni, come per questi ragazzi, nient'altro che un nuovo lembo del cielo degli adulti sospeso su di loro nella cittadina, un lembo che per qualche ragione bizzarra s' annuvolato ed  venuto a trovarli. Non lo hanno dimenticato; peggio, non hanno mai sentito parlare di lui. Eppure ai suoi tempi Coniglio era stato famoso nella contea; alla pallacanestro durante il penultimo anno delle medie aveva stabilito un primato di punteggio in serie B superato poi all'ultimo anno da un nuovo primato che doveva in seguito rimanere imbattuto per quattro anni, vale a dire fino a quattro anni prima.
Piazza tiri con una sola mano, a due mani, con il dorso della mano, da fermo, e fuori del cerchio, balzo e centro. Liscia e morbida la palla si solleva. Il fatto di sentire ancor vivo nelle mani il tocco di un tempo lo esalta. Si sente liberato da una lunga tetraggine. Ma ha il corpo appesantito e il respiro gli si fa corto. Lo secca, l'essere sfiatato. Quando i cinque ragazzi che non stanno dalla sua parte incominciano a borbottare e a impigrirsi, e uno di loro ch'egli getta a terra senza volerlo si rialza con la faccia buia e si allontana, Coniglio smette subito. "Okay" dice "il vecchio se ne va."
Al ragazzo che stava con lui, quello con il pompon, soggiunge: "Ci vediamo, asso". E' grato al ragazzo che ha seguitato a guardarlo con ammirazione disinteressata, anche dopo il broncio degli altri, e lo ha incoraggiato con esclamazioni: "Dio. Grande. Perdinci".
Coniglio prende la giacca piegata e la tiene in mano come una lettera mentre corre. Su per il viale. Oltre la fabbrica di ghiaccio abbandonata con gli scivoli di legno che vanno imputridendo sul pontile di carico in rovina. Bidoni per le immondizie, porte di garage, reti metalliche di pollai che intersecano steli di fiori secchi. E' il mese di marzo. L'amore rende l'aria leggera. Le cose ricominciano daccapo; Coniglio assapora attraverso l'acre residuo del fumo l'opportunit fresca nell'aria, pesca nel taschino sussultante della camicia il pacchetto di sigarette e, senza interrompere la corsa, lo getta in un barile aperto. Il suo labbro superiore si ritrae sui denti con godimento. Le grosse scarpe di camoscio rasentano a tonfi lo scivoloso strato di ghiaino.
Di corsa. Al termine di questo isolato il viale sbocca in una  strada, Wilbur Street nella cittadina di Mount Judge, sobborgo della  citt di Brewer, quinto centro della Pennsylvania in ordine di  importanza. Lungo un isolato di palazzi, fortezze di cemento e mattoni in cui si inseriscono ingressi di cristalli sporchi e molati e finestre con piante in vaso, e poi fino a met di un altro isolato che comprende nuove case sorte tutto a un tratto negli anni trenta.
Le case di legno si arrampicano su per la collina come un'unica scala. Lo spazio di circa un metro e ottanta con il quale ciascuna casa a due appartamenti sovrasta la casa vicina contiene due pallide finestre, molto intervallate come gli occhi di un animale, ed  coperto da un intarsio di assicelle il cui colore varia da quello di un livido a quello dello sterco. Le facciate sono di assi lunghe e sottili che si sovrappongono, scolorite dalle intemperie e bianche eccetto quegli spazi che i singoli proprietari hanno verniciato di verde, in rosso-granaio e in giallo-grano. V' una dozzina di case a tre piani e ognuna di esse ha due ingressi. Il settimo ingresso  quello di casa sua. Gli scalini di legno sono logori; sotto ad essi c' un piccolo deposito di immondizia dove ammuffisce un giocattolo smarrito. Un pagliaccio di plastica. Lo ha veduto l per tutto l'inverno ma ha sempre pensato che qualche ragazzetto sarebbe tornato a prenderlo.
Si sofferma nel vestibolo senza sole, ansimando. Sul soffitto una lampadina fioca arde polverosa. Tre cassette metalliche per le lettere pendono vuote sopra un radiatore marrone. La porta del suo vicino al pianterreno sulla parete opposta del vestibolo  chiusa come una faccia irosa. Aleggia quell'odore che  sempre lo stesso ma ch'egli non riesce mai a individuare: a volte sembra di cavoli cotti, a volte l'alito rugginoso della fornace, a volte qualcosa di molle che imputridisca nei muri. Egli sale le scale del suo appartamento, all'ultimo piano.
La porta  chiusa a chiave. Mentre infila la piccola chiave nella serratura, la mano gli trema, pulsando a causa dell'insolito sforzo fisico, e il metallo stride. Ma quando apre la porta vede sua moglie seduta su una poltrona, con una bibita d'erbe accanto a s, intenta a guardare la televisione il cui volume  basso.
"Sei qui" dice. "Perch la porta  chiusa a chiave?"
Lei si volta a guardarlo di profilo con occhi vaghi scuri infiammati dall'attrito del contemplare lo schermo. "Si  chiusa da s."
"Si  chiusa da s" egli ripete, ma si china ugualmente a baciarle la fronte lucida. E' un donnino dalla pelle scura e tesa, come se qualcosa le si stia gonfiando dentro e prema contro la sua piccolezza. Appena ieri, gli sembra, ha smesso di essere carina. Con la minuscola aggiunta di due corte rughe agli angoli, la bocca di lei  divenuta avida; e i capelli si sono diradati e cos Coniglio continua a pensare al cranio sotto ad essi. Ma seguita a sperare che 
domani sar di nuovo la sua donna. "Di che hai paura? Chi credi che possa entrare per quella porta?"
Poich non si aspetta alcuna risposta, spiega con cura la giacca e con essa si avvicina all'armadio a muro e ne toglie una gruccia di filo metallico. L'armadio a muro  nel soggiorno e la porta si apre soltanto a mezzo, dato che davanti ad essa si trova il televisore.
Lui sta bene attento a non inciampare contro il cordone inserito nella presa al lato opposto della porta. Una volta Janice, che  particolarmente sbadata se incinta o brilla, rimase con il piede impigliato nel cordone e per poco non fece cadere sul pavimento, bam, il televisore, un apparecchio da centoquarantanove dollari. Per fortuna lui lo afferr mentre ancora stava oscillando sul sostegno metallico e prima che Janice incominciasse a sferrare calci in preda a una delle sue crisi di panico. Che cos'era a ridurla cos? Di che cosa aveva paura? Con destrezza affettuosa, una destrezza che rende omaggio tanto alle articolazioni del suo corpo quanto agli oggetti da lui toccati, Coniglio inserisce gli angoli della gruccia nell'imboccatura delle maniche della giacca e con il suo considerevole allungo l'appende sul tubo verniciato accanto agli altri suoi vestiti. Spinge la porta per chiuderla e la serratura scatta ma poi la porta torna a socchiudersi di due o tre centimetri.
Porte chiuse a chiave. E' irritante: la mano che gli trema sulla serratura come quella di un vecchio e lei seduta l ad ascoltare il rascho.
Si volta e le domanda: "Visto che sei a casa, dov' l'automobile? Non  gi".
"L'ho lasciata davanti alla casa di mia madre. Non sei trasparente."
"Davanti alla casa di tua madre? Fantastico. E' proprio il posto adatto, maledizione."
"Che cosa ti salta in mente?"
"Che cosa dovrebbe essermi saltato in mente?" Si sposta dalla sua visuale e si mette da una parte.
Ella sta guardando un gruppo di fanciulli detti i Topomoschettieri esibirsi in un numero musicale in cui Darlene  una fioraia di Parigi e Cubby un poliziotto e quel ragazzetto dal sorriso affettato, dalla voce acuta, alto di statura,  un pittore romantico. Lui e Darlene e Cubby e Karen (vestita da anziana signora francese che Cubby, in quanto poliziotto, aiuta ad attraversare la strada) danzano.
 Poi la pubblicit mostra i sette pezzi di un pasticcino che escono dall'involucro e si trasformano nelle sette lettere di "Tootsie".
Anch'essi cantano e ballano. Sempre cantando, tornano a infilarsi nell'involucro. L'involucro echeggia come una camera acustica. Figlio di puttana: carino. Lo ha visto cinquanta volte, e questa volta gli rivolta lo stomaco. Il cuore gli palpita ancora; si sente la gola stretta.
Janice domanda: "Harry, ce l'hai una sigaretta? Sono senza".
"Eh? Tornando a casa ho gettato il pacchetto in un bidone per le immondizie. Smetto di fumare." Si domanda come potrebbe un cristiano pensare al fumo con lo stomaco per aria come il suo.
Janice lo guarda finalmente. "Lo hai gettato in un bidone per le immondizie! Madre santa. Non bevi, e adesso non fumi. Che cosa combini, mi stai diventando un santo?"
"Pssst."
E' apparso il grosso Topomoschettiere, Jimmy, un uomo anziano con nere orecchie a disco. Coniglio lo osserva attentamente; lo rispetta. 
Prevede di imparare da lui qualcosa di utile nel suo ramo di attivit, che consiste nel dare dimostrazioni con un utensile da cucina in parecchi empori popolari a prezzo fisso nei dintorni di Brewer. Ha quel posto da quattro settimane. "I proverbi, i proverbi, sono cos veri" canta Jimmy, pizzicando la sua Topochitarra "i proverbi ci dicono che cosa dobbiamo fare; i proverbi ci aiutano tutti ad esseeere... migliori... Topomoschettieri."
Jimmy mette da parte sorriso e chitarra e dice in faccia ai telespettatori attraverso il cristallo: "Conosci te stesso, disse una volta un antico savio greco. Conosci te stesso. Ebbene, che cosa significa questo, ragazzi e ragazze? Significa, siate quello che siete. Non cercate di essere Sally o Johnny o Fred della casa accanto; siate voi stessi. Dio non vuole che un albero sia una cascata, o che un fiore sia un sasso. Dio d a ciascuno di noi un talento particolare". Janice e Coniglio assumono una innaturale immobilit; sono entrambi cristiani. Il nome di Dio li fa sentire colpevoli. "Dio vuole che alcuni di noi divengano scienziati, che alcuni di noi divengano artisti, che alcuni di noi divengano pompieri e medici e trapezisti. E a ciascuno di noi Egli d le particolari capacit per divenire tali cose, purch noi ci diamo da fare per svilupparle. Dobbiamo darci da fare, ragazzi e ragazze. Quindi: Conosci te stesso. Impara a renderti conto delle tue capacit, e poi datti da fare per svilupparle. E' questo il sistema per essere felice." Il Topomoschettiere stringe le labbra e strizza l'occhio.
Un buon trucco. Coniglio ci si prova, stringendo le labbra e strizzando poi l'occhio,  come schierare con te il pubblico che hai dinanzi contro qualche nemico alle spalle, Walt Disney o la Magisbuccia Peeler Company, riconoscendo che  tutta una truffa, ma, che diavolo, rendendola gradita. Ci siamo dentro tutti insieme. E' l'inganno a far girare il mondo. La base della nostra economia. 
Vitaeconomia, la parola d'ordine della massaia moderna, l'espressione fatta di un solo vocabolo che significa economizzare vitamine con il metodo del Magisbuccia.
Janice si alza e spegne il televisore quando tenta di presentarsi il telegiornale delle diciotto. La stellina lasciata dalla corrente si spegne adagio.
Coniglio domanda: "Dov' il bambino?".
"Da tua madre."
"Da mia madre? La macchina  da tua madre e il bambino  da mia madre. Ges. Sei una pasticciona."
Ella si alza e la sua gravidanza lo manda in bestia con quell'aspetto di caparbia grossezza. Indossa una di quelle gonne da stato interessante con una "U" tagliata nel ventre. Una bianca falce di luna di sottana spunta sotto l'orlo della blusa. "Ero stanca."
"Non c' da meravigliarsene" dice lui. "Quanti ne hai bevuti di questi?" Indica con la mano il bicchiere.
Ella cerca di spiegare: "Ho lasciato Nelson da tua madre mentre mi recavo da mia madre per andare in citt con lei. Siamo andate con la sua macchina e abbiamo girellato qua e l guardando i vestiti di primavera nelle vetrine e lei ha comprato una bella sciarpa Liberty da Kroll a una liquidazione. Di lanetta porpora". Esita; la lingua piccola e stretta le sporge tra le due file dischiuse di denti appannati.
Lui si sente spaventato. Quando  confusa, Janice fa paura. Gli occhi le divengono pi piccoli nelle orbite accigliate e la bocca minuscola pende dischiusa in una muta fessura. Da quando i capelli hanno cominciato a diradarlesi sopra la fronte lucida, Coniglio prova continuamente la sensazione ch'ella sia fragile e inamovibile, incamminata in una sola direzione, verso rughe pi profonde e capelli pi radi. L'ha sposata relativamente tardi, all'et di ventiquattro anni, e lei aveva finito il liceo soltanto da due anni, a malapena adulta, con morbidi piccoli seni che quando si stendeva supina le si  appiattivano sul corpo duttile simile al soffice liscio corpo di un fanciullo. Nelson  nato sette mesi dopo la funzione episcopale, con un lungo travaglio: la trafittura di questo ricordo tramuta in tenerezza la paura di Coniglio. "Che cosa hai comprato?"
"Un costume da bagno."
"Un costume da bagno! Nel mese di marzo?"
Lei chiude gli occhi per un momento; a Coniglio par di sentire il risucchio del liquore passarle sopra e ne  disgustato. "Mi dava l'illusione che fosse pi vicino il momento in cui potr mettermelo."
"Che diavolo ti tormenta? Alle altre donne piace essere incinte. Perch sei cos fissata, maledizione? Dimmelo. Cos' questa dannata fissazione?"
Lei apre gli occhi castani e lacrime li colmano e traboccano sulle palpebre inferiori e le cadono gi per le gote, rosee di risentimento, mentre lo fissa e dice "bastardo" con ebbra meticolosit.
 Coniglio si avvicina alla moglie e cingendola con le braccia ha una 
vivida esperienza di lei, del suo alito ardente, dei suoi occhi 
iniettati di sangue. Ubbidendo a un affettuoso riflesso condizionato, 
flette le ginocchia per portare i propri lombi contro i suoi, ma il 
ventre di lei glielo impedisce. La sovrasta con tutta la sua statura 
e dice: "Okay. Hai comprato un costume da bagno".
 Protetta dal petto e dalle braccia di Coniglio ella dice con foga 
inaspettata: "Non abbandonarmi, Harry. Ti amo".
 "Io amo te. Su, dunque, hai comprato un costume da bagno."
 "Rosso" ella dice, dondolandoglisi contro malinconica. Ma il suo 
corpo, quando  brilla, ha una fragilit, un che di slegato, che gli 
d tra le braccia un'impressione sgradevole. "Con una bretellina che 
si annoda dietro il collo e un gonnellino a pieghe che si pu 
togliere in acqua. Poi le vene varicose mi facevano tanto male che la 
mamma ed io siamo andate nello scantinato di Kroll e ci siamo prese 
un gelato alla cioccolata. Hanno rifatto tutta la parte del 
ristorante, il banco non c' pi. Ma le gambe continuavano a farmi 
male e cos la mamma mi ha accompagnato a casa e ha detto che a 
prendere la macchina e Nelson saresti potuto andarci tu."
 "Le tue gambe un corno, erano probabilmente le sue."
 "Credevo che saresti tornato a casa prima. Dove sei stato?"
 "Oh, in giro a fare il buffone. Ho giocato alla palla con dei 
ragazzetti in fondo al viale." Si sono separati.
 "Ho tentato di appisolarmi ma non ci sono riuscita. La mamma ha 
detto che ho l'aria stanca."
 "E' logico che tu abbia l'aria stanca. Sei una massaia."
 "E intanto tu stai via di casa a giocare come un dodicenne?"
 Lo indigna il fatto ch'ella non abbia capito la sua battuta di 
spirito a proposito della massaia, basata sull'"immagine" che quelli 
del Magisbuccia cercavano di far propinare dai loro piazzisti, una 
battuta ironica ma in fondo compassionevole e tenera. Sembra che non 
vi siano vie d'uscita: Janice  ottusa. Dice: "Be', non  la stessa 
cosa che tu te ne stia seduta qui a guardare un programma per i 
bambini sotto i due anni?".
 "Gi, e chi ha fatto pssst un momento fa?"
 "Ah, Janice." Lei sospira. "Sbatterti. Solo sbatterti."
 Ella lo guarda per un lungo momento. "Preparo la cena" decide infine.
 Coniglio  tutto pentimento. "Corro a prendere la macchina e a 
riportare a casa il bambino. Il poverino deve credere di non avere 
una famiglia. Perch diavolo tua madre pensa che la mia non abbia 
niente di meglio da fare se non badare ai marmocchi altrui?" 
L'indignazione torna a gonfiarglisi dentro in quanto lei non ha 
capito perch volesse guardare Jimmy, per ragioni professionali, per 
guadagnarsi la vita e comprarle arance da mettere nei suoi putridi beveraggi.
 Janice va in cucina, arrabbiata ma non arrabbiata abbastanza. 
Dovrebbe essere proprio in bestia, o non esserlo affatto, poich lui 
non ha detto altro che quanto ha gi fatto un paio di centinaia di 
volte. Forse mille volte. Vediamo, in media una volta ogni tre giorni 
a partire dal 1956. Quanto fa? Trecento volte. Cos spesso? Allora 
perch  sempre una fatica? Janice soleva facilitargli la cosa prima 
che si sposassero. Sapeva essere rapida allora. Appena una fanciulla. 
Nervi come fili nuovi. Una pelle che profumava come cotone fresco. La 
sua amica al negozio aveva a Brewer un appartamento che adoperavano 
loro. Letto metallico, medaglioni d'argento nella carta da parati; un 
panorama ad ovest dei grandi gasometri azzurri lungo la riva del 
fiume. Dopo il lavoro, poich lavoravano tutti e due da Kroll, 
allora, lei vendendo dolciumi e mandorle indiane, in grembiule bianco 
con "Jan" ricamato sul taschino, e lui trascinando poltrone e tavoli 
impiallacciati in acero qua e l sul pavimento al piano di sopra, 
aprendo con il martello casse da imballaggio dalle nove alle cinque, 
con il pizzicore della carta da imballaggio excelsior che gli 
penetrava nel naso e negli occhi e li faceva bruciare. Quella sozza 
nera mezzaluna di bidoni dietro gli ascensori, il pavimento coperto 
di chiodi storti, il palmo delle sue mani nero e Chandler il damerino 
che entrava impettito a tutte le sante ore della giornata per dirgli 
di lavarsi le mani in modo da non sporcare i mobili. Sapone di 
pomice. Faceva una schiuma grigia. Sulle mani gli crescevano 
callosit gialle a furia di adoperare il raffio. Dopo le cinque e 
mezzo, finita la sporca giornata, si incontravano accanto alle porte, 
incatenate per tener fuori i clienti, una camera di silenzio 
pavimentata in vetro verde tra le due serie di porte, nelle strette 
vetrine laterali le teste di manichini senza corpo con i cappellini 
piumati e le collane di perle rosa che origliavano gli echeggianti 
pettegolezzi d'addio. Tutti gli impiegati odiavano i magazzini Kroll; 
eppure se ne andavano adagio come se nuotassero. Janice e Coniglio si 
incontravano in questa sala, con la fioca luce e il pavimento verde 
come un ambiente sott'acqua, e spingevano l'unica porta non chiusa 
dalla catena, emergevano alla luce e si incamminavano, senza mai 
ammettere che stavano andando laggi, verso i medaglioni d'argento, 
la mano nella mano, camminando stanchi dolcemente contro la corrente 
del traffico diretto a casa, e facevano all'amore con l'ultima luce 
del giorno che penetrava orizzontale dalle finestre. Lei era timida e 
non voleva ch'egli la vedesse. Gli faceva tenere gli occhi chiusi. E 
poi con un brivido veniva non appena le era dentro, soffice e 
granulosa dentro, come una pantofolina di seta. Giacendo fianco a 
fianco sul letto di quest'altra ragazza, sentendosi smarriti, avendo 
fatto la cosa ultima; l'argento della parete e l'oro del giorno che dileguava.
 La cucina  una stretta stanza adiacente al soggiorno, un passaggio 
angusto tra elettrodomestici ch'erano moderni cinque anni fa. Lei 
lascia cadere qualcosa di metallico, una padella o una tazza. "Credi 
di potercela fare senza bruciarti?" egli le grida.
"Sei ancora l?"  la risposta.
Si avvicina all'armadio a muro e prende la giacca che ha appeso con 
tanta meticolosit. Gli sembra di essere il solo l dentro a 
preoccuparsi dell'ordine. Lo scompiglio alle sue spalle nella stanza... 
il bicchiere con le fecce corrotte, il posacenere pieno zeppo in 
equilibrio sul bracciolo della poltrona, il tappeto corrugato, le 
pile pencolanti di giornali scivolosi, i giocattoli del bambino qua e 
l, rotti e inceppati e bloccati, la gamba di una bambola, un pezzo 
di cartone ricurvo che faceva parte di un cestino per la colazione, i 
lanuginosi riccioletti di polvere sotto i radiatori, l'eterno 
intricato disordine... Sembra aderirgli alla schiena come una rete 
che si stringa. Cerca di decidere se andare a prendere prima 
l'automobile e poi il bambino. Oppure dovrebbe prima passare a 
prendere il bambino? Preferisce rivedere il bambino. Farebbe pi in 
fretta ad arrivare a piedi dalla signora Springer, abita pi vicino. 
Ma se lei fosse l ad aspettare il suo arrivo alla finestra in modo 
da potersi precipitare fuori e dirgli che aria stanca aveva Janice? 
Chi non sarebbe stanco dopo avere vagabondato qua e l cercando di 
acquistare qualcosa con te, miserabile spilorcia attaccata al soldo? 
Grassa megera. Vecchia zingara. Se avesse con s il bambino questo 
forse non accadrebbe. A Coniglio va a genio l'idea di fare una 
passeggiata a piedi con il figliolo dalla casa di sua madre. A due 
anni e mezzo Nelson cammina come un soldato di cavalleria, a passi 
cocciuti e dondolanti. Camminerebbero nell'ultima luce del giorno 
sotto gli alberi e poi come un incantesimo troverebbero la macchina 
di pap accanto al marciapiede. Ma in questo modo ci vorr pi tempo 
con sua madre che certo parler con scaltrezza e circonlocuzioni 
dell'incapacit di Janice. E' rovinoso per lui sentir parlare sua 
madre in quel modo; forse lo fa solo per prenderlo in giro, ma lui 
non pu prenderla alla leggera,  in qualche maniera troppo 
formidabile, almeno per quanto lo concerne. E' meglio che vada prima 
a ritirare l'automobile e passi poi a prendere il bambino con la 
macchina. Ma no, non ha nessuna voglia di regolarsi in questo modo. 
Proprio non ne ha nessuna voglia. Il problema gli si forma dinanzi 
come un lavoro a maglia e lui si sente nauseato dal groviglio.
 Janice grida dalla cucina: "E, tesoro, compra un pacchetto di 
sigarette, non potresti?" in un tono normale che dice come tutto sia 
perdonato, come tutto sia sempre lo stesso.
 Coniglio si raggela, rimanendo immobile e contemplando la propria 
fioca ombra giallastra sulla porta bianca che d nell'ingresso, e 
sente di essere in trappola. La cosa sembra certa. In preda al 
disgusto esce.
 Fuori vanno scendendo l'oscurit e il freddo. Gli aceri norvegesi 
esalano il profumo dei loro vischiosi germogli nuovi e le ampie 
finestre dei soggiorni che danno su Wilbur Street mostrano oltre le 
chiazze argentee dei televisori, le calde lampade che ardono nelle 
cucine, come fuochi in fondo a caverne. Egli discende il pendio. La 
giornata va racchiudendosi in se stessa. Di tanto in tanto lui tocca 
con una mano la corteccia ruvida di un albero o i ramoscelli secchi 
di una siepe, per darsi la risposta modesta di una struttura. 
All'angolo, dove Wilbur Street incrocia Potter Avenue, una cassetta 
postale si appoggia nel crepuscolo al proprio palo di cemento. 
Un'alta segnalazione stradale a due petali, il tronco, scalpellato da 
tacche, del palo del telegrafo che regge contro il cielo gli 
isolatori, l'idrante antincendi simile a un cespuglio dorato: un 
boschetto. Un tempo gli piaceva arrampicarsi sui pali. Issarsi dalle 
spalle di un amico finch non arrivava con le mani alla scaletta di 
tacche, salire sin dove si possono udire i fili cantare. 
Terrorizzante immobile bisbiglio. Invariabilmente ti faceva venir la 
tentazione di cadere, di mollare le dure tacche che stringevi nel 
palmo delle mani e sentire lo spazio sul dorso, sentirlo afferrarti i 
piedi e salirti su per la spina dorsale mentre cadevi. Ricorda quanto 
sentiva ardenti le mani lass in cima, piene di schegge dopo aver 
strisciato sin dove le tacche cominciavano. Ricorda che ascoltava i 
fili come se avesse potuto udire quel che diceva la gente, capire a 
che cosa mirava tutto quel mondo segreto degli adulti. Gli isolatori 
gigantesche uova azzurre in un nido ventoso.
 Mentre percorre Potter Avenue, i fili, alla loro altezza silente, 
trafiggono e penetrano le chiome degli aceri alitanti. All'angolo 
successivo, dove una volta l'acqua della fabbrica di ghiaccio 
scendeva, singhiozzava in una conduttura e ricompariva al lato 
opposto della strada, Coniglio attraversa e cammina accanto al canale 
dove un tempo l'acqua scorreva, rivestendo il lato basso del suo 
corso con nastri di lino verde che si ondulavano e aspettavano di 
scivolarti sotto i piedi e di assorbirti se osavi camminarci sopra. 
Ricorda di esserci caduto dentro ma non principalmente perch 
camminasse lungo questo margine scivoloso. Poi ricorda meglio. Per 
far colpo sulle ragazze - Lotty Bingaman, Margaret Schoelkopf, a 
volte June Cobb e Mary Hoyer - con le quali tornava a casa dalle 
elementari. Il naso di Margaret si metteva spesso a sanguinare, senza 
nessuna ragione. Lei portava allora scarpe alte abbottonate.
 Volta in Kegerise Street, uno stretto vicolo inghiaiato che segue 
una curva oltre il compatto muro posteriore d'una piccola fabbrica di 
scatole dove lavorano per la massima parte donne di mezza et, il 
blocco di cemento dell'uscita di un magazzino di birra, e una 
fattoria in pietra davvero antica, ora chiusa da una staccionata, uno 
dei pi vecchi edifici della cittadina, spesse e rozze murature di 
arenaria indiana. Questo edificio, intorno al quale si stendeva un 
tempo una met della superficie su cui sorge ora la cittadina, 
conserva ancora, dietro la staccionata fracassata e demolita da 
vandali, l'aia, un mucchio di rifiuti e di steli bruni e di legname 
imputridito sul quale crescer in estate rigogliosa una indesiderata 
messe di erbacce, steli di un verde-cereo e lattiginosi baccelli di 
semi serici e aeree gialle corolle quasi liquide di polline.
 Corre dunque un certo spazio tra la vecchia fattoria e 
l'associazione atletica Splendore, un edificio di mattoni alto e 
sottile come un caseggiato cittadino spaesato nel disordinato vicolo 
di muri posteriori e di ruderi. L'ingresso  reso minaccioso da uno 
strano riparo, delle stesse dimensioni di una rimessa, eretto tutti 
gli inverni sugli scalini di pietra per proteggere il bar dal 
maltempo. Coniglio  entrato pi volte nel club. Non v'era in esso 
chiarore solare. Il pianterreno occupato da un bar e il primo piano 
pieno di tavolini da gioco ai quali sedevano i vecchi elegantoni 
della citt bofonchiando con aria strategica. Alcool e carte, 
Coniglio accomuna entrambe le cose a una sconfortante sorta di 
peccato, il peccato con l'alito cattivo; e ancor pi l'aveva depresso 
l'atmosfera politica del club. Il suo vecchio allenatore di 
pallacanestro, Marty Tothero, che prima di essere espulso dal liceo 
in seguito a uno scandalo, godeva di un certo ascendente sulle 
faccende locali, abitava in quell'edificio a quanto pareva e, 
dicevano, trafficava ancora. A Coniglio non piacciono i traffici ma 
Tothero gli era stato simpatico. Subito dopo sua madre, Tothero aveva 
posseduto pi forza.
 L'idea che il suo vecchio allenatore se ne stia accovacciato l 
dentro lo spaventa. Prosegue, passando davanti a un'officina 
carrozzerie e a un pollaio abbandonato. Continua a scendere, poich 
la cittadina di Mount Judge  costruita sul versante orientale del 
monte Judge, il cui versante ovest domina la citt di Brewer. Bench 
la cittadina e la citt si uniscano lungo l'autostrada che rasenta il 
monte a sud nella direzione di Philadelphia lontana ottanta 
chilometri, non si fonderanno mai, perch tra esse il monte leva una 
larga e verde spina dorsale, lunga pi di tre chilometri da nord a 
sud, aggredita da cave di ghiaia, da cimiteri e nuove zone edilizie, 
ma al di sopra d'una certa linea difesa dai divieti, si stendono 
ettari ed ettari di foresta che i ragazzi di Mount Judge non riescono 
mai a esplorare del tutto. In gran parte di questa foresta penetra il 
rumore delle automobili che, in seconda, si arrampicano su per le 
strade panoramiche. Ma su lunghi tratti di dimenticati rimboschimenti 
di abeti, il terreno, reso silenzioso dagli aghi di pino, scivola 
sempre e sempre pi in alto, sempre e sempre pi avanti, sotto 
interminabili gallerie di vegetazione morta e sembra che tu sia 
passato attraverso il silenzio in qualcosa di peggio. E poi, 
capitando in una chiazza di luce solare che i rami trascurano di 
schermare o su un pozzo-cantina ammorbidito dagli aghi di pino e 
colmato di sassi, scavato da qualche coraggioso e mostruoso colono 
secoli fa, provi una vivida paura, come se quest'altro segno di vita 
richiamasse l'attenzione su di te, e la minaccia degli alberi potesse 
divenire attiva. Il tuo timore trilla come un campanello d'allarme 
che non riesci a fermare, tanto pi forte quanto pi corri, 
ingobbito, finch, con chiarezza, con un ansito del cambio, una 
vicina automobile innesta un'altra marcia, e i tozzi paletti bianchi 
dello steccato di protezione spuntano dietro i tronchi dei pini. 
Allora, al sicuro sulla ferma nera sommit, decidi se ridiscendere e 
tornare a casa o se continuare fino all'Hotel Pinnacolo per godervi 
una stecca di torrone e un panorama di Brewer distesa l in basso 
come un tappeto, una citt rossa, dove verniciano di rosso il legno, 
la lamiera, persino i rossi mattoni, un rosso rosa-arancione tipo 
vaso da fiori, dissimile dal colore di ogni altra citt del mondo, 
eppure per i fanciulli della contea  l'unico colore delle citt, il 
colore che hanno tutte le citt.
 Il monte porta presto il crepuscolo sulla cittadina. In questo 
momento, soltanto pochi minuti dopo le sei, il giorno prima 
dell'equinozio invernale, tutte le case e le fabbriche dai tetti 
inghiaiati e le strade diagonali sul pendio si trovano nell'ombra che 
dilaga profonda nella valle di terre coltivate a est della montagna. 
Capanne sulla riva dell'ombra, file gemelle di fattorie, fanno 
divampare dalle loro finestre panoramiche il riflesso del sole al 
tramonto. Ad una ad una, improvvise come lampade, queste finestre si 
spengono di mano in mano che la luce solare fluisce ritirandosi sulle 
zone edilizie e sulla bruna terra recintata in attesa delle semine e 
su un campo da golf che da lontano potrebbe essere scambiato per un 
lungo pascolo se non fosse per i gialli fagioli di sabbia; 
ritirandosi in alto tra le opposte alture sui cui versanti 
occidentali continua ad ardere con pomeridiano orgoglio. Coniglio si 
sofferma al termine del vicolo, dove la vista non  impedita. Soleva 
raccogliere le palle laggi.
 Pungolato da una fretta imprecisa, si volta e prosegue a sinistra 
in Jackson Road, dove ha abitato per vent'anni. L'appartamento dei 
suoi genitori si trova in una casa di mattoni per due famiglie, 
all'angolo; ma sono i loro vicini, i Bolger, ad avere la parte di 
sinistra, con uno stretto cortiletto laterale che la signora Angstrom 
ha sempre invidiato. Le finestre dei Bolger prendono tutta quella 
luce e noi siamo incuneati qui dentro.
 Coniglio si avvicina furtivo sull'erba alla sua vecchia casa, 
superando con un salto la piccola siepe di crespino e il filo 
metallico che hanno lo scopo di trattenere i bambini sul lastricato. 
A passi silenziosi percorre la striscia d'erba tra i due vialetti di 
cemento che seguono i due muri di mattoni; lui abitava dietro l'uno e 
gli Zim dietro l'altro. Per tutto il giorno la signora Zim, ch'era 
bruttina, con grandi occhi tiroidei e una pelle bluastra, floscia, 
urlava con la figlia Carolyn, pi carina di quanto non si 
immaginerebbe che possa esserlo una bimbetta di cinque anni. Il 
signor Zim era un pel di carota dalle labbra tumide e in Carolyn 
labbra tumide e sottili, rosso e blu, floridit e nervosismo si erano 
fusi nella giusta proporzione; la sua bellezza era non soltanto 
precoce, ma in qualche maniera, a parte l'et, assolutamente esotica. 
Persino Harry, pi grande di sei anni, se ne rendeva conto. Per tutto 
il giorno la signora Zim le sbraitava contro e quando il signor Zim 
tornava a casa dal lavoro urlavano tutti e due insieme per ore. La 
faccenda incominciava con il marito che difendeva la bimbetta, e poi 
mentre i vicini ascoltavano, antiche ferite si aprivano come fiori 
complicati nella notte. A volte ma' diceva che il marito avrebbe 
assassinato la moglie, a volte diceva che la bambina li avrebbe 
ammazzati tutti e due nel sonno. Era vero che Carolyn aveva un che di 
impassibile e di gelido; una volta in et di andare a scuola non 
usciva di casa senza un sorriso sul visetto a cuore, e camminava 
dondolandosi come se fosse stata la padrona del mondo, bench gli 
Angstrom avessero appena udito sua madre dare in isterismi con lei 
durante tutta la colazione, in quanto le finestre delle due cucine 
non distavano neppure un metro e ottanta. Come fa a sopportare quel 
pover'uomo? Se Carolyn e sua madre non incominciano ad andare 
d'accordo si sveglieranno un bel mattino senza protettore. Ma i fatti 
non avevano mai dato ragione ad alcuna delle predizioni di ma'. 
Quando gli Zim se ne andarono, se ne andarono insieme, il signor Zim 
e la signora e Carolyn, scomparendo in una giardinetta mentre la met 
dei loro mobili si trovava ancora sul marciapiede accanto al furgone 
dell'impresa di traslochi. Lui aveva trovato un altro impiego a 
Cleveland, nell'Ohio. Povere anime, non si sentir la loro mancanza. 
E invece venne sentita. Avevano venduto la loro mezza casa a 
un'anziana coppia di austeri metodisti, e il vecchio si rifiutava di 
tagliare la striscia d'erba tra la sua casa e quella degli Angstrom. 
Il signor Zim, che nelle vacanze di fine settimana lavorava 
all'aperto, piovesse o splendesse il sole, come se quello fosse stato 
il suo unico piacere nella vita, e non mi fa meraviglia, l'aveva 
sempre tagliata. Il vecchio metodista invece tagliava esattamente la 
sua met, una passata con la falciatrice, e poi spingeva la piccola 
falciatrice all'indietro sul suo marciapiede, mentre sarebbe stato 
altrettanto semplice spingerla indietro sull'altra met della 
striscia e non lasciare a mezzo un lavoretto cos ridicolo. Quando 
sento le ruote di quel vecchio scemo strepitare sul suo marciapiede 
con tanto farisaismo, mi sale la pressione del sangue e mi sento 
ronzare le orecchie. Per tutta un'estate la mamma non volle 
permettere a lui o a suo padre di falciare la loro met della 
striscia, e l'erba crebbe alta fino al ginocchio in quell'angusto 
spazio senza sole e spuntarono steli come quelli del grano e una o 
due verghe d'oro finch in agosto venne un tale della cittadina e 
disse che dovevano tagliare l'erba a causa di un'ordinanza; gli 
spiaceva molto. Harry era andato alla porta e stava dicendo, certo, 
okay, quando la mamma si avvicin alle sue spalle dicendo cosa gli 
saltava in mente? Quella era la sua aiuola. Non aveva alcuna 
intenzione di lasciarla distruggere. Come suo figlio, Coniglio si 
sent tremendamente imbarazzato. L'uomo si limit a darle un'occhiata 
e tolse dalla tasca posteriore dei calzoni un libretto gualcito agli 
angoli e le mostr l'ordinanza. L'uomo le lesse quanto era la multa e 
scese dalla veranda. Quel sabato, mentre ella si trovava a Brewer a 
fare acquisti, pa' tolse la falce dal garage e falci tutte le 
erbacce e Harry spinse avanti e indietro il falciaerba sulle stoppie 
finch la striscia non divenne rasata come la met del metodista, 
anche se pi marrone. Si sentiva in preda al rimorso spingendo il 
falciaerba e temeva la lite che avrebbero avuto i suoi genitori al 
ritorno della mamma. Paventava i loro litigi: quando le loro facce 
diventavano irose e piatte e le parole volavano, era come se gli 
venisse posta davanti una lastra di vetro; che gli toglieva l'aria; 
le forze gli venivano meno e doveva andare nell'angolo pi lontano 
della casa. Questa volta non vi fu alcuna lite. Suo padre lo 
scandalizz mentendo, semplicemente, e raddoppi il colpo strizzando 
l'occhio nel mentire. Le disse che il metodista si era finalmente 
arreso e aveva falciato personalmente la striscia d'erba. La mamma ci 
credette ma non fu contenta; per tutto il resto della giornata e per 
tutta la settimana seguente parl di far causa al vecchio bigotto. In 
un certo senso aveva finito col credere che l'aiuola fosse davvero 
sua. Da un vialetto di cemento all'altro la striscia non  molto pi 
larga d'una trentina di centimetri. Camminarvi su sembra un pochino 
precario a Harry, come camminare in equilibrio sulla cima di un muro.
 Torna indietro fino alla finestra illuminata della cucina e passa 
sul cemento senza strisciarvi su con la suola della scarpa e in punta 
di piedi guarda un angolo luminoso. Vede se stesso seduto sul 
seggiolone, e una rapida, strana gelosia viene e passa. E' suo 
figlio. L'esile collo del bimbetto brilla come uno dei tanti oggetti 
puliti della cucina tra le tazze e i piatti e le maniglie cromate e 
le tortiere d'alluminio sulle mensole festonate da lucida tela 
cerata. Gli occhiali di sua madre scintillano mentre ella si sporge 
dal proprio posto a tavola con un cucchiaio di fumanti fagioli 
all'estremit del braccio grassoccio e curvo. Dal suo viso non 
traspare affatto la preoccupazione ch'ella deve provare perch 
nessuno passa a prendere il bambino; il viso anzi, con il naso simile 
a un becco sfaccettato, si concentra su un unico desiderio: che il 
bambino mangi. La bocca  raccolta in bianche increspature. Si 
spianano in un sorriso; le labbra di Nelson, invisibili da dove si 
trova Coniglio, debbono avere accettato i fagioli. Gli altri intorno 
al tavolo esprimono lode, sillabe indistinte da parte di suo padre, 
penetranti da parte di sua sorella, con un che di sottile in entrambe 
le voci. Coniglio, con l'ostacolo del vetro e il fruscio del sangue 
nella testa, non riesce a udire quel che dicono. Suo padre, appena 
tornato dal lavoro, indossa una camicia celeste sporca d'inchiostro, 
e quando il viso gli si affloscia dopo avere approvato il nipote, ha 
un'aria stanca: stanca e brizzolata. La gola  un molle fascio di 
tendini. I denti falsi che si  fatto mettere un anno fa gli hanno 
mutato il viso, facendolo cedere d'una frazione di centimetro. 
Miriam, vistosamente vestita in oro e lustrini per il venerd sera, 
mangia con indifferenza e offre al bambino una cucchiaiata di cibo; 
il tendersi del suo braccio bianco ed esile adorno di braccialetti 
sulla tavola fumante fa vibrare nella scena una corda barbara. Si 
trucca troppo; a diciannove anni figurerebbe bene abbastanza senza le 
palpebre verdi. Siccome ha i denti sporgenti, cerca di non sorridere. 
La grossa testa ricciuta di Nelson si reclina sul collo luminoso e la 
mano del bimbo veduta di scorcio, chiazze rosee, si tuffa verso il 
cucchiaio, vuole toglierglielo di mano. Il viso di pa' sobbalza nel 
riso sopra il piatto e le labbra di Mim sussultano in un sorriso che 
screpola il suo cauto sbirciare di traverso da persona saggia e 
penetra fino alla ragazzina che Coniglio soleva portare sul manubrio 
della bicicletta, con i capelli sciolti e fluenti dai quali si 
sentiva solleticare gli occhi quando correvano gi per le ripide 
strade di Mount Judge. Ella lascia che Nelson prenda il cucchiaio e 
il bambino lo fa cadere. Il bambino grida "Uto! Uto!": questo 
Coniglio pu udirlo e capirlo. Significa "caduto". Pa' e Mim 
sorridono e dicono qualcosa, ma la mamma, le labbra strette, avvicina 
precisa il cucchiaio. Danno la pappa al figlio di Harry, questa 
famiglia  pi felice della sua, lui scivola indietro di un passo sul 
cemento e ripercorre la silenziosa striscia d'erba.
 I suoi gesti assumono una fretta decisiva. Nell'oscurit scende 
lungo un altro isolato di Jackson Road. Taglia per Joseph Street, 
corre lungo un altro isolato, ne supera a gran passi un altro ancora, 
ed eccolo in vista della sua automobile, con il radiatore che gli 
sorride, parcheggiata dalla parte sbagliata, su questo lato della 
strada. Si tocca la tasca e lo prende il timore. Non ha la chiave. 
Tutto dipende, l'intera pura faccenda, da come si  manifestata la 
sbadataggine di Janice. O ha dimenticato di dargli la chiave quando  
uscito oppure non si  mai presa la briga di toglierla dal cruscotto. 
Cerca di immaginare quale ipotesi sia la pi probabile e non vi 
riesce. Non la conosce abbastanza bene. Non sa mai che diavolo far. 
Non lo sa ella stessa. Ottusa.
 La parte posteriore della grande casa dei Springer  illuminata, ma 
non la facciata. Si sposta cauto nell'ombra dal profumo dolciastro 
sotto gli alberi nell'eventualit che l'anziana signora stia 
aspettando nel soggiorno buio di dirgli quello che pensa. Sorpassa, 
dopo averne fatto il giro dalla parte anteriore, la Ford '55 che il 
vecchio Springer con quei baffetti gialli alla Hitler gli ha venduto 
per mille dollari netti nel 1957 perch il fifone bastardo si 
vergognava, lavorando nel ramo delle automobili, che sua figlia 
sposasse qualcuno il quale non aveva altro che una Buick '36 comprata 
per 125 dollari dall'Esercito del Texas, nel 1953. Fargli tirar fuori 
mille dollari ch'egli non possedeva quando la Buick era gi 
deprezzata di ottanta dollari. Bella roba. Meritano tutto quel che 
gli succede. Apre lo sportello dalla parte del passeggero, trasalendo 
al tac della fragile molla e infilando rapido la testa nella 
macchina. Dio sia lodato. Sotto le manopole dei fari e dei 
tergicristallo si profila l'ottagono della chiavetta di accensione. 
Dio benedica quella tonta. Coniglio si insinua dentro, chiudendo lo 
sportello finch il metallo tocca il metallo, ma senza sbatterlo. La 
facciata di stucco della casa degli Springer  ancora buia. Gli 
ricorda per qualche motivo un banchetto dei gelati abbandonato. Gira 
la chiave da "Acceso" ad "Avviamento" e il motore freme e si mette in 
moto. Nell'ansia di essere furtivo egli  delicato sull'acceleratore 
e il motore, rimasto fermo per ore nell'aria d'uno dei primi giorni 
di primavera,  freddo, rallenta e si ferma. Il cuore di Coniglio si 
gonfia e un sapore di paglia gli sale in gola. Ma naturalmente, che 
diavolo se anche lei uscisse? La sola cosa sospetta  che non ha con 
s il bambino e pu dire che sta andando a prenderlo. Sarebbe stata 
questa la maniera logica di comportarsi del resto. Ciononostante non 
vuole essere costretto alla noia di mentire, per quanto in modo 
plausibile. Tira fuori appena un pochino l'acceleratore a mano, 
appena quanto basta per pizzicarsi le dita, e avvia di nuovo il 
motore. Preme l'acceleratore una sola volta e d una sbirciatina di 
lato e vede la luce accendersi nel soggiorno degli Springer, e 
innesta la marcia e la Ford balza via dal marciapiede.
 Corre troppo gi per Joseph Street e gira a sinistra, ignorando lo 
Stop. Si dirige gi per Jackson Road dove essa entra diagonalmente 
nella Central che  anche l'autostrada 422 per Philadelphia. Stop. 
Non vuole andare a Philadelphia ma la strada si allarga alla 
periferia della cittadina dopo la centrale elettrica e la sola altra 
alternativa  quella di tornare indietro attraverso Mount Judge 
intorno alla montagna passando per il centro di Brewer e nel traffico 
dell'ora di cena. Non intende vedere Brewer mai pi, quella citt 
color vasi da fiori di terracotta. L'autostrada passa da tre corsie a 
quattro corsie e non v' alcun pericolo di scontrarsi con un'altra 
macchina; corrono tutte insieme come pezzetti di legno sulla 
corrente. Coniglio accende la radio. Dopo un mugolio una bella negra 
canta: "Senza canzoni il giorno non avrebbe ma-ai fine, senza 
canzoni". Coniglio ha voglia di una sigaretta per accompagnare la 
sensazione di lavato che ha dentro e ricorda di avere smesso di 
fumare e si sente ancor pi pulito. Si adagia meglio abbassandosi, 
mette un braccio sulla spalliera del sedile e guida sull'autostrada 
al crepuscolo con la mano sinistra. "Un campo di granoturco" la voce 
della negra si flette scura e calda come l'interno di un violoncello 
"invaso dalle erbacce" la campagna s'alza e si abbassa intorno alla 
strada come un ininterrotto uccello scuro "non ha senso n scopo" il 
cuoio capelluto gli si contrae in estasi "se-enza un..." L'odore di 
gomma secca gli dice che il riscaldamento si  acceso e lui porta la 
piccola leva sulla posizione "Mod".
 "Amore segreto", "Le foglie morte", e qualcos'altro il cui titolo 
gli sfugge. Musica per l'ora di cena. Musica al cui accompagnamento 
cucinare. La sua mente si allontana innervosita dall'involontaria 
visione del pasto di Janice che sfrigola nella padella, costolette 
probabilmente, dell'acqua maculata di grasso che bolle 
sconsolatamente, dei piselli scongelati che perdono con il vapore le 
loro vitamine. Si sforza di pensare a qualcosa di piacevole. Immagina 
se stesso sul punto di lanciare un tiro lungo con una sola mano; ma 
sente di trovarsi su un dirupo, c' un abisso nel quale precipiter 
quando il pallone gli avr abbandonato la mano. Tenta di raffigurarsi 
di nuovo sua madre e sua sorella intente a imboccare il bambino, ma 
il piccolo sta piangendo in una visione pi lontana nel tempo, con la 
fronte rossa e la bocca spalancata e il respiro affannoso e ardente. 
Dev'esserci qualcosa: l'acqua della fabbrica di ghiaccio che scorre 
nel canale, giallognola, il modo che aveva di arricciarsi sui sassi e 
di scorrere in corrugamenti diagonali, facendo ondeggiare i graziosi 
filamenti di limo inseriti ai suoi margini. A un tratto Janice 
rabbrividisce nel ricordo del letto dell'altra ragazza al declinare 
della luce del giorno. Egli tenta di cancellare la sensazione con 
Miriam, Mim sul manubrio della bicicletta, Mim su una slitta nella 
scura nevicata mentre viene tirata da lui per Jackson Street, la 
ragazzetta ridente nel cappuccio, e lui, il fratello grande, e i 
fanali rossi della nevicata che indicano i cavalletti con i quali gli 
uomini del municipio hanno bloccato la strada per slittare, gi, gi, 
i pattini sibilano sulla scura poltiglia pigiata, tienimi Harry, le 
scintille quando i pattini urtano sulla cenere sparsa per sicurezza 
in fondo alla discesa, la raschiante fermata come il tonfo di un gran 
cuore nell'oscurit. Ancora una volta Harry, poi torniamo a casa, te 
lo prometto Harry, per piacere, oh ti voglio bene, piccola Mim di 
sette anni appena o pressappoco, nel cappuccio scuro, la strada cerea 
di neve che continua a cadere. La povera Janice, probabilmente, star 
parlando a tutto gas, ora, al telefono con sua madre, o con la madre 
di lui, o con qualcun altro, domandandosi perch la cena si sta 
raffreddando. Cos tonta. Perdonami.
 Accelera. La crescente complessit di luci lo minaccia. Viene 
trascinato verso Philadelphia. Odia Philadelphia. La pi sporca citt 
del mondo, vivono su acqua avvelenata. Vuole andare verso sud, pi 
avanti, pi avanti sulla carta geografica, tra aranceti e fiumi 
fumiganti e donne a piedi nudi. Sembra abbastanza semplice, guidare 
per tutta la notte, durante l'alba, durante il mattino, durante il 
pomeriggio, parcheggiare su una spiaggia, togliersi le scarpe e 
addormentarsi di colpo sul Golfo del Messico. Destarsi con le stelle 
perfettamente intervallate lass in perfetta salute. Ma sta andando a 
est, la direzione peggiore, nell'aria malsana, nella fuliggine, nel 
fetore, un buco soffocante dove non puoi muoverti senza ammazzare 
qualcuno. Eppure l'autostrada lo risucchia pi avanti, e un cartello 
dice Potts-Town 2. Per poco non frena. Ma poi ci ripensa.
 Se si sta dirigendo a est, il sud si trova alla sua destra. E poi, 
come se il mondo si trovasse l attorno solo in attesa di appagare i 
suoi desideri, ecco l'indicazione di un'ampia strada sulla destra, 
Autostrada 100 West Chester Wilmington. Autostrada 100 ha un bel 
suono definitivo. Non vuole andare a Wilmington, ma  la direzione 
giusta. Non  mai stato a Wilmington. Ne sono padroni i Du Pont. Si 
domanda che cosa si provi a farlo con una Du Pont.
 Non ha percorso ancora otto chilometri quando l'autostrada 
incomincia a sembrargli una parte della stessa trappola. Imbocca 
senz'altro la prima strada che gli si presenta. Una pietra miliare 
nella luce dei fari dice 23. Bel numero. Nella prima partita 
universitaria che gioc fece 23 punti. Studentessa del secondo anno e 
vergine. Alberi fanno ombra a questa strada pi stretta.
 Una Du Pont a piedi nudi. Gambe brune, probabilmente, seni piccoli 
soffici. Accanto a una piscina in Francia. Qualcosa come il denaro in 
una donna nuda, parecchio, milioni. Vien fatto di pensare che i 
milioni siano bianchi. Affondaci dentro fino in fondo morbidamente 
eppure ne rimangono ancora a mucchi. Le donne ricche sono frigide? 
Ninfomani? Debbono pur essere diverse l'una dall'altra. Niente altro 
che donne in fin dei conti, discese da qualche truffa-indiani pi 
fortunato degli altri, con lo stesso retaggio come se vivessero in un 
quartiere miserabile. Risplendono ancor pi bianche l, su materassi 
grigi. Quella meravigliosa morbidezza che hanno quando lo vogliono. 
Altrimenti solo grassa pesantezza. Quella sofficit meravigliosa, ma 
vogliono che tu sia dritto e duro sulla loro piccola sporgenza. Tutto 
sta nel lavorarle finch non manca che un soffio. Te ne accorgi: la 
pelle sotto il vello diventa tutta molle come il collo di un cucciolo.
 La strada 23 si inoltra verso ovest attraverso piccole mansuete 
cittadine di campagna, Coventryville, Elverson, Morgantown. A 
Coniglio piacciono questi piccoli centri. Alte fattorie quadrate 
ammusano la strada. Teneri pendii di creta. In una cittadina una 
taverna risplende e lui ferma a un negozio di ferramenta di fronte 
con due distributori di benzina all'esterno. Sa dalla radio che sono 
circa le sette e mezzo, ma il negozio di ferramenta  ancora aperto, 
badili e seminatrici e vanghe e scuri, metalli verniciati in blu, in 
arancione e in giallo nella vetrina, insieme ad alcune canne da pesca 
e a una serie di guantoni per ricevitori di baseball. Un uomo di 
mezza et esce in scarponi, calzoni gonfi, e due camicie.
 "Dica signore" dice, calcando sulla seconda parola con un peso 
forzato, come uno zoppo che faccia un passo.
 "Potrebbe fare il pieno con la normale?"
 L'uomo incomincia a pompar dentro la benzina e Coniglio scende 
dalla macchina, fa il giro passando dietro e domanda: "Quanto  lontana Brewer?".
 Il contadino lo guarda con un'occhiata di brusca diffidenza mentre 
ascolta il gorgoglio della benzina. Alza un dito. "Torni indietro, 
prenda quella strada e ci sono ventisei chilometri fino al ponte."
 Ventisei. Ha percorso sessantaquattro chilometri per allontanarsi di ventisei.
 Ma  gi abbastanza, questo  un altro mondo. Ha un odore diverso, sa di pi vecchio, di cantucci e tasche nel terreno che nessuno ha ancora smosso. "Se andassi diritto?"
 "Arriverebbe a Churchtown."
 "Che cosa c' dopo Churchtown?"
 "New Holland. Lancaster."
 "Ha una carta?"
 "Figliolo, dove vuole andare?"
 "Eh? Non lo so con precisione."
 "Dove  diretto?" L'uomo  paziente. Il suo viso ha al contempo un 
che di paterno, di astuto e di stupido.
 Per la prima volta, Harry si rende conto di essere un criminale. 
Sente la benzina salire nell'imboccatura del serbatoio e osserva con 
quale cura l'uomo sprema ogni goccia che gli  possibile nel 
serbatoio senza lasciare che trabocchi oltre il tappo come farebbe, 
con insolenza, un garagista di citt. Qui in campagna non si deve 
sciupare neppure una goccia di benzina e lui si trova in piena 
campagna nel cuor della notte. Le leggi non sono spettri in questa 
regione, si aggirano con l'odore della terra addosso. Un timore 
insensato si incrosta sul corpo di Coniglio.
 "Controlliamo l'olio?" domanda l'uomo con una voce dalla dolcezza 
stupefacente dopo avere appeso il tubo al fianco del distributore 
arrugginito, uno di quelli vecchio modello con la sommit a sfera 
verniciata.
 "No. Aspetti. S, sar meglio. Grazie." Calmarsi. Non ha fatto 
altro che chiedere una carta. Maledetto pettegolo parsimonioso, che 
cosa c' di sospetto in questo? C' sempre qualcuno che va in qualche 
posto. E' meglio che faccia controllare l'olio perch non intende pi 
fermarsi fino a quando non sar a met strada dalla Georgia. "Ehi, 
quanto  lontana Lancaster andando a sud?"
 "Andando a sud? Non lo so. Facendo l'autostrada sono circa 
trentatr chilometri. L'olio  a posto. Pensa di andare a Lancaster, 
adesso?"
 "S, potrei."
 "Controlliamo l'acqua?"
 "No. E' a posto."
 "Le batterie?"
 "A posto anche quelle. Si parte."
 L'uomo lascia cadere il cofano con un tonfo e sorride a Harry. 
"Fanno tre dollari e novanta di benzina, giovanotto": le parole 
vengono pronunciate nella stessa maniera pesante e cauta da storpio.
 Coniglio gli mette nella zampa quattro dollari. Lui scompare nel 
negozio di ferramenta; magari sta telefonando alla polizia statale. 
Si comporta come se sapesse qualcosa, ma in che modo potrebbe? 
Coniglio freme dalla voglia di infilarsi nella macchina e di 
ripartire. Per calmarsi conta il denaro che gli rimane nel 
portafoglio. Settantatr dollari. Oggi era giorno di paga. Il tastare 
tanto contante gli rinsalda i nervi. Spegnendo le luci nel negozio di 
ferramenta mentre si avvicina, il contadino torna indietro con i 
dieci centesimi di dollaro e senza carta. Harry porge la mano a coppa 
per avere la moneta e l'uomo ve la spinge dentro con il grosso 
pollice e dice: "Ho dato un'occhiata l dentro e l'unica carta 
stradale  quella dello Stato di New York. Lei non vuole andare da 
quella parte, non  vero?".
 "No" risponde Coniglio e si avvicina allo sportello della macchina. 
Sente attraverso i capelli sulla nuca l'uomo che lo segue. Sale 
sull'automobile e sbatte lo sportello e il contadino  proprio l, la 
ciccia della faccia sospesa nel finestrino abbassato dello sportello. 
Si china e per poco non ficca dentro la testa. Quelle sue labbra 
sottili, screpolate, con una cicatrice che si inclina verso il naso, 
si muovono cogitabonde. Porta gli occhiali,  uno studioso. "Il solo 
modo di arrivare in qualche posto, sa,  quello di stabilire dove si 
 diretti prima di andarci."
 Coniglio coglie una zaffata di whisky. Dice placido: "Non credo". 
Le labbra e gli occhiali e i peli neri che sporgono dalle narici a 
forma di lacrima dell'uomo non tradiscono alcuno stupore. Coniglio 
mette in moto e prosegue diritto. Chiunque ti dica come devi 
regolarti ha l'alito che sa di whisky.
 Si dirige verso Lancaster e per tutto il tragitto quella piacevole 
ariosa sensazione che ha dentro  rovinata. Il fatto che quel tipo 
non sapesse un bel niente ma fosse soltanto mezzo ubriaco rende 
sinistra l'intera regione. Alla periferia di Churchtown supera 
nell'oscurit un calesse di mennoniti e intravede su quell'ombra 
trainata dal cavallo un uomo barbuto e una donna in nero che lo 
fissano come demoni. La barba dentro il calesse  come i peli in una 
narice. Cerca di pensare all'esistenza serena che conduce questa 
gente, a come i contadini si tengono lontani da tutta questa frenesia 
fasulla, da questo tumulto vitaminico del ventesimo secolo, ma nella 
sua mente i due rimangono demoni, corrono il rischio di farsi 
ammazzare percorrendo la strada al piccolo trotto con una fioca 
lanterna rosa dietro il calesse, e odiano Coniglio e tutti i suoi 
simili con i loro grandi fanalini di coda dalla morbida luce. Chi 
credono di essere? Non riesce a scrollarseli di dosso, mentalmente. 
Non sono neppure apparsi nel suo retrovisore. Li ha superati e non ha 
visto niente. C' stata soltanto quell'occhiata di sbieco; la faccia 
della donna come un'accetta di fumo nell'ombra quadrata. Alta bara 
foderata di pelo che trotterella al motivetto di un cavallo morente. 
I mennoniti le sfruttano le loro bestie, lo sa. Fanatici. Sbattono le 
loro donne in piedi, nei campi, vestite, non fanno altro che alzare 
gonne nere ed  tutto, sotto non c' niente. Niente mutande. 
Fanatici. Adorano il letame.
 La fertile terra sembra proiettare in alto nell'aria la propria 
oscurit. Le campagne son tenebrose di notte. Prova una sensazione di 
gratitudine quando le luci di Lancaster si fondono con i suoi fiochi 
fari. Si ferma a un ristorante il cui orologio segna le 8,04. Non 
aveva avuto l'intenzione di mangiare fino a quando non fosse uscito 
dallo Stato. Toglie una carta dalla mensola accanto all'ingresso e 
divorando al banco tre panini imbottiti di carne studia la sua 
posizione. Si trova a Lancaster, circondato da nomi buffi, Bird in 
Hand, Paradise, Intercourse, Mt' Airy, Mascot. Probabilmente non 
sembrerebbero buffi se uno ci abitasse. Come Mount Judge; ci si 
abitua. Una citt deve pur essere chiamata in qualche modo.
 Bird in Hand, Paradise: lo sguardo di lui continua a tornare su 
questi nomi scritti a caratteri delicati sulla carta. Nello splendore 
oleoso del ristorante sintetico e casuale, prova l'impulso di recarsi 
laggi. Donnette grassocce, cani giocattolo per le vie, casette di 
zucchero nella luce solare color limone.
 Ma no, la sua meta  l'enorme bianco sole del Sud. E a quanto 
risulta dalla carta ha viaggiato pi a ovest che al sud; se quel 
ficcanaso avesse avuto una carta, si sarebbe potuto dirigere proprio 
a sud sulla 10. Ora la sola cosa da fare  entrare nel cuore di 
Lancaster e prendere la 222 e seguirla tutta fino al Maryland e poi 
prendere la 1. Ricorda di aver letto nella Saturday Evening Post che 
la 1 va dalla Florida al Maine attraverso lo scenario pi bello del 
mondo. Ordina un bicchiere di latte e per accompagnarlo una fetta di 
torta di mele; la crosta  croccante e rigonfia ma il ripieno acquoso 
e color lavanda. Paga cambiando un biglietto da dieci dollari ed esce 
nel parcheggio sentendosi soddisfatto. La carne era pi grassa e 
calda di quella che ti rifilano a Brewer e i panini sembravano 
riscaldati a vapore.
 Gli ci vuole una mezz'ora per trovare la strada nella citt. Sulla 
222 si dirige a sud passando per Refton, Hessdale, New Providence e 
Quarrywille, per Mechanics Grove e Unicorn e superando poi un lungo 
tratto cos noioso e monotono che non si accorge di essere entrato 
nel Maryland finch non arriva a Oakwood. Alla radio ascolta "N 
altre braccia n altre labbra", "Barcolla Lee", una trasmissione 
pubblicitaria per conto delle foderine plastiche Raiko Clear, "Se non 
me ne importasse" cantato da Connie Francis, una trasmissione 
pubblicitaria per conto delle porte di autorimesse radiocomandate, 
"Son corso fino a casa solo per dirti che mi pento", "L'eterno 
sentimento" cantato da Mel Torme, una trasmissione pubblicitaria per 
conto dei televisori Westinghouse a grande schermo con sintonia 
automatica a pulsante, "immagini nitidissime a un naso di distanza 
dallo schermo", "La canzone del cowboy italiano", "Yep", cantato da 
Duane Eddy, una trasmissione pubblicitaria per conto delle penne 
Papermate, "Quasi cresciuta", una trasmissione pubblicitaria per 
conto della crema solare Rinse, "Passeggiamo", le notizie (Il 
presidente Eisenhower e il primo ministro Harold Macmillan hanno 
iniziato una serie di colloqui a Gettysburg, si ignora dove si trovi 
il Dalai Lama, capo spirituale di quel remoto e retrogrado paese, una 
ragazza di Park Avenue ha ereditato 250'000 dollari, si prevede che 
la primavera arriver domani), le notizie sportive (gli Yanks 
sconfiggono i Braves a Miami, qualcuno ha pareggiato con qualcun 
altro a St' Petersburg Open, i punteggi di un torneo locale di 
pallacanestro), il bollettino meteorologico (bel tempo, e temperatura 
in aumento), "L'organo allegro", "Lasciami andare", una trasmissione 
pubblicitaria per conto delle assicurazioni sulla vita Savings Bank, 
"Rocksville, P-A" ( una canzone che piace a Coniglio), "Un quadro 
che nessun pittore potrebbe dipingere", una trasmissione 
pubblicitaria per conto della crema da barba rapida Barbasol nuova 
formula, l'azione di quotidiana pulizia di questa crema da barba 
evita le imperfezioni della pelle ed emulsiona qualcosa, "Stringhe 
rosa", cantata da Dody Stevens, una lettera a proposito di un 
ragazzetto a nome Billy Tessman che  stato investito da 
un'automobile e gradirebbe cartoline o lettere, "Petit Fleur", 
"Fungo" (fantastica), una trasmissione pubblicitaria per conto della 
Wool-Tex vestiti tutta lana, "Litigio", cantata da Henry Mansini, "A 
tutti piace il cha-cha-cha", una trasmissione pubblicitaria per conto 
delle tovaglierie Lord's Grace e della sfarzosa tovaglia Ultima Cena, 
"Il battito del mio cuore", una trasmissione pubblicitaria per conto 
della cera Lustra-presto e della lanolina Clay, "Venere", e poi di 
nuovo le stesse notizie. Dove si trova il Dalai Lama?
 Poco dopo Oakwood arriva all'autostrada 1, che con i suoi chioschi 
di panini imbottiti e i cartelloni pubblicitari della Salco e le 
taverne lungo la strada che scimmiottano capanne di tronchi,  
inaspettatamente scoraggiante. Quanto pi procede, tanto pi sente un 
qualche grande e confuso sistema, Baltimora adesso anzich 
Philadelphia, protendersi per afferrarlo. Ferma a un distributore di 
benzina per fare il pieno con due dollari di normale. In realt vuole 
consultare un'altra carta. La spiega stando in piedi accanto a un 
distributore automatico di Coca-Cola e la consulta alla luce di una 
vetrina macchiata di verde da una pila di barattoli di cera liquida.
 Deve risolvere il problema di andare ad ovest liberandosi di 
Baltimora-Washington che, come un cane a due teste, sorvegliano la 
strada costiera verso sud. Non vuole procedere lungo il mare, del 
resto; vede se stesso addentrarsi proprio nel bel mezzo, proprio nel 
ventre ampio e soffice della terra, sorprendendo i campi di cotone 
all'alba con la sua targa settentrionale.
 Ora si trova pressappoco qui. Pi avanti, quindi, deve esserci 
sulla sua sinistra la strada numero 23... no, sulla sua destra. La 
strada torna indietro di nuovo verso la Pennsylvania ma in questa 
localit, Shawsville, pu seguire una piccola stretta strada celeste 
non numerata. Poi discendere un po' e ritrovarsi sulla 137. C' poi 
una brusca curva che questa strada fa con la 482 e quindi la 31. 
Coniglio si sente dondolare e superare quella curva fino alla linea 
rossa numerata 26 e, seguendo quella, fino a un'altra numerata 340. 
Rossa anche quest'altra; sta scivolando sul serio e a un tratto 
capisce dove vuole andare. Pi avanti sulla sinistra tre strade rosse 
scorrono parallele da nordest a sudovest; Coniglio pu proprio 
sentirle scivolar gi lungo le vallate degli Appalachi. Mettersi su 
una di esse significherebbe una caduta che ti scodellerebbe in 
mattinata sulle dolci terre basse del cotone. S. Una volta che si 
sar messo su una di quelle strade potr scrollarsi di dosso ogni 
pensiero sul pasticcio che ha alle spalle.
 D i due dollari della benzina all'inserviente, un ragazzo negro 
giovane ma alto di statura il cui corpo agile e pigro che si 
abbandona nella larga tuta Amoco Coniglio vorrebbe abbracciare spinto 
da uno strano impulso. Cos avanti nel Sud l'aria  gi pi calda. Il 
tepore vibra negli archi marrone e porpora tra le lampade della 
stazione di servizio e la luna. L'orologio nella vetrina sopra i 
barattoli verdi di cera liquida segna le 9,10. La sottile lancetta 
rossa dei secondi passa con calma sulle cifre e fa s che la via di 
Coniglio sembri piana. Chinandosi egli si infila nella Ford e 
nell'interno muffoso e caldo della macchina si mette a canticchiare: 
"A tuuu-utti pia-ace il cha-cha-cha".
 Dapprima guida coraggiosamente. Sull'asfalto e sul cemento, 
attraverso cittadine e campi, oltre falsi incroci con voci di sirena, 
tenendo la carta sul sedile accanto a s, seguendo l'ordine dei 
numeri e resistendo all'impulso di voltare alla cieca verso sud. 
Qualcosa di animalesco in lui sa che si sta dirigendo a ovest.
 Il paesaggio diviene pi deserto. La strada evita grandi laghi e 
affonda a galleria tra i pini. Sulla parte alta del parabrezza i fili 
del telefono non fanno che frustare le stelle. La musica della radio 
si va a poco a poco calmando; il rock and roll per i giovincelli cede 
il posto a vecchi brani ormai classici, a motivi di riviste e a 
consolanti canzoni degli anni quaranta. Coniglio si raffigura coppie 
mature che tornano a casa in macchina alle babysitters dopo una cena 
fuori e un film. Poi queste melodie si tramutano in ghiaccio di mano 
in mano che le sostituisce la vera musica notturna, pianoforti e 
vibrafoni erigono grappoli nelle ottave alte e fragili e un 
clarinetto le attraversa vagabondo come una screpolatura su uno 
stagno gelato. I sassofoni tracciano pi e pi volte la stessa cifra, 8.
 Poich incomincia ad aver sonno, Coniglio si ferma prima di 
mezzanotte in un bar sulla strada per bere un caff. In qualche 
maniera, bench non riesca a mettere il dito sulla differenza, si 
distingue dagli altri clienti. Lo sentono anch'essi, e lo fissano con 
occhi duri, occhi come borchie metalliche fissate sulle facce bianche 
di giovani in giubbotti a chiusura lampo che siedono nei spar, tre 
per ogni donna, le donne con capelli arancione che pendono come alghe 
marine o sono mollemente annodati per mezzo di sbarrette d'oro simili 
a un tesoro di pirati. Al banco coppie anzianotte con tanto di 
cappotto chinano il viso sulle cannucce di grigie granite. Nel 
silenzio indotto dal suo ingresso, l'eccessiva cortesia dimostratagli 
dalla donna logora dietro il banco amplifica il fatto ch'egli  un 
forestiero. Ordina con voce sommessa il caff e scruta l'orlo della 
tazza per fermare quella sensazione di slittamento nello stomaco. 
Aveva pensato, per averlo letto, che da una sponda all'altra 
l'America fosse tutta la stessa. E si domanda, sono estraneo solo a queste persone o all'America tutta?
 Fuori, nell'aria tagliente, esita quando ode alle sue spalle un 
rumor di passi. Ma non sono che due innamorati, si tengono per mano e 
non vedono l'ora di risalire in macchina, le loro mani intrecciate 
come una stella di mare che balzi nell'aria. La targa della macchina 
dice Virginia Occidentale. Tutte le targhe sono uguali eccetto la 
sua. Sul lato opposto della strada il paesaggio boscoso  in declivio 
per cui egli pu vedere oltre le cime degli alberi il fianco di una 
montagna simile a una sagoma di carta rigida montata contro un 
lenzuolo azzurro lievemente stinto. Sale sulla Ford con disgusto, ma 
l'aria che vi sa di chiuso  il suo solo rifugio.
 Attraversa Frederick, una cittadina scoraggiante perch un'ora 
prima aveva creduto di essere arrivato a Frederick mentre si trattava 
in realt di Westminster. Prende la 340. La strada si dipana con 
esasperante lentezza, e il suo nero muro continua instancabile a 
sollevarsi davanti ai fari per quanto possano piegare a destra o a 
sinistra. L'asfalto gli succhia le gomme. Si rende conto che il 
calore delle sue guance  ira; l'ira lo accompagna da quando  uscito 
da quel ristorante pieno di sirene. E' irritato al punto che ha 
l'impressione di sentire la bocca arsiccia dentro e le narici 
liquide. Calca il piede sull'acceleratore come per schiacciare quel 
serpente di strada, e per poco non ci rimette la macchina a una 
curva, ch le due ruote di destra rimangono prigioniere del margine 
di terriccio. Le riporta sulla strada ma continua a mantenere 
inclinata a destra la lancetta dell'indicatore di velocit.
 Spegne la radio; la musica non sembra pi un fiume ch'egli stia 
discendendo ma parla invece con la voce delle citt e gli sfiora il 
capo con le sue mani scivolose. Eppure nel silenzio che segue egli si 
rifiuta di lasciar fluire i pensieri. Non vuole pensare, vuole 
addormentarsi e destarsi sorretto dal cuscino della sabbia.
 Come  stato stupido, come  stato maledettamente stupido, non 
trovarsi pi avanti di cos. A mezzanotte, con la notte andata per met.
 Il paesaggio non vuole saperne di mutare. Quanto pi guida, tanto 
pi la regione somiglia a quella intorno a Mount Judge. La stessa 
solfa sugli argini, gli stessi cartelloni ingrigiti dalle intemperie 
per gli stessi pazzeschi prodotti. Al margine superiore del fascio di 
luce dei fari i nudi rami d'albero intrecciano sempre la stessa rete. 
La rete anzi sembra ora pi fitta.
 L'animale ch' in lui dilata la protesta che sta andando a ovest. 
La sua mente resiste caparbia. Il solo modo di arrivare in qualche 
posto  quello di stabilire dove si  diretti e di andare. Il suo 
piano richiede che volti a sinistra quarantacinque chilometri dopo 
Frederick e quei quarantacinque chilometri sono passati ormai e, per 
quanto l'istinto si ribelli, quando una larga strada si allontana 
sulla sinistra, per quanto non vi sia alcuna indicazione, lui la 
segue. E' improbabile che vi siano indicazioni sulla strada, tenuto 
conto di com'era segnata sulla carta. Ma  una scorciatoia, lo sa. 
Ricorda che quando Marty Tothero aveva incominciato a fargli da 
allenatore lui non voleva effettuare tiri fallosi dal basso, ma alla 
fine era risultato che cos si doveva fare.
 La strada  larga e ispira fiducia per chilometri, ma poi segue di 
colpo un tratto riparato e in seguito sale e si restringe. Si 
restringe non tanto volutamente quanto naturalmente, con i margini 
che vanno scomparendo e i boschi che premono gi a ciascun lato. La 
strada serpeggia sempre pi frenetica nella sua lotta per salire e 
poi senza alcun preavviso perde la buccia d'asfalto e continua a 
strisciare sulla polvere. Coniglio sa ormai che  questa la strada 
giusta ma ha paura di fermare la macchina per voltarla. Gi da 
parecchi chilometri si  lasciato indietro l'ultima luce di una casa. 
Quando devia, invece di stare a cavalcioni sulla criniera d'erbacce, 
rovi gli graffiano i fianchi verniciati della macchina. I fari non 
illuminano altro che tronchi d'albero e rami bassi; le ombre adunche 
stanno in agguato pi indietro tra la ragnatela di solitudine in un 
nero nucleo dove egli teme che la sua sonda di luce possa destare 
qualche bestia o qualche spettro. Mantiene la velocit con la 
preghiera, pregando che la strada non termini bruscamente, ricordando 
come sul monte Judge anche il pi accidentato e dimenticato viottolo 
di tronchi finisca sempre con lo scendere a valle. Gli fischiano le 
orecchie; l'altezza preme sui timpani.
 La risposta alla preghiera  abbagliante. Gli alberi a una curva 
lontana balzano su come fiamma e un'automobile supera la curva e gli 
vola incontro con i fari inclinati verso l'alto. Coniglio scivola nel 
fossato e, senza volto come la morte, la macchina luminosa saetta via 
a una velocit doppia della sua. Per pi di un minuto Coniglio 
procede nella polvere offensiva di quel bastardo. Eppure la buona 
notizia lo rende mansueto, la notizia che la strada conduce in 
qualche luogo. E di l a poco sembra che si trovi in un parco. I fari 
illuminano verdi piccoli barili con la scritta Per favore e gli 
alberi si diradano a entrambi i lati e tra essi tavoli da picnic e 
chioschi e tettoie mostrano i loro diritti spigoli. Appaiono anche le 
curve di automobili, alcune delle quali parcheggiate accanto alla 
strada, con i passeggeri discesi e invisibili. Sicch la strada 
dell'orrore  un viale di innamorati. Termina dopo un centinaio di metri.
 Sbocca ad angolo retto su una liscia e ampia autostrada dominata 
dal nero nembo d'una catena montuosa. Un'automobile saetta al nord, 
un'altra saetta al sud. Nessuna segnalazione stradale. Coniglio mette 
in folle, applica il freno a mano, accende la luce interna e studia 
la carta. Gli tremano le mani e gli stinchi. Il cervello gli si 
ondula di stanchezza dietro palpebre granulose; dev'essere mezzanotte 
e mezzo o pi tardi. L'autostrada davanti a lui  deserta. Ha 
dimenticato i numeri delle strade che ha percorso e i nomi dei centri 
abitati che ha attraversato. Ricorda Frederick ma non riesce a 
trovarla e dopo un po' si accorge che sta guardando un settore della 
carta a ovest di Washington dove non  mai stato. Ci sono tante di 
quelle linee rosse e azzurre, lunghi nomi, piccole cittadine, 
quadratini e circoletti e stelle. Sposta lo sguardo al nord ma il 
solo segno che riconosca  la diritta linea punteggiata del confine 
tra Pennsylvania e Maryland. La linea Mason-Dixon. Gli torna alla 
mente l'aula scolastica in cui lo ha imparato, i cari somarelli tutti 
in fila sui banchi in ordine alfabetico. Gli occhi gli si chiudono 
vacui. Coniglio ode un orologio nella pulsazione della testa, 
mostruosamente lento, i ticchettii sommessi lontani l'uno dall'altro 
quanto lo scroscio delle ondate sulla spiaggia che aveva voluto 
raggiungere. Concentra l'attenzione e perfora la pellicola che gli 
vela gli occhi rimettendoli a fuoco sulla carta. Ecco balzare su 
subito "Frederick", ma tentando di assumere una posizione pi stabile 
smarrisce il nome e la furia gli fa dolere il gobbo del naso. I nomi 
si fondono, dileguano ed egli vede la carta nel suo complesso, una 
rete, tutte quelle linee rosse e quelle linee azzurre e quelle 
stelle, una rete nella quale  in qualche modo invischiato. 
L'artiglia e la lacera; con un ansito di esasperazione strappa un 
grosso lembo triangolare e lacera il resto a met, poi, pi calmo, 
sovrappone questi tre pezzi e li strappa in due, e di nuovo lacera in 
due i sei pezzi sovrapposti, e cos via finch gli rimane una piccola 
pila di pezzetti di carta che pu comprimere nella mano come una 
pallottola. Abbassa il finestrino e la getta fuori; la pallottola 
esplode e i frammenti ricurvi, come ali sezionate dal corpo, 
ridiscendono sul tetto della macchina. Rialza il vetro del 
finestrino. Attribuisce tutta la colpa a quel contadino con gli 
occhiali e con due camicie. Buffo come non gli sia andato gi 
quell'uomo. Non pu pensare ignorandolo, ignorandone la boria, la 
solidit, chiss perch. Gli ha inciampato contro, laggi, e ancora 
continua a inciampargli addosso, non riesce a toglierselo dai piedi, 
come lacci per le scarpe troppo lunghi, o un rametto duro che gli 
ostacoli il passo. L'uomo derideva, sia con la bocca o con i gesti 
lenti delle mani o con quelle orecchie pelose, con qualche parte del 
suo corpo derideva le furtive e mute speranze che in certi momenti 
facevano sentire a Harry di trovarsi su un terreno solido. Decidere 
dove si vuole arrivare e poi partire:  stato un fallimento completo 
eppure c' sempre la probabilit che, per quanto poco, sia tutto. In 
ogni modo, Coniglio sente che se avesse seguito l'istinto si 
troverebbe ora nella Carolina del Sud. Vorrebbe avere una sigaretta, 
lo aiuterebbe a stabilire qual  il suo istinto. Decide di dormire 
sulla macchina per qualche ora.
 Ma un'automobile si mette in moto nel boschetto degli amori dietro 
di lui e i fari ruotano e premono sul collo di Coniglio. Ha fermato 
la macchina nel bel mezzo della strada per dare un'occhiata alla 
carta. Ora deve spostarsi. Prova una paura irragionevole di essere 
superato; i fari dell'altra macchina si dilatano nel retrovisore e lo 
colmano come una tazza. Lui pesta la frizione, innesta la prima e 
toglie il freno a mano. Sobbalzando sull'autostrada volta 
istintivamente a destra, verso nord.
 Il viaggio di ritorno  pi facile. Bench non abbia pi la carta e 
sia quasi senza benzina, un distributore Mobilgas aperto tutta la 
notte appare magicamente nei dintorni di Hagerstown e verdi cartelli 
incominciano a indicare il confine della Pennsylvania. La musica 
della radio  ora cullante, lirica e senza annunci pubblicitari e, 
trasmessa prima da Harrisburg, poi da Philadelphia, costituisce un 
radiofaro sul quale egli vola con precisione infallibile. Ha sfondato 
la barriera della stanchezza ed  penetrato in un mondo calmo e 
piatto in cui nulla ha una grande importanza. L'ultimo quarto d'una 
partita a pallacanestro soleva portarlo in questo mondo; correvi non, 
come pensava la folla, per segnare il punto ma per te stesso, in una 
sorta di pigrizia. C'eri tu e talora il pallone e poi il foro, l'alto 
perfetto foro con il suo grazioso gonnellino di rete. C'eri tu, solo 
tu e quel cerchio frangiato, e a volte pareva che ti scendesse sino 
alle labbra e a volte rimaneva lontano crudele e remoto e piccolo. 
Sembrava stupido che la folla applaudisse o disapprovasse quel che tu 
avevi gi sentito nelle dita o anche nelle braccia quando ti 
apprestavi a lanciare o, del resto, anche negli occhi: quando faceva 
caldo vedeva i singoli fili attorcigliati nella cordicella avvolta 
intorno al cerchio. Eppure al cader della sera quando uscivi per la 
partita e vedevi tutti i villanzoni della cittadina seduti in fondo 
alle tribune scoperte a darsi di gomito l'uno con l'altro e i tifosi 
che scambiavano frizzi con gli insegnanti, allora sembrava che la 
folla ti stesse proprio dentro, nel fegato e nei polmoni e nello 
stomaco. C'era un grassone che veniva sempre e che stava proprio 
sullo stomaco a Coniglio e che davvero glielo faceva torcere. "Ehi, 
cannoniere! Ehi, venuto su dal niente, tira! Tira!" Coniglio lo 
ricorda ora con tenerezza; per quel tipo era stato una specie di eroe.
 Durante le prime ore del mattino la musica continua a sgorgare e i 
cartelli seguitano a indicare. Il suo cervello  come un invalido 
debole ma vigile, chiuso in casa tra un mucchio di morbidi cuscini 
con messaggeri che portano per lunghi corridoi tutta questa musica e 
tutte queste indicazioni geografiche. Al contempo egli sente di 
essere anormalmente sensibile in superficie, come se la sua 
epidermide stesse pensando. Il volante gli sta tra le mani sottile 
come una frusta. Mentre sterza con leggerezza sente l'asse ruotare 
rigido, e gli ingranaggi del differenziale separarsi, e i cuscinetti 
a sfere girare nei loro chiusi cunicoli di grasso. I segnalatori 
luminosi che ammiccano fosforescenti ai lati della strada lo inducono 
a pensare alle giovani donne Du Pont: file di donne Du Pont che 
serpeggiano in enormi feste cristalline, potenzialmente nude nelle 
gonne di lustrini che le inguainano.
 Si domanda perch, tornando, le indicazioni stradali siano cos 
numerose mentre all'andata erano cos scarse. Naturalmente, prima, 
andando nella direzione opposta, non sapeva dove fosse diretto. 
Lascia la Turnpike alla deviazione per Brewer e la strada lo conduce 
nella cittadina dove ha fatto il pieno la prima volta. Mentre segue 
la strada con l'indicazione Brewer 16, vede sbilenchi all'altro lato 
della via principale i distributori del ficcanaso e la sua buia 
vetrina colma di badili lucenti e di canne da pesca. La vetrina ha 
l'aria soddisfatta. C' appena un'ombra di luce nell'aria. Il lungo 
banco di ghiaccio musicale della radio va spezzandosi in bollettini 
meteorologici che prevedono bel tempo caldo e in quotazioni di prodotti agricoli.
 Entra a Brewer da sud e la vede come un graduale moltiplicarsi di 
case tra gli alberi lungo la strada e poi come una distesa di 
impianti industriali senz'alberi, calzaturifici e impianti di 
imbottigliamento e parcheggi di societ e maglierie trasformate in 
industrie elettroniche ed elefantiaci gasometri che svettano su 
pianure paludose ingombre di rifiuti, ma pi bassi dell'orlo azzurro 
della montagna dal cui crinale Brewer era un caldo tappeto 
intrecciato con una sola sfumatura color mattone.
 Attraversa il ponte Running Horse e si trova in vie che conosce. 
Percorre la Warren Avenue attraversando la parte sud della citt e 
sbocca nella 422 accanto al parco cittadino. Gira intorno alla 
montagna in compagnia di alcuni sibilanti autotreni. Mentre volta a 
sinistra dalla via principale a Jackson Road per poco non urta di 
striscio contro un autofurgone del latte oziante a parecchi metri dal 
marciapiede. Continua a risalire Jackson Road, passando accanto alla 
casa dei suoi genitori, e volta nel vicolo Kegerise e nella limpida 
luce dell'alba scivola accanto al vecchio pollaio, accanto 
all'officina silenziosa, e parcheggia la macchina davanti alla 
associazione atletica Splendore, a pochi passi di distanza 
dall'ingresso protetto, dove chiunque uscisse non potrebbe fare a 
meno di vederlo. Coniglio sbircia in su speranzoso le finestre del 
secondo piano ma non si vede alcuna luce. Tothero, se c', dorme ancora.
 Coniglio si sistema per dormire. Si toglie la giacca e se la mette 
sul petto a mo' di coperta. Ma la luce del giorno va dilagando e il 
sedile anteriore  di gran lunga troppo corto, e il volante gli preme 
contro le spalle. Non si sposta sul sedile posteriore perch questo 
lo renderebbe vulnerabile; vuole essere in grado di ripartire in un 
secondo, se necessario. Inoltre, non vuole dormire cos profondamente 
da lasciarsi sfuggire Tothero quando uscir.
 E cos giace l con le lunghe gambe flesse senza saper davvero dove 
mettere i piedi, guardando in su con gli occhi appannati oltre il 
volante e attraverso il parabrezza il cielo piatto e nuovo e azzurro. 
Oggi  sabato e il cielo ha quel non so che di ampio, di luminoso, di 
soave, tipico del sabato e che Coniglio rammenta dalla fanciullezza, 
quando il cielo del sabato mattina era il vuoto tabellone dei 
punteggi d'una lunga partita sul punto di cominciare.
 Un'automobile risale il vicolo e Coniglio chiude gli occhi e 
nell'oscurit vibra l'incessante rombare d'automobili della notte 
scorsa. Rivede i boschi, la strada stretta, il boschetto scuro pieno 
di macchine, ciascuna con una coppia silenziosa. Ripensa alla sua 
meta, stendersi all'alba sulla sabbia nel Golfo del Messico, e sembra 
in un certo qual modo che il sedile granuloso della macchina sia 
quella sabbia, e che il fruscio della cittadina che va ridestandosi sia lo sciabordio del mare.
 Non deve lasciarsi sfuggire Tothero. Apre gli occhi e cerca di 
alzarsi dal suo rigido sudario. Si domanda se non abbia lasciato 
passare il tempo. Il cielo non  mutato.
 Lo preoccupano i finestrini della macchina. Solleva il torace su un 
gomito e li controlla tutti. Il finestrino sopra la sua testa  
aperto di uno spiraglio appena e lui lo chiude ben bene e preme tutti 
i pulsanti di sicurezza. Questa sensazione di essere al sicuro lo 
distende senza speranza. Volta il viso nello spiraglio tra il sedile 
e la spalliera. Il contorcimento gli spinge le ginocchia contro il 
cuscino teso dello schienale, una molestia che per il momento lo 
rende pi sveglio. Si domanda dove abbia dormito suo figlio, che cosa 
abbia fatto Janice, dove siano andati a cercarlo i suoi genitori e i 
genitori di lei. Se la polizia sia stata informata. Sente la notte 
dileguata che ha lasciato dietro di s in questo luogo come una rete 
di telefonate e di tragitti frettolosi, di tracce di lacrime e 
collane di parole, bianchi fili preoccupati tessuti nella notte e ora 
svaniti ma ancora esistenti, una rete invisibile che sovrasta le 
ripide strade e nel cui centro egli giace al sicuro entro la sua 
capanna dalle chiuse finestre.
 Accordi e inganni nella mezza luce e il modo che aveva lei di 
venire sul letto di quell'altra ragazza, mai altrettanto brava sul 
proprio. Ma c'erano cose piacevoli: Janice cos timida per quanto 
concerneva mostrare il suo corpo anche nelle prime settimane di 
matrimonio, eppure una sera entrando nel bagno senza aspettarsi 
niente aveva trovato lo specchio appannato dal vapore e Janice appena 
uscita di sotto la doccia l in piedi brilla e compiaciuta con un 
piccolo asciugatoio azzurro impigrita e senza vergogna le natiche 
accese dall'acqua calda nel modo come una donna  fatta di due met a 
chinarsi e a voltarsi e a ridere della sua espressione qualunque 
fosse e a tendere le braccia per baciarlo, con il rossore del vapore 
sul corpo e la nuca scivolosa. Coniglio modifica la propria posizione 
e restituisce la propria mente al suo scuro incavo; la nuca di lei 
scivolosa, la parte pi esile del dorso di lei duttile, entrambi 
insieme sulle ginocchia, contorsioni che non avevano mai conosciuto. 
Urta lo stinco contro la maniglia dello sportello, il dolore si 
confonde stranamente con il cozzare del metallo sul metallo gi 
all'officina di carrozzerie. Il lavoro  incominciato. Le otto? 
Coniglio si contorce e si mette a sedere, la giacca che lo copre gli 
scivola nel grembo caldo, e infatti, attraverso il parabrezza 
macchiato ecco davvero la sagoma di Tothero che si incammina lungo il 
vicolo. Ha gi superato la vecchissima fattoria; Coniglio salta gi 
dall'automobile, infila la giacca e gli corre dietro. "Signor 
Tothero! Ehi, signor Tothero!" La sua voce ha un suono sfaldato e rugginoso dopo ore di silenzio.
 L'uomo si volta, con un aspetto pi stanco di quanto Coniglio si 
fosse aspettato. Un uomo basso di statura, con una grossa testa che 
va facendosi calva, giocava gi ai tempi in cui la pallacanestro era 
ancora un gioco di corridori. Sembra veduto di scorcio: quella grossa 
testa e una giacca sportiva a grandi scacchi e poi le gambe corte nei 
calzoni blu che sono troppo lunghi, per cui la piega fa borse e 
disegna uno zigzag sopra le scarpe. Frenando la propria corsa e 
andando al passo nell'ultimo tratto, Coniglio teme di aver commesso un errore.
 Ma Tothero dice la cosa ideale. "Harry" dice "il grande Harry 
Angstrom." Tende la mano perch Harry possa afferrarla e con l'altra 
serra il braccio del giovane in una stretta dura. Coniglio ricorda 
come fosse solito tener sempre le mani addosso alla gente. Tothero si 
limita a starsene l a stringerlo e a contemplarlo, con un sorriso 
obliquo, il naso storto, un occhio spalancato e l'altro semichiuso da 
una palpebra pesante. Con gli anni la faccia gli  divenuta pi 
asimmetrica. Non sta diventando calvo in modo uniforme; ciuffi 
spazzolati grigi e castano-chiari gli chiazzano il cranio.
 "Ho bisogno di un consiglio" dice Harry e si corregge. "Quel che mi 
occorre in realt  un posto in cui dormire."
 Tothero tace prima di rispondere. La sua gran forza sta in questi 
silenzi; altri uomini si affrettano a rispondere all'istante, come se 
fossero sempre imbarazzati, ma Tothero ha il trucco di colui che 
impone la disciplina: aspettare un momento. Come se prendesse in 
considerazione ogni cosa. Questo gli d una grande importanza. Infine 
domanda: "Che ne  stato della tua casa?".
 "Non esiste pi in un certo qual modo."
 "Che cosa vuoi dire?"
 "Le cose non andavano per il loro verso. Sono fuggito. Sul serio."
 Un altro silenzio. Coniglio socchiude gli occhi per difendersi dal 
sole che rimbalza sull'asfalto. Gli duole l'orecchio sinistro. I 
denti da quella parte hanno tutta l'aria di voler incominciare a 
fargli male.
 "Non sembra un modo molto maturo di comportarsi" asserisce Tothero.
 "Era un disastro come stavano le cose."
 "Che genere di disastro?"
 "Non saprei. Mia moglie  un'alcolizzata."
 "E tu hai cercato di darle una mano?"
 "Certo. Cosa?"
 "Hai bevuto insieme a lei?"
 "Nossignore, mai. I liquori non li posso soffrire, non so neppure 
che sapore abbiano." Lo dice con prontezza, fiero di poter riferire 
all'allenatore di un tempo che non ha bistrattato il proprio corpo.
 "Forse avresti dovuto" osserva Tothero dopo un momento. "Forse se 
avessi condiviso il suo vizio lei sarebbe riuscita a dominarlo."
 Coniglio, stordito dal sole, intontito dalla stanchezza, non riesce 
a seguirne il pensiero.
 "Si tratta di Janice Springer, vero?" domanda Tothero.
 "S. Dio quanto  tonta. Sul serio."
 "Harry, questa  una cosa crudele a dirsi. D'ogni creatura umana."
 Coniglio annuisce perch Tothero sembra sicuro di questo. 
Incomincia a sentirsi debole sotto il peso dei silenzi di quell'uomo. 
I silenzi sembrano pi lunghi di quanto li ricordava, come se anche 
Tothero ne sentisse il peso. La paura sfiora di nuovo Coniglio; egli 
sospetta che il suo vecchio allenatore sia un po' svanito, e 
ricomincia daccapo. "Pensavo che forse avrei potuto dormire un paio 
d'ore in qualche maniera all'associazione Splendore. Altrimenti tanto 
vale che me ne torni a casa. Non ne posso pi."
 Con suo sollievo Tothero diviene tutto zelo affaccendato, lo prende 
per il gomito, lo riconduce indietro lungo il vicolo, dicendo: "Ma 
s, certo, Harry, hai un aspetto terribile, Harry. Terribile". La 
mano di lui stringe il braccio di Coniglio con metallica 
inflessibilit e mentre lo sospinge avanti le ossa di Coniglio 
sobbalzano, inchiodate in quel punto. Un che di frenetico nella 
stretta cos salda diminuisce il sollievo della sua fermezza. Anche 
la voce di Tothero, essendo divenuta precisa, frettolosa e allegra, 
penetra troppo tagliente nella condizione ovattata di Coniglio. "Mi 
hai chiesto due cose" egli dice. "Due cose. Un posto in cui dormire, 
e un consiglio. Ebbene, Harry, io ti trover un posto per dormire, 
purch, purch Harry, quando ti sveglierai noi due si faccia un 
serio, un lungo e serio discorso su questa crisi del tuo matrimonio. 
Te lo dico sin d'ora, non mi preoccupo tanto di te, ti conosco bene 
abbastanza per sapere che cadi sempre in piedi, Harry; non mi 
preoccupo tanto di te quanto di Janice. Lei non possiede la tua 
capacit di coordinazione. Prometti?"
 "Certo. Che cosa devo promettere?"
 "Promettimi, Harry, che tra noi due troveremo un modo di aiutarla."
 "S, ma non credo di potere. Voglio dire che lei non mi interessa 
fino a questo punto."
 Arrivano agli scalini di cemento e al riparo di legno contro le 
intemperie sull'ingresso. Tothero apre la porta con una chiave che ha 
in tasca. Il locale  deserto, il bar silenzioso in ombra e i 
tavolini rotondi sembrano malfermi e deboli senza nessuno che sieda 
intorno ad essi. Le scritte al neon dietro il banco sono spente e 
morte: tubi polverosi e metalli cromati. Tothero dice, con una voce 
troppo alta: "Non ci credo. Non posso credere che il migliore dei 
miei ragazzi sia divenuto un simile mostro".
 Mostro: la parola sembra strepitare alle loro spalle mentre salgono 
le scale fino al primo piano. Coniglio si scusa: "Cercher di 
riflettere quando avr dormito un po'".
 "Bravo ragazzo. Noi non vogliamo altro." Che cosa vuol dire, con 
quel "noi"? Tutti questi tavolini sono deserti. La luce del sole 
ritaglia quadrati biondi nelle tende marrone accostate sopra un 
radiatore basso colorato di nero dalla polvere. I passi degli uomini 
hanno tracciato sentieri sulle strette nude assicelle del pavimento.
 Tothero lo conduce a una porta per la quale Coniglio non  mai 
passato; salgono una ripida rampa di scale che conduce alla soffitta, 
una scala di assi inchiodate tra i cui scalini egli scorge pezzi di 
filo isolato e rozzi difetti di falegnameria. Salgono in una luce 
relativamente chiara. "Ecco la mia dimora" dice Tothero e giocherella 
con i risvolti delle tasche della giacca.
 La minuscola stanza d a oriente. Uno strappo nella veneziana di 
una finestra lancia una lunga lama di luce solare sulla parete 
laterale, sopra una brandina militare disfatta. L'altra veneziana  
alzata. Tra le finestre si trova un cassettone fatto abilmente con 
sei casse di birra legate insieme, tre disposte nel senso 
dell'altezza e due in quello della larghezza. Nelle sei casse sono 
disposte camicie entro la loro custodia di cellophane, canottiere 
piegate e mutande, calzini appallottolati a due a due, fazzoletti, 
scarpe lucidate, e una spazzola dal dorso di pelle con un pettine 
infilato tra le setole. Da due grossi chiodi pendono disposte su 
attaccapanni giacche sportive, dai disegni allegri in modo stridente. 
Il lavoro di Tothero come massaia si ferma alle cure per il 
vestiario. Il pavimento  disseminato di riccioletti di polvere. 
Giornali e riviste di ogni genere, dal National Geographic alle 
confessioni della malavita giovanile e ai fumetti, si accumulano 
ovunque. Lo spazio in cui vive Tothero si fonde agevolmente con il 
resto della soffitta, che  adibita a deposito materiali e contiene 
vecchie schede di tornei di pinnacolo e tavoli da biliardo e alcuni 
bidoni di legno e metallo e sedie rotte con il sedile di vimini e un 
rotolo di rete metallica per pollai e una serie di tenute per il 
baseball appese a un tubo fissato tra due travi oblique che fanno 
ostacolo alla luce proveniente dalla finestra al lato opposto.
 "C' un gabinetto?" domanda Coniglio.
 "Al piano di sotto, Harry." L'entusiasmo di Tothero si  spento; 
sembra imbarazzato. Mentre  al gabinetto, Coniglio ode il vecchio 
che gironzola di sopra, ma quando torna su non vede nulla di 
cambiato. Il letto  sempre disfatto.
 Tothero aspetta e Coniglio aspetta e poi capisce che Tothero vuole 
vederlo spogliarsi e si spoglia, scivolando tra le lenzuola tiepide e 
spiegazzate in canottiera e slip. Per quanto gli riesca disgustoso il 
coricarsi nel giaciglio del vecchio, le sensazioni sono piacevoli, 
potersi distendere, finalmente, e sentire il muro fresco e compatto 
accanto a s e udire le automobili che passano, forse cercando lui, 
molto pi in basso. Torce il collo per dire qualcosa a Tothero e lo 
stupisce la solitudine. La porta ai piedi della scaletta della 
soffitta si  chiusa e un rumor di passi va diminuendo gi per una, 
per due rampe di scale, e una chiave gratta nella porta esterna e un 
uccello ciangotta accanto alla finestra e il clangore dell'officina 
carrozzerie sale fino a lui dolcemente attutito. Il vecchio l in 
piedi lo turbava ma Coniglio  certo che non sia quello il problema 
di lui. Il problema di Tothero, lo sa, sta nella direzione opposta, 
la femmina. Perch stare a guardarlo? A un tratto Coniglio capisce. 
Tothero si sente ricondotto indietro nel tempo. A causa delle 
innumerevoli volte ch'era rimasto negli spogliatoi osservando i suoi 
ragazzi che si cambiavano. L'aver risolto l'enigma fa s che i 
muscoli di Coniglio si rilassino. Rammenta la coppia con le mani 
intrecciate che correva sul parcheggio davanti al ristorante nella 
Virginia Occidentale e gli rincresce di non essere stato lui sul 
punto di stendere la ragazza. Sentirla aprirsi nella cavit 
dell'automobile, i capelli come alghe sciolti. Capelli rossi? Laggi? 
Immagina le ragazze della Virginia Occidentale come rozze ridanciane 
dal corpo forte, simili alle puttanelle del Texas. Le loro zuccherose 
frasi strascicate sembravano essere sempre una presa in giro, ma lui 
era cos giovane allora. Quando camminava per la strada con Hanley e 
Jarzylo e Shamberger e il cachi troppo stretto lo innervosiva e le 
pianure fuggivano via da ogni parte, l'orizzonte si sarebbe detto non 
pi alto delle sue ginocchia, e le case rivelavano famiglie sedute su 
divani come galline sui posatoi davanti alla Tv. Jarzylo un maniaco, 
cachinnante. Coniglio non riusciva a credere che quella fosse la casa 
giusta. C'erano fiori alla finestra, proprio veri fiori innocenti 
alla finestra e lui era stato tentato di girare sui tacchi e di 
scappare. Non c' che dire, la donna venuta ad aprire la porta 
sarebbe potuta essere alla televisione a fare la pubblicit al 
lievito per i dolci. Ma disse: "Entrate figlioli, non siate timidi, 
entrate e spassatevela", lo disse in un tono cos materno, ed eccole 
le donne, non tante come lui si era immaginato, nel salotto su sedie 
antiquate con volute scolpite e pomi. Il fatto che erano parecchio 
bruttine lo rese meno timido, nient'altro che donne qualsiasi, tipo 
operaie, non si sarebbe potuto neppure chiamarle ragazze, con un che 
di vitreo sul viso, come se fossero state sotto luci fluorescenti. 
Fecero piovere battute sui militari come palle di fango e gli uomini 
starnutirono risate e si pigiarono l'uno contro l'altro sorpresi e 
ammutoliti. Quella che scelse lui, ma fu lei a sceglierlo, si 
avvicin e lo tocc, non aveva abbottonato pi del primo bottone 
della blusa dopo l'ultimo e di sopra gli domand con la sua voce 
raschiante zuccherosa se volesse la luce accesa o spenta e quando lui 
con la gola stretta disse "spenta" rise, e poi continu a sorridere 
di quando in quando standogli sotto, dimenando le anche per prenderlo 
bene, e anche a parlare con dolcezza: "Cos va benissimo, amore. Te 
la stai cavando benissimo". Per cui quando fu finito si sent offeso 
nel rendersi conto, dalle pieghe di saziet ai lati delle sue labbra 
e dal modo brusco con il quale non volle restargli accanto distesa ma 
si alz e sedette sulla sponda del letto di metallo verniciato 
guardando fuori della buia finestra il verde cielo notturno, che 
neppure la met di quanto aveva detto era vero. La muta schiena di 
lei con il segno giallo-bianco del reggipetto di un costume da bagno 
a due pezzi lo irrit; le afferr nella mano la tonda spalla e con 
violenza la costrinse a voltarsi. Puerile; le ombre appesantite della 
sua fronte spiovevano cos noncuranti e indifese ch'egli distolse lo 
sguardo. La donna si chin a dirgli all'orecchio: "Tesoro, non hai 
pagato per la doppietta". Cara ragazza, tutta per i soldi lei. Il 
clangore dell'officina carrozzerie sale con dolcezza. Quello strepito 
lo consola, gli dice che  nascosto e al sicuro, che mentre lui si 
nasconde gli uomini sono indaffarati a mettere il mondo con le spalle 
a terra, e verso quei suoni senza corpo il suo cuore compie nell'oscurit un moto d'amore.
...
.
...
I suoi sogni son cose superficiali, furtive. Le gambe gli guizzano. 
Le labbra si muovono un poco contro il cuscino. La pelle delle 
palpebre freme mentre i globi degli occhi si spostano, contemplando 
la parete interna della visione. Per il resto  come morto, al di l 
d'ogni male. La lama di sole sul muro sopra di lui lentamente si 
abbassa incidendo, gli taglia diagonalmente il torace, diviene una 
monetina sul pavimento e svanisce. Nell'ombra egli si desta a un 
tratto, con le iridi celesti spettrali fruga le prospettive 
inconsuete cercando la sorgente delle voci maschili. Sono al 
pianterreno queste voci, e un rimbombo fa pensare che stiano 
spostando mobili, marciando in circolo, che gli stiano dando la 
caccia. Ma echeggia una voce di basso familiare, bulbosa,  quella di 
Tothero, e intorno a questo saldo centro i rumori al pianterreno si 
cristallizzano nei suoni del gioco a carte, del bere, degli scherzi 
di mano, del cameratismo. Coniglio si gira e si rigira nell'incavo 
ardente e volge il viso alla sua fredda compagna, la parete, e 
attraverso un rosso cono di coscienza si riaddormenta.
 "Harry! Harry!" La voce gli scrolla la spalla, gli scompiglia i 
capelli. Si gira dall'altra parte, sbirciando in su nella luce solare 
dileguata. Tothero se ne sta seduto nella penombra, una mole di 
tenebre infittita da una certa ansia. Quella sua faccia color 
latte-sporco si protende in avanti, sfregiata da un sorriso sbilenco. 
Aleggia un odore di whisky. "Harry, ho una donna per te!"
 "Splendido. La porti dentro."
 Il vecchio ride a disagio? Che cosa intende dire?
 "Allude a Janice?"
 "Sono le sei passate. Alzati, alzati, Harry; hai dormito come un 
bel bambino. Ora usciamo."
 "Perch?" Coniglio intendeva domandare: "Dove andiamo?".
 "Andiamo a mangiare, Harry, andiamo a cena. Ce-n-a. Alzati, 
ragazzo mio. Non hai fame? Fame, fame." E' pazzo. Balza su dal letto, 
piroetta alcune volte sui piccoli piedi d'uomo agile, e fa il gesto 
di portarsi cose alla bocca. "Oh, Harry, tu non puoi capire la fame 
di un vecchio, mangi e mangi e non  mai il cibo adatto. Non puoi 
capire." Si avvicina alla finestra e guarda gi nel vicolo, il suo 
profilo massiccio di piombo nella luce grigia.
 Coniglio spinge indietro le coperte, allunga le gambe nude al di 
sopra della sponda del letto e si mette a sedere puntellandosi. La 
vista delle proprie cosce, parallele, pure, gli riordina la mente 
confusa. Il pelo sulle gambe, un tempo sottile bionda peluria, sta 
diventando nero e irsuto. L'odore del suo corpo impregnato di sonno 
sale fino a lui. "Cos' 'sta faccenda della donna?" gli chiede.
 "Che cos', s, che cos'?" domanda Tothero e pronuncia tre 
oscenit una di fila all'altra, toccando una donna nelle sue tre 
parti, e nella luce grigia accanto alla finestra il viso gli si 
affloscia; lo si direbbe stupito di udire se stesso. Eppure  anche 
in guardia, come se questa fosse una sorta di prova. Una volta 
determinato il risultato, si corregge. "No. Ho una conoscenza, una 
conoscenza a Brewer, una donna di piacere forse; che invito a pranzo 
una volta ogni morte di papa. Ma non c' niente di pi di questo, 
poco pi di questo. Harry, sei cos ingenuo."
 Coniglio incomincia ad aver paura di Tothero, quelle frasi cos 
illogiche, e si alza in piedi in mutande e canottiera. "Sar bene che 
me ne vada, credo." I riccioli di polvere gli aderiscono alle piante dei piedi nudi.
 "Oh Harry, Harry" grida Tothero con una voce piena nella quale 
confluiscono sofferenza e affetto, e viene avanti e lo allaccia con 
un braccio. "Tu e io ci somigliamo." La larga faccia sbilenca guarda 
in su verso la sua con fiducia, ma Coniglio non vede alcuna 
somiglianza. Eppure il ricordo di quell'uomo ch'era suo allenatore lo 
rende ancora disposto ad ascoltare. "Tu e io sappiamo che cos' il 
successo, lo sappiamo..." E a questo punto, giungendo al nocciolo 
della sua lezione, Tothero si impunta, e si confonde. Ripete: "Lo sappiamo" e toglie il braccio.
 Coniglio dice: "Credevo che avremmo parlato di Janice, quando mi 
fossi svegliato". Prende i calzoni sul pavimento e li infila. Il 
fatto che sono spiegazzati lo turba; gli ricorda che ha compiuto un 
passo da gigante e gli fa venire grinze nervose allo stomaco e alla gola.
 "Ne parleremo, ne parleremo" dice Tothero "non appena avremo 
assolto i nostri obblighi sociali." Un silenzio. "Vuoi tornare a casa 
subito? Devi dirmelo se vuoi."
 Coniglio ricorda il taglio muto della bocca di lei, e come la porta 
dell'armadio a muro urta contro il televisore. "No. Mio Dio."
 Tothero  sopraffatto dalla gioia:  la felicit a farlo parlare 
tanto. "Ah bene, allora, bene allora. Vestiti. Non possiamo andare a 
Brewer spogliati. Ti serve una camicia pulita?"
 "Le sue non mi andrebbero, no?"
 "Credi, Harry, credi? Che misura porti?"
 "Quindici e mezzo."
 "La mia! Proprio la mia. Hai le braccia corte per la tua statura. 
Oh, questo  meraviglioso, Harry. Non so dirti quanto sia importante 
per me che tu ti sia rivolto al sottoscritto quando avevi bisogno di 
aiuto. Tutti questi anni" dice, togliendo una camicia dal cassettone 
fatto con casse di birra e sfilandola dal cellophane "tutti questi 
anni, tutti questi ragazzi, ti passano tra le mani e finiscono nel 
nulla. E non tornano mai indietro, Harry, non tornano mai indietro."
 Coniglio si stupisce di sentire e di vedere nello specchio di 
Tothero che la camicia gli sta bene. La loro differenza di statura 
dev'essere tutta nelle gambe. Con la lingua cicalante d'una madre 
orgogliosa, Tothero sta a guardarlo mentre si veste. Le sue 
chiacchiere sono pi sensate, ora che  passato l'imbarazzo di 
spiegare quel che faranno. "Mi fa bene al cuore" dice. "Giovent 
davanti allo specchio. Quanto tempo  passato, Harry, dimmi la verit 
adesso, dall'ultima volta che te la sei spassata? Molto tempo?"
 "Me la sono spassata stanotte" dice Coniglio. "Sono andato in 
macchina fino alla Virginia Occidentale e ritorno."
 "Ti piacer la mia dama, so che ti piacer, un fiore cittadino" 
continua Tothero. "La ragazza che condurr con s non la conosco. Lei 
dice che  grassa. Tutto il mondo sembra grasso alla mia dama... come 
mangia, Harry: l'appetito dei giovani. Affascinante quel nodo, voi 
giovani conoscete tanti di quei trucchi che io non ho mai imparato."
 "Non  che un nodo Windsor." Vestito, Coniglio sente un ritorno di 
calma. Il risveglio lo ha restituito in un certo qual modo al mondo 
che aveva abbandonato. Aveva sentito la mancanza della presenza 
invadente di Janice, del bambino e dei suoi strillanti bisogni, delle 
quattro pareti di casa sua. Si era domandato che cosa stesse facendo. 
Ma ora questi riflessi, scalfiti in superficie, sono spenti e istinti 
pi profondi prorompono, dicendogli che ha ragione. Sente la libert 
come ossigeno dappertutto intorno a s; Tothero  un risucchio d'aria 
e l'edificio in cui si trova, le vie della cittadina, sono semplici 
scalinate o vicoli nello spazio. Cos perfetta, cos conseguente  la 
libert nella quale si  vaporizzata la confusa massa del mondo 
mediante il semplice scatto della sua decisione, che tutte le strade 
sembrano ugualmente buone, tutti i movimenti gli applicano la stessa 
pressione carezzevole sulla pelle, e non un atomo della sua felicit 
si altererebbe se Tothero dovesse dirgli che non stanno per trovarsi 
con due donne ma con due capre, e che non sono diretti a Brewer ma 
nel Tibet. Aggiusta la cravatta con infinita attenzione, come se le 
piccole increspature alla base del nodo Windsor, il colletto della 
camicia di Tothero, e l'attaccatura del proprio collo fossero le 
braccia di una stella che, quando avr finito, si estender 
all'infuori fino ai confini dell'universo. E' lui il Dalai Lama. Come 
una nube che si inframmetta nell'angolo della sua visuale, Tothero si 
porta alla finestra. "E' ancora l la mia macchina?" domanda Coniglio.
 "Hai una macchina blu. S. Mettiti le scarpe."
 "Mi domando se qualcuno l'abbia vista. Mentre dormivo, ha sentito 
dir niente per la citt?" Poich nel vasto vuoto della sua libert 
Coniglio ha ricordato alcune imperfezioni, la sua famiglia, sua 
moglie, il loro appartamento, grumi di preoccupazione. Gli sembra 
impossibile che il passare del tempo possa averli dissolti cos 
rapidamente, ma la risposta di Tothero lo implica.
 "No" egli dice. E soggiunge: "Ma del resto, naturalmente, non sono 
andato dove si sarebbe potuto parlare di te".
 Infastidisce Coniglio il fatto che Tothero si interessi a lui 
soltanto come a un compagno di bagordi. "Avrei dovuto lavorare oggi" 
dice con una voce allusiva, come se incolpasse il vecchio.
 "Che cosa fai?"
 "Do dimostrazioni con un aggeggio da cucina chiamato sbucciatore Magisbuccia nei magazzini a prezzo fisso."
 "Nobile mestiere" dice Tothero, e si volta dalla finestra. 
"Splendido, Harry. Finalmente sei pronto."
 "Non c' un pettine in qualche posto, signor Tothero? Dovrei andare al gabinetto."
 Sotto i loro piedi i soci dell'associazione atletica Splendore 
ridono e sghignazzano di qualche buffonata. Coniglio immagina di 
passare tra loro e domanda: "Senta, dovrei proprio farmi vedere da tutti?".
 Tothero si indigna, come succedeva di tanto in tanto agli 
allenamenti, quando tutti si limitavano a fare gli stupidi intorno al 
cesto senza esercitarsi. Di che cosa hai paura, Harry? Di quella 
povera, piccola Janice Springer? Sopravvaluti la gente. Se ne 
infischiano tutti di quello che fai. Ora scenderemo l sotto e non 
rimanere troppo a lungo nella toletta. E ancora non ti ho sentito 
dire un sol grazie per tutto quello che ho fatto per te, e per tutto 
quello che sto facendo." Prende il pettine infilato nelle setole 
della spazzola e lo porge a Harry.
 La paura di compromettere la sua libert blocca il semplice gesto 
che esprime gratitudine. Coniglio mormora "Grazie" a labbra strette.
 Scendono al pianterreno. Contrariamente a quanto Tothero aveva 
promesso, tutti gli uomini - vecchi per la maggior parte, ma non 
molto vecchi, per cui la loro impotenza ha un disgustoso vigore - 
alzano gli occhi su di lui, interessati. Follemente, Tothero lo 
presenta pi volte: "Fred, questo  il mio ragazzo pi capace, uno 
straordinario giocatore di pallacanestro, Harry Angstrom, 
probabilmente ricorderai di averne letto il nome sui giornali, ha 
stabilito due volte il record di contea, nel 1950, e poi lo ha superato nel 1951, un risultato splendido".
 "Ma davvero, Marty?"
 "Harry,  un onore conoscerla."
 I loro occhi incolori e all'erta, piccole chiazze scure come le 
loro bocche, si saziano dell'insolita vista di lui e ingurgitano 
acide impressioni da digerire nei loro stomachi disgustosi, gonfi, 
incalliti alla birra. Coniglio si accorge che Tothero  un buffone 
per loro, e si vergogna dell'amico e di se stesso. Va a nascondersi 
nel gabinetto. La vernice  scrostata sul sedile della tazza e il 
lavabo  macchiato dalle lacrime rugginose dei rubinetti dell'acqua 
calda; le pareti sono oleose e il porta-asciugatoi  vuoto. V' un 
che di terribile nell'altezza del minuscolo soffitto: un metro 
quadrato di delicata struttura metallica coperto da ragnatele in cui 
sono sospesi alcuni involucri bianchi di insetti. Il suo sconforto si 
approfondisce, diviene una sorta di paralisi; esce e raggiunge 
Tothero che sta facendo rigide e incerte smorfie e come in sogno 
escono dal locale. Si sente insultato, vagamente usurpato, quando 
Tothero sale sulla sua automobile. Ma, proprio come, in un sogno, non 
indugia mai a porre domande, Coniglio si insinua dietro il volante e, 
nel rinnovato rapporto delle proprie gambe e delle proprie braccia 
con le leve e i pedali, indossa nuovamente il mantello del potere. 
Sente di aver rigidi sul capo i capelli pettinati e bagnati.
 Dice aspro: "Sicch, lei crede che avrei dovuto bere con Janice".
 "Fa' quello che il cuore comanda" dice Tothero. "Il cuore  la tua sola guida." Ha un tono stanco e remoto.
 "Andiamo a Brewer?"
 Nessuna risposta.
 Coniglio risale il vicolo uscendo in Potter Avenue, sotto la quale 
scorreva un tempo l'acqua della fabbrica di ghiaccio. Va a destra, 
lontano da Wilbur Street, dove si trova il suo appartamento, e altre 
due svolte lo portano nella via principale diretto al perimetro della 
montagna per Brewer. Sulla sinistra, il terreno degrada in un baratro 
pavimentato dalla liscia immota ampiezza del fiume Running Horse; 
sulla destra, splendono i distributori di benzina, mulinelli guizzano 
su fili, riflettori protestano.
 Di mano in mano che la cittadina va diradandosi, la lingua di 
Tothero si scioglie. "Le signore con le quali stiamo per trovarci, 
be', Harry, non ho la pi pallida idea di come potr essere 
quell'altra, ma so che ti comporterai da gentiluomo. E ti garantisco 
che la mia amica ti piacer. E' una donna in gamba, Harry, e ha avuto 
contro sette rigori sin dalla nascita, ma ha fatto una cosa notevole."
 "Che cosa?"
 "Ha dominato la situazione. Non  forse tutto qui il segreto, 
Harry; dominare la situazione? Mi rende felice, felice e umile, 
l'avere, come ho, questa tenuissima relazione con lei. Harry?"
 "Dica?"
 "Ti rendi conto, Harry, che una giovane donna ha peli su ogni parte del corpo?"
 "Non ci avevo pensato." Il disgusto, come una secrezione 
ghiandolare involontaria, gli ha insozzato la gola.
 "Pensaci" dice Tothero. "Pensaci. Sono scimmie, Harry. Le donne sono scimmie."
 Lo dice con tanta solennit che Coniglio non pu fare a meno di ridere.
 Ride anche Tothero e si fa pi vicino sul sedile. "Eppure le 
amiamo, Harry, non  vero? Harry, perch le amiamo? Rispondi a questa 
domanda e avrai risolto l'enigma della vita." Si sta dimenando, 
accavalla e disaccavalla le gambe, si protende a battere la mano 
sulla spalla di Coniglio, poi balza indietro, guarda fuori del 
finestrino laterale e di nuovo si volta e gli batte la mano sulla 
spalla. "Sono un individuo repellente, Harry. Un individuo da 
aborrire. Harry, lascia che ti dica una cosa." Anche come allenatore 
aveva sempre qualcosa da dirti. "Mia moglie dice che sono un 
individuo da aborrire. Ma lo sai quando  cominciato? E' cominciato 
con la sua pelle. Un giorno di primavera, nel 
millenovecentoquarantatr o quarantaquattro, fu durante la guerra, 
tutto a un tratto divenne schifosa. Era come le pelli di un migliaio 
di lucertole cucite insieme. Mal cucite insieme. Riesci a 
immaginartelo? Quella sensazione che fosse a pezzi mi inorridiva, 
Harry. Mi stai ascoltando? No, non mi ascolti. Ti stai domandando 
perch ti sei rivolto a me."
 "Mi preoccupa un po' quello che ha detto di Janice stamane."
 "Janice! Non parliamo di piccole nullit come Janice Springer, 
Harry, ragazzo mio. E' notte, adesso. Non  il momento di compatire. 
Le vere donne si stanno lasciando cadere gi dagli alberi." Con le 
mani imita oggetti che cadono dagli alberi. "Plim, plim."
 Pur non attribuendogli importanza e considerandolo un maniaco, 
Coniglio  dominato da un senso di attesa. Parcheggiano la macchina 
all'altezza di Weiser Avenue e trovano le due donne davanti a un ristorante cinese.
 Le due giovani donne che aspettano sotto un'insegna al neon 
purpurea hanno una delicatezza floreale; come un'ombra di languore, 
la rossa luce aureola i loro capelli soffici. Il cuore di Coniglio 
pulsa precedendolo sul marciapiede. Si incontrano e Tothero presenta 
Margaret: "Margaret Kosko, Harry Angstrom, il mio migliore atleta,  
un piacere per me poter presentare l'una all'altra due cos splendide 
giovani creature". Le maniere del vecchio hanno una timidezza 
bizzarra;  come se nella voce di lui vi fosse un tossicchiare in attesa.
 Dopo le vanterie di Tothero, Coniglio si stupisce nel constatare 
che Margaret  soltanto una seconda Janice... la stessa giallognola 
densit, quella piccolezza caparbia. Quasi senza muovere le labbra 
ella dice: "Questa  Ruth Leonard. Marty Tothero, e lei, com' che si 
chiama?". Ruth  grassa rispetto a Margaret, ma non si tratta di quel 
grasso. Robusta, piuttosto. Alta di statura per. Ha piatti occhi 
celesti in orbite dal taglio quadrato. Il labbro superiore le sporge 
un pochino, come per una vescica incipiente, e le cosce le colmano il 
davanti del vestito, per cui, anche stando in piedi, ha un grembo. I 
capelli, di un colore rossiccio sporco, sono annodati in una crocchia sulla nuca.
 "Harry" dice Coniglio. "O Coniglio."
 "E' vero!" esclama Tothero. "Gli altri ragazzi solevano chiamarti 
Coniglio. Me n'ero dimenticato." Tossisce.
 "Be', lei  un grosso coniglietto" osserva Ruth. Dietro di lei i 
contatori del parcheggio, con le loro rosse lingue, si susseguono in 
fila lungo il marciapiede, e ai suoi piedi, stretti da lacci color 
lavanda, quattro lastroni del marciapiede si incontrano a X.
 "Grosso solo in apparenza" egli dice.
 "E' cos anche per me" dice lei.
 "Dio, se ho fame" dice Coniglio a tutti loro, tanto per dire 
qualcosa. Chiss perch,  innervosito.
 "Fame, fame" dice Tothero, come se fosse grato dello spunto. "Dove 
vogliono andare le mie piccole?"
 "Qui?" domanda Harry. Dal modo che hanno di guardarlo le due donne 
capisce come si aspettino che sia lui a prendere le decisioni. 
Tothero si sta spostando avanti e indietro diagonalmente come un 
granchio e va a urtare contro una coppia anzianotta che sta passando. 
Il viso di lui tradisce un tale stupore per la collisione, e prorompe 
in scuse cos contrite, che Ruth ride; il riso di lei tintinna nella 
strada come una manciata di spiccioli gettata a terra. A quel suono 
Coniglio comincia a rilasciarsi; lo spazio tra i muscoli del torace 
sembra colmato da aria calda. Tothero apre per primo la porta di 
cristallo, lo segue Margaret, e Ruth prende sottobraccio Coniglio e 
dice: "Io la conosco. Ho frequentato il liceo di West Brewer e ho finito nel cinquantuno".
 "La mia stessa classe." Come il contatto della sua mano sul 
braccio, il fatto ch'ella abbia la sua stessa et gli fa piacere, 
quasi che, anche in licei ai lati opposti della citt, avessero 
imparato le stesse cose e si fossero fatti la stessa concezione della 
vita. La concezione di quelli che hanno terminato gli studi nel '51.
 "Voi ci batteste" ella dice.
 "Avevate una squadra che non valeva un fico."
 "No, non  vero. Filavo con tre dei giocatori."
 "Tre in una volta?"
 "In un certo senso."
 "Be', avevano l'aria stanca."
 Ella ride di nuovo, monetine lanciate a terra, bench lui si 
vergogni di quanto ha detto,  cos allegra, e forse allora era 
carina. Adesso non ha pi una gran bella carnagione. Ma i capelli 
sono folti. Un giovane cinese dalla giacca di lino sporca sbarra loro 
la strada accanto al banco di cristallo al quale siede una ragazza 
americana in chimono contando banconote logore. "Quanti, prego?"
 "Quattro" risponde Coniglio, visto che Tothero tace.
 Gesto inatteso, generoso, Ruth si sfila il corto cappotto bianco e 
lo d a Coniglio; morbido fagotto di stoffa. Il movimento le alza di dosso una folata di profumo.
 "Quattro, s prego da questa parte" e il cameriere li conduce in un 
spar rosso. Il locale  stato riaperto di recente come ristorante 
cinese; alla parete si trovano ancora rosei dipinti di Parigi. Ruth 
barcolla un pochino; standole alle spalle Coniglio vede che i 
calcagni di lei, gialli per lo sforzo, tendono a scivolare di lato 
nella rete di lacci color lavanda che le inchiodano i piedi ai tacchi 
delle scarpe. Ma sotto il lucente verde lisciore del vestito le sue 
ampie natiche colmano la stoffa con una certa compostezza. La vita si 
restringe con geometrica eleganza, come le linee del viso. Il taglio 
del vestito scopre un vasto lembo a V del suo dorso biondo e 
grassoccio. Giungendo nel spar, egli urta contro di lei; con il 
cocuzzolo del capo ella gli arriva al naso. L'odore pungente dei suoi 
capelli si ammaglia con il profumo da magazzini a prezzo fisso che ha 
dietro le orecchie. Si urtano perch Tothero sta facendo accomodare 
Margaret al suo posto cos cerimoniosamente, uno gnomo 
all'imboccatura della caverna. Stando l in attesa, Coniglio si sente 
esaltato nel pensare che un estraneo, passando davanti alla vetrina 
del ristorante, come lui la notte scorsa davanti a quel ristorante 
della Virginia Occidentale, lo vedrebbe con una donna. Ha 
l'impressione di essere quell'estraneo, intento a guardare, e invidia 
a se stesso il proprio corpo e quello della sua donna. Ruth si china 
e scivola dentro. La pelle delle spalle manda riflessi e poi diviene 
opaca nella penombra del spar. Coniglio siede a sua volta e la 
sente frusciare accanto a s, mentre si sistema, come fanno le donne, 
meticolosamente, quasi costruisse un nido.
 Si accorge di essere rimasto con il cappotto di lei in mano. 
Chiara, floscia pelle, gli dorme in grembo. Senza alzarsi, allunga la 
mano e lo appende al gancio dell'attaccapanni sopra di s.
 "E' piacevole avere le braccia lunghe" ella dice, e guarda nella 
borsetta e ne toglie un pacchetto di Newport.
 "Tothero dice che ho le braccia corte."
 "Dove lo ha conosciuto quel vecchio vagabondo?" Questo in modo che 
Tothero possa udirla se vuole.
 "Non  un vagabondo, un tempo era il mio allenatore."
 "Ne vuole una?" Una sigaretta.
 Lui esita. "Ho smesso di fumare."
 "Sicch il vecchio buono a niente  stato il suo allenatore" ella 
sospira. Sfila una sigaretta dal pacchetto turchese di Newport, la 
mette a penzolare tra le labbra arancione e fissa accigliata la 
capocchia di zolfo mentre sfrega il fiammifero, con curiosa 
goffaggine femminile, lontano da s, tenendolo obliquamente e cos 
piegandolo. Si accende alla terza passata.
 Margaret dice: "Ruth".
 "Buono a niente?" dice Tothero e il suo viso massiccio ha un'aria 
malata e asimmetrica nella cauta risata, come se egli incominciasse a 
sciogliersi. "Lo sono, lo sono, un abbietto vecchio buono a niente 
piovuto tra principesse."
 Margaret in questo non vede nulla contro di lei e mette la mano su 
quella di Tothero, sul tavolo, e con voce solenne e spenta insiste: 
"Non sei affatto un buono a niente".
 "Dov' il nostro giovane confuciano?" domanda Tothero e si guarda 
intorno con il braccio libero alzato; quando il cameriere si avvicina 
domanda: "Possiamo avere bevande alcooliche, qui?".
 "Andiamo a prenderle nel bar accanto" dice il cameriere. Buffo 
l'aspetto che hanno le sopracciglia dei cinesi, affondate nella pelle 
invece di essere sporgenti. Le loro facce sembrano sempre lavate.
 "Un doppio whisky scozzese" disse Tothero. "E tu mia cara?"
 "Daiquiri" risponde Margaret. La si direbbe una battuta di spirito.
 "E voi bambini?"
 Coniglio guarda Ruth. Il viso di lei  incrostato di cipria 
arancione. I capelli, i suoi capelli che al primo sguardo gli erano 
parsi di un biondo sporco o di un castano sbiadito, hanno in realt 
molteplici tinte, sono rossi e gialli e castani neri, ogni capello 
passa nella luce attraverso una serie di colori, come il pelo di un 
cane. "All'inferno" ella dice "un daiquiri, credo."
 "Tre" dice Coniglio al cameriere, pensando che un daiquiri sia qualcosa di simile a una cedrata.
 Il cameriere recita: "Tre daiquiri, un doppio whisky scozzese puro" 
e se ne va.
 Coniglio domanda a Ruth: "Quand' il suo compleanno?".
 "In agosto. Perch?"
 "Il mio  in aprile" dice lui. "La batto."
 "Mi batte." Quasi sapesse come questo lo faccia sentire pi tenero; 
non ci si pu sentire realmente padroni d'una donna pi anziana.
 "Se ha riconosciuto me" egli domanda "come mai non ha riconosciuto 
il signor Tothero? Era l'allenatore di quella squadra."
 "E chi li guarda gli allenatori? Non fanno niente di buono, no?"
 "Non fanno niente di buono? In una squadra di scuola media tutto 
dipende dall'allenatore, non  cos?"
 Tothero risponde: "Dipende tutto dai ragazzi, Harry. Non si pu 
cavare oro dal piombo. Non si pu cavare oro dal piombo".
 "Sicuro che lei pu" dice Coniglio. "Quando entrai a far parte 
della squadra al primo anno, non distinguevo i miei piedi dai 
gomiti."
 "S che li distinguevi, Harry, e come. Non avevo un bel niente da 
insegnarti; mi limitavo a lasciarti correre." Continua a guardarsi 
intorno. "Eri un giovane cervo" continua "con grossi piedi."
 Ruth domanda: "Grossi quanto?".
 Coniglio glielo dice: "Quarantasei. E lei che misura porta?".
 "I miei sono minuscoli" ella dice. "Piccini piccini."
 "Mi sembrava che stessero scivolando fuori delle scarpe." Tira 
indietro la testa e si abbassa appena, per guardare sotto l'orlo del 
tavolo, nella penombra sottomarina, dove i polpacci di lei veduti di 
scorcio pendono come pesci fulvi. Le gambe guizzano indietro sotto la sedia.
 "Non guardi troppo, cadr fuori del spar" ella dice, irritata, ed 
 buon segno. Alle donne piace essere stuzzicate. Non lo riconoscono mai, ma  cos.
 Il cameriere serve i liquori e incomincia ad apparecchiare la 
tavola con tovagliolini di carta e opache posate d'argento. Ha 
apparecchiato davanti a Margaret e ha quasi finito al posto di 
Tothero quando Tothero si toglie il bicchiere del whisky dalle labbra 
e dice con una voce ravvivata, pi dura: "Posate? Per pietanze orientali? Non hanno bastoncini?".
 "Bastoncini, s."
 "Bastoncini per tutti" dice Tothero, reciso. "Quando si  a Roma..."
 "Non prenda le mie!" grida Margaret, schiaffando la mano con un 
tintinnio sul cucchiaio e sulla forchetta quando il cameriere fa per 
togliere le posate. "I bastoncini non li voglio."
 "Harry e Ruth?" domanda Tothero. "Che cosa preferite?"
 Il daiquiri ha effettivamente un sapore di cedrata che galleggi 
come olio su un altro sapore pi aspro e trasparente. "Bastoncini" 
dice Coniglio con voce profonda, felice di irritare Margaret. "Nel 
Texas non mangiavamo mai il pollo alla cinese con le posate, ridicolo!"
 "Ruth?" L'espressione di Tothero quando la guarda  timida e forzata.
 "Oh, credo di s. Se li sa adoperare costui sapr adoperarli 
anch'io." Schiaccia il mozzicone della sigaretta e ne pesca un'altra nel pacchetto.
 Il cameriere se ne va come una sposa con il suo bouquet di posate 
rifiutate. Margaret  la sola a non aver voluto i bastoncini e questo 
la infuria. Coniglio  contento; ella  un'ombra sulla sua felicit.
 "Mangiavate specialit cinesi nel Texas?" domanda Ruth.
 "Continuamente. Mi dia una sigaretta."
 "Ha smesso di fumare."
 "Ho ricominciato. Mi dia una monetina da dieci centesimi."
 "Una monetina da dieci centesimi! Un corno."
 L'inutile energia del rifiuto lo offende, si direbbe quasi ch'ella 
voglia guadagnarci. Perch crede che la deruberebbe? Di che cosa 
potrebbe derubarla? Affonda la mano nella tasca della giacca, la tira 
fuori con spiccioli, sceglie una monetina da dieci centesimi di 
dollaro e la infila nel piccolo selettore di motivi, d'avorio, che 
splende blando sulla parete accanto al loro tavolo. Protendendosi, 
sfiorando il viso di lei, fa girare le tabelline dei titoli e infine 
preme i pulsanti per ascoltare la canzone "Rocksville, P-A". "Le 
specialit cinesi nel Texas sono le migliori specialit cinesi degli Stati Uniti, eccettuata Boston" dice.
 "Senti il gran viaggiatore" dice Ruth. Gli d una sigaretta. Lui le perdona la faccenda della monetina.
 "Sicch lei pensa" dice Tothero con fermezza "che gli allenatori non facciano niente di buono."
 "Sono inutili" dice Ruth.
 "Ehi, andiamo" dice Coniglio.
 Il cameriere torna indietro con i bastoncini e due liste. Coniglio 
 deluso dai bastoncini; sembrano di plastica anzich di legno. La 
sigaretta ha un sapore forte, una boccata di paglia. La spegne. Mai pi.
 "Ordineremo un piatto per ciascuno e poi ce lo divideremo" dice loro Tothero. "Allora chi ha predilezioni?"
 "Maiale all'agrodolce" dice Margaret. Una qualit ce l'ha,  molto decisa.
 "Harry?"
 "Non saprei."
 "Dov' il gran specialista di piatti cinesi?" domanda Ruth.
 "Questa lista  scritta in inglese. Io ordinavo sempre con un men cinese."
 "Andiamo, andiamo, mi dica cos' che  buono."
 "Ehi, la finisca; mi sta confondendo."
 "Lei non  mai stato nel Texas" ella dice.
 Coniglio ricorda la casa in quella strana strada residenziale 
senz'alberi, la verde notte che spuntava dalla prateria, i fiori alla finestra, e dice: "Assolutamente, ci sono stato".
 "A far cosa?"
 "A servire lo zio Sam."
 "Oh, sotto le armi; be', questo non conta. Tutti sono stati nel Texas a fare il servizio militare."
 "Ordini lei quello che le sembra buono" dice Coniglio a Tothero. Lo 
irritano tutti quei veterani dell'esercito che Ruth sembra conoscere, 
e tende l'orecchio per udire le ultime battute della canzone che ha 
fatto sonare con la moneta. In questo ristorante cinese riesce a 
udire soltanto un accenno, proveniente si direbbe dalla cucina, della 
squillante melodia che lo ha estasiato la notte prima in automobile.
 Tothero fa l'ordinazione al cameriere e quando quello si allontana 
cerca di convincere Ruth. Le labbra sottili del vecchio sono bagnate 
di whisky, e la saliva continua a colargli dagli angoli della bocca. 
"L'allenatore" dice. "L'allenatore ha il compito di perfezionare i 
tre strumenti che ci vengono dati nella vita; la mente, il corpo e il cuore."
 "E l'inguine" dice Ruth. Margaret, proprio lei, ride. A Coniglio fa 
venire la pelle d'oca, davvero.
 "Signorina, lei mi ha sfidato, e per rispetto ora deve almeno 
ascoltarmi." Si esprime con grave enfasi.
 "Merda" lei dice piano, e abbassa gli occhi. "Non stia a fare il 
piagnucoloso con me." Tothero l'ha offesa. Le si sbiancano le pinne 
del naso; il suo rozzo trucco sembra oscurarsi.
 "Primo. La mente. Strategia. Quasi tutti i giovani entrano nelle 
squadre di pallacanestro dopo aver giocato in mezzo alla strada e non 
hanno la pi pallida idea dell'eleganza del gioco condotto in un 
campo sportivo con due ceste. Non dico bene, Harry?"
 "S, certo. Proprio ieri..."
 "Secondo... lasciami finire, Harry, e poi potrai parlare... 
secondo, il corpo. Temprare i giovani. Renderne resistenti le gambe." 
Stringe il pugno sulla tavola scivolosa. "Resistenti. Correre, 
correre, correre. Correre continuamente finch hanno i piedi sul 
campo. Non si corre mai abbastanza. In terzo luogo" - si porta il 
dito indice e il pollice di una mano agli angoli della bocca e toglie 
via la bava - "il cuore. E qui al bravo allenatore, il che io, mia 
cara signorina, cercai senza dubbio di essere, e taluni dicono che lo 
fui, si presenta la pi solenne possibilit. Dare ai giovani la 
volont del compimento. Io l'ho sempre preferita alla volont di 
vincere, poich pu esservi il compimento anche nella sconfitta. Far 
loro sentire, s, credo che la parola sia quella adatta, la santit 
del compimento, nel senso di fare del nostro meglio." Osa fare una 
pausa, a questo punto, e vince con essa, fissandoli a turno per 
paralizzare la loro lingua. "Un giovane che ha avuto il cuore 
potenziato da un allenatore capace di ispirarlo" conclude "non pu 
mai divenire, nel senso pi profondo del termine, un fallito nel pi 
grande gioco della vita." Sicuro di averli persuasi, porta alle 
labbra il bicchiere che contiene quasi esclusivamente cubetti di 
ghiaccio. Quando lo inclina i cubetti scivolano in avanti e gli tintinnano contro i denti.
 Ruth si volta verso Coniglio e domanda pacata, come per cambiare argomento: "Che cosa fa?".
 Lui ride. "Be', non sono sicuro di fare ancora qualcosa. Stamane 
sarei dovuto andare al lavoro. Io, oh,  un po' difficile spiegarlo, 
do dimostrazioni con un aggeggio che si chiama sbucciatore per cucina Magisbuccia."
 "E io sono sicuro che se la cava bene" dice Tothero. "Sono sicuro 
che quando il consiglio di amministrazione della societ Magisbuccia 
tiene la riunione annua, e gli amministratori si domandano: "Dunque, 
vediamo un po', chi ha fatto di pi per promuovere la nostra causa 
presso il pubblico americano?" il nome di Harry Coniglio Angstrom  il primo della lista."
 "E lei che cosa fa?" domanda a sua volta Coniglio a Ruth.
 "Niente" risponde Ruth. "Niente." E le sue palpebre sono come un 
sipario grigioazzurro mentre sorseggia il daiquiri. Il mento di lei 
assume lo stesso colore verde-chiaro del liquido.
 Arrivano le specialit cinesi. Deliziosa acquolina gli colma la 
bocca. Non le ha davvero pi gustate dopo il Texas. Gli piace questo 
cibo che non contiene alcuna prova disgustosa di animali massacrati, 
una fetta sanguinante di quarto di bue, lo scheletro tutto tendini di 
un pollo; questi spettri sono stati tritati e distrutti e fusi senza 
dolore con le forme di vegetali insensibili, tondi cosi verdi che 
allettano il gusto ingenuo del suo appetito. Sciroppo di zucchero, 
versato con generosit su un fumante petto di riso. A ciascuno viene 
servito un lindo petto bollente, e Margaret pi degli altri si 
affretta a pasticciare il suo con frammenti canditi; tutti mangiano 
bene. I loro visi attingono colore e forza ai piatti ovali di porco 
scuro, di piselli allo zucchero, di pollo, di densa salsa dolce, di 
gamberetti, di castagne d'acqua e di chiss che altro. La 
conversazione diviene cordiale e animata.
 "Era fantastico" dice Coniglio di Tothero. "Era il pi grande 
allenatore del paese. Non sarei stato niente senza di lui."
 "No, Harry, no. Tu per me hai fatto pi di quanto io abbia fatto 
per te. Ragazze, nella prima partita che gioc segn venti punti."
 "Ventitr" dice Harry.
 "Ventitr punti! Pensate." Le due donne continuano a mangiare. 
"Ricordi, Harry, i campionati statali a Harrisburg; Dennistown e il loro piccolo campione."
 "Era piccolissimo" dice Harry a Ruth. "Poco pi di un metro e mezzo 
di statura e brutto come una scimmia. E anche un giocatore proprio sleale."
 "Ah, ma conosceva il suo mestiere" dice Tothero "conosceva il suo 
mestiere. Stava per fregare anche noi, finch Harry non and in bestia."
 "Tutto ad un tratto il cesto parve grande come un pozzo. Tutti i 
miei tiri andavano a segno. Poi questo imbecille mi fa lo sgambetto."
 "E' vero" dice Tothero. "Lo avevo dimenticato."
 "Mi fa lo sgambetto e io piombo, bam, sulla stuoia. Se le pareti 
non fossero state imbottite mi sarei ammazzato."
 "E allora che cosa accadde, Harry? Lo pestasti? Ho dimenticato 
tutto questo episodio." La bocca di Tothero  piena di cibo e la sua fame  brutta a vedersi.
 "Perch, no" dice adagio Coniglio. "Io non ho mai commesso falli. 
L'arbitro se ne accorse ed era il quinto fallo che quello commetteva e fu espulso. Allora li battemmo."
 Qualcosa si spegne nell'espressione di Tothero; il viso gli si 
affloscia. "Giusto, non commettevi mai falli. Harry  sempre stato l'idealista."
 Coniglio alza le spalle. "Non ce n'era bisogno."
 "L'altra cosa strana di Harry" dice Tothero alle due donne. "Non si fece mai male."
 "No, una volta mi slogai il polso" lo corregge Coniglio. "La cosa che lei ha detto e che davvero mi giov..."
 "Che cosa accadde poi ai campionati? Mi spaventa il modo con cui ho dimenticato questo."
 "Che cosa venne dopo? Pennoak, mi pare. Non successe niente. Ci batterono."
 "Vinsero loro? Non li battemmo?"
 "Oh, no, all'inferno. Erano bravi. Avevano cinque buoni giocatori. 
Noi che cosa potevamo opporgli? Soltanto me, in effetti. Avevamo 
Harrison, che era okay, ma dopo quella ferita in una partita di football non ritrov pi il tocco magico, sul serio."
 "Ronnie Harrison?" domanda Ruth.
 Coniglio trasale. "Lo conosce?" Harrison era un famigerato donnaiolo.
 "Non ne sono sicura" dice lei, anche troppo compiaciuta.
 "Un tipo piuttosto basso, con i capelli ricci. Zoppicava appena."
 "No, non lo conosco" ella dice. "Non credo." E' piacevolmente abile 
con i bastoncini, e tiene una mano in grembo, a palmo in su. A lui 
piace quando china il capo, quel collo forte e semplice che si muove 
in avanti facendo guizzare i larghi tendini sulla spalla, per portare 
le labbra intorno a un frammento di qualcosa. Stretto con la 
pressione esattamente necessaria tra i bastoncini; buffo come le 
donne grassocce abbiano quel tocco delicato. Margaret si ficca il 
cibo in bocca con l'opaca forchetta d'argento.
 "Non vincemmo" ripete Tothero, e grida: "Cameriere". Quando il 
cameriere viene, Tothero ordina gli stessi liquori.
 "No, per me no, grazie" dice Coniglio. "Sono gi abbastanza brillo con questo."
 "Lei non  altro che un ragazzone dalla pura esistenza, vero, lei" 
dice Margaret. Non sa neppure ancora il suo nome. Dio, se la odia.
 "La cosa, avevo cominciato a dire, la cosa che lei disse e che 
davvero mi giov" dice Coniglio a Tothero " quella faccenda di far 
quasi toccare i pollici nei tiri a due mani. Il segreto sta tutto l, 
in realt, tenere il pallone davanti alle mani, dove si prova quella 
bella sensazione per i tiri alti. E poi non fare altro che lanciare." 
Dimostra in che modo con le mani.
 "Oh, Harry" dice Tothero malinconico "eri gi bravo nei tiri quando 
venisti con me. Io non ti diedi altro che la volont di vincere, la volont del compimento."
 "Sa, la mia serata pi bella" dice Coniglio "la mia serata pi 
bella non fu quel risultato di quaranta punti quella volta contro 
Allenville, fu al mio primo anno di liceo, andammo fino al confine 
della contea a giocare, proprio agli inizi della stagione, una buffa 
piccola scuola di campagna, un centinaio di studenti in tutte e sei 
le classi; come si chiamava? Bird's Nest? Qualcosa di simile. Lei se ne ricorder."
 "Bird's Nest" dice Tothero. "No."
 "Fu la sola volta, credo, che li incontrammo. Buffa piccola 
palestra e sala di spettacoli quadrata, dove gli spettatori sedevano 
sul palcoscenico. Era un nome che significava qualcosa."
 "Bird's Nest" dice Tothero. E' interdetto. Continua a toccarsi l'orecchio.
 "Oriole!" esclama Coniglio, con esultanza perfetta. "Oriole High. 
Una di quelle piccole cittadine molto sparse, e si era agli inizi 
della stagione, quindi faceva ancora abbastanza caldo, e andando 
sull'autobus si vedevano i covoni simili a tante capanne nei campi. E 
la scuola sapeva di sidro; ricordo che lei ci scherz sopra. Mi disse 
di prendermela calma, ch ci trovavamo l per allenarci e non 
dovevamo tentare di demolirli, s."
 "Hai la memoria migliore della mia" dice Tothero. Torna il 
cameriere e Tothero toglie il bicchiere dal vassoio, prima ancora che 
il cinese abbia avuto il tempo di porgerglielo.
 "Sicch" dice Coniglio. "Andammo laggi, ed ecco quei cinque 
contadinotti che arrancavano avanti e indietro, e segnammo subito una 
quindicina di punti, e io me la presi proprio calma. E c'era s e no 
un paio di dozzine di persone sedute sul palcoscenico e non si 
trattava di una partita di campionato e quindi la cosa non aveva una 
grande importanza, ed io provai 'sta buffa sensazione di poter fare 
qualsiasi cosa; mi limitavo a saltellare qua e l, a passare il 
pallone, e di colpo seppi, vede, seppi che potevo far tutto quel che 
volevo. Nel secondo tempo tiro una decina di volte soltanto, forse, e 
ogni tiro fa centro, non soltanto di rimbalzo, ma non tocca neppure 
l'anello, come se io facessi cadere sassi in un pozzo. E questi 
contadinelli che corrono avanti e indietro tutti sudati; non avevano 
altro che due riserve. Ma anche per loro non era una partita di 
campionato e la cosa non importava molto, e l'unico arbitro se ne 
stava appoggiato al palcoscenico chiacchierando con il loro 
allenatore. Oriole High. Gi, e dopo la partita il loro allenatore 
scende negli spogliatoi dove si stanno cambiando tutte e due le 
squadre e tira fuori da un armadietto un bottiglione di sidro e ce lo 
passiamo dall'uno all'altro. Non ricorda?" Lo lascia interdetto, ma 
anche gli fa venir voglia di ridere, il non riuscire a far sentire 
agli altri che cosa c'era stato di tanto speciale. Ricomincia a 
mangiare. Gli altri hanno finito e sono al secondo liquore.
 "Eh, s, angelo, lei  proprio un caro marmocchio" gli dice Margaret.
 "Non badarle, Harry" dice Tothero "cos parlano le girovaghe."
 Margaret lo schiaffeggia; la sua mano scatta dal tavolo e 
passandogli davanti al corpo gli percuote la bocca, di piatto, ma 
senza alcuno schiocco.
 "Ben dato" dice Ruth. Il suo tono  indifferente. L'intera faccenda 
 stata cos silenziosa che il cinese, togliendo i piatti, non alza 
gli occhi e sembra non aver udito niente.
 "Ce ne andiamo" annuncia Tothero, e cerca di alzarsi ma l'orlo del 
tavolo gli preme contro le cosce ed egli non riesce a sollevarsi pi 
in su di un gobbo. Lo schiaffo gli ha lasciato sulla bocca una 
piccola smorfia che Coniglio non sopporta di guardare,  cos ambigua 
e offuscata, un misto cos pietoso di smargiassata e di vergogna e, 
peggio ancora, di orgoglio o meno che orgoglio, presunzione. Quella 
smorfia mortale pronuncia le parole: "Vieni, mia cara?".
 "Figlio di puttana" dice Margaret, eppure quel suo duro nocciolo di 
corpo scivola via, ed ella si volta a guardare per vedere se lui 
abbia dimenticato qualcosa, le sigarette, o la borsetta. "Figlio di 
puttana" ripete, e v' un che di grazioso nella calma con cui lo 
dice. Tanto lei quanto Tothero sembrano pi calmi, ora, decisi e, in 
un certo qual modo, rigidi.
 Coniglio fa per alzarsi da tavola, ma Tothero gli posa sulla spalla 
una mano rigida e incalzante, il tocco dell'allenatore, quello che 
Coniglio ha sentito cos spesso sulla panca, subito prima della pacca 
sul sedere che lo mandava in gioco. "No, no, Harry. Tu rimani. Una 
per ciascuno. Non lasciarti turbare dalla nostra volgarit. Non 
potrei prendere in prestito la tua macchina, o s?"
 "Eh? E come potrei girare, poi?"
 "Giustissimo, hai perfettamente ragione. Scusami se te l'ho chiesto."
 "No, voglio dire, pu prenderla se le fa piacere..." In realt, 
prova una profonda riluttanza a separarsi da un'automobile che gli appartiene solo a met.
 Tothero lo capisce. "No no. E' stata un'idea folle. Buonanotte."
 "Vecchio bastardo gonfiato" gli dice Margaret. Lui sbircia dalla 
sua parte, poi abbassa gli occhi annebbiati. Margaret ha ragione, 
Harry se ne rende conto,  gonfiato; ha la faccia sbilenca come un 
pallone stanco. Eppure questo pallone abbassa gli occhi su di lui, 
fissandolo, come se un qualche messaggio lo stesse dilatando, greve e vago come acqua.
 "Dove andrai?" domanda Tothero.
 "Me la caver benissimo. Ho soldi. Andr in un albergo" gli dice 
Coniglio. Si augura ora, dopo avergli rifiutato un favore, che Tothero se ne vada.
 "La porta della mia dimora  aperta" dice Tothero. "C' solo quella 
branda, ma possiamo mettere un materasso..."
 "No, senta" dice Coniglio con severit. "Lei mi ha salvato la vita, 
ma non voglio esserle di peso. Me la caver. Non so come ringraziarla, in ogni modo."
 "Parleremo ancora" promette Tothero; la mano gli guizza, e tocca per caso la coscia di Margaret.
 "Avrei voglia di ammazzarti" dice Margaret al suo fianco, e se ne 
vanno, come padre e figlia veduti di spalle, oltre il banco dove il 
cameriere bisbiglia con la ragazza americana, e fuori della porta di 
cristallo, Margaret precedendolo. L'intero episodio sembra cos 
inevitabile: come figurine di legno che escono da un barometro e vi rientrano.
 "Dio,  mal ridotto."
 "Chi non lo ?" domanda Ruth.
 "Lei non sembra esserlo."
 "Mangio troppo, vuol dire."
 "No, senta, lei ha una specie di complesso dell'obesit. Non  
grassa. Ha le giuste proporzioni."
 Ruth ride, si domina, lo guarda, ride ancora, gli preme il braccio 
e dice: "Coniglio, lei  un gentiluomo cristiano". Il fatto che si 
sia servita del suo soprannome gli penetra nell'orecchio con un 
tepore scombussolante.
 "Perch lo ha schiaffeggiato?" egli domanda, ridacchiando per il 
timore che le mani di lei, posate sul suo avambraccio, gli pungolino 
scherzosamente il fianco. Sente nella stretta della giovane donna la 
tensione di tale possibilit.
 "Le piace schiaffeggiare la gente. Una volta ha schiaffeggiato me."
 "Gi, ma lei probabilmente l'aveva voluto."
 Ruth rimette le mani sul tavolo. "Anche lui. Gli piace essere 
picchiato."
 Coniglio domanda: "Lo conosce?".
 "Ne ho sentito parlare da Margaret."
 "Be', questo non significa conoscerlo. Quella donna  stupida."
 "Vero? E' pi stupida di quanto lei possa immaginare."
 "Senta, lo so. Ho sposato la sua gemella."
 "Oooh. Ammogliato."
 "Ehi, cos' questa storia di Ronnie Harrison? Lo conosce?"
 "Cos' questa storia di lei ammogliato?"
 "Be', lo ero. Lo sono ancora." Si pente di avere incominciato a 
parlarne. Una grossa bolla, l'enormit di questa bolla, gli gonfia il 
cuore. E' come quando era bambino e a un tratto pensava, tornando a 
casa da qualche posto alla fine del sabato pomeriggio, che quelle 
cose - quegli alberi, quel marciapiede - fossero la vita, l'unica e 
sola realt.
 "Dov' sua moglie?"
 Questo peggiora la situazione, immaginarsi Janice, dove potrebbe 
essere andata? "Probabilmente con i suoi genitori. L'ho lasciata 
appena ieri sera."
 "Oh, allora questa  solo una vacanza. Non l'ha lasciata."
 "Credo di s."
 Il cameriere porta loro un piatto di dolci di sesamo. Coniglio si 
azzarda a prenderne uno, dicendosi che saranno duri, ed  deliziato 
di constatare che in bocca diventa molle elastica gelatina, 
attraverso la crosta di blandi semi. Il cameriere domanda: "Non 
tornano pi i suoi amici?".
 "Non importa, pago io il conto" dice Coniglio.
 "E' ricco?" domanda Ruth.
 "No, povero."
 "Andr davvero in un albergo?" Prendono tutti e due parecchi dolci 
di sesamo. Ce ne sar forse una ventina sul piatto.
 "Penso di s. Le dir di Janice. Non avevo mai pensato di lasciarla 
fino al momento in cui lo feci; di colpo parve una decisione ovvia. E' 
alta circa un metro e sessanta, di carnagione piuttosto scura..."
 "Non voglio sentirne parlare." Il tono  reciso; i suoi capelli 
multicolori, mentre arrovescia il capo all'indietro fissando un 
lampadario, si risolvono in un'unica sfumatura grave. La luce era pi 
lusinghiera per i capelli di lei di quanto non lo sia per il suo 
viso; da questa parte del naso vi sono alcuni punti neri sulla pelle, 
difetti che si rigonfiano sotto la cipria.
 "Non vuole" egli dice. La bolla gli scivola via dal petto. Se la 
cosa non preoccupa nessun altro, perch dovrebbe preoccupare lui? 
"Okay. Di che cosa dobbiamo parlare? Quanto pesa?"
 "Sessantasette chili."
 "Ruth, ma lei  minuscola. Non  che un peso medio leggero. Sul 
serio. Nessuno vuole che sia tutta ossa. Ogni etto che ha addosso ha 
un valore inestimabile."
 Sta parlando solo per felicit, ma qualcosa di quanto dice fa s 
che ella si irrigidisca. "Lei  molto furbo, vero?" domanda, 
inclinando verso i propri occhi il bicchiere vuoto. E' un calice 
basso su un corto stelo, come una coppa di gelato a un matrimonio di 
lusso. Proietta pallidi archi di riflessi che le nuotano sul viso.
 "Non vuole parlare neppure del suo peso. Huh." Si mette in bocca un 
altro dolce di sesamo e aspetta che sia passato il primo spasimo, il 
primo sapore di gelatina. "Proviamo questo. Quel che le occorre, 
signora America,  lo sbucciatore da cucina Magisbuccia. Conserva le 
vitamine. Asporta il grasso in eccesso. Una semplice regolazione 
della vite di plastica, e pu grattugiare carote e fare la punta alle 
matite di suo marito. Tutta una serie di impieghi."
 "La smetta. Non faccia il buffone."
 "D'accordo."
 "Comportiamoci bene."
 "Okay. Cominci lei."
 Ruth si ficca un dolce in bocca e lo guarda con un comico sorriso a 
bocca piena, gli angoli delle labbra tesi e piegati all'ingi, e una 
sforzata espressione di cordialit le tende i lineamenti mentre 
mastica. Manda gi, con gli occhi celesti tondi e sbarrati, e ha un 
piccolo ansito prima di lanciarsi in quello ch'egli ritiene sar un 
commento ma risulta invece essere una risata, proprio sulla sua 
faccia. "Aspetti" lo supplica. "Sto provando." E ricomincia a 
guardare nel calice del bicchiere, riflettendo, e tutto quel che 
riesce a fare, dopo tanti preparativi, consiste nel dire: "Non vada 
in albergo".
 "Non posso farne a meno. Me ne indichi uno buono." Pensa 
istintivamente ch'ella si intenda di alberghi. Sul lato del collo di 
lei, dove esso sfuma nell'ombra della spalla, c' una bianca fossetta 
superficiale in cui si rannicchia e indugia l'attenzione di Coniglio.
 "Sono tutti salati" ella dice. "Tutto  salato. Persino il mio 
appartamentino costa parecchio."
 "Dove ce l'ha l'appartamento?"
 "Oh, a pochi isolati da qui. In Summer Street. Al primo piano, 
sopra un medico."
 "Ci abita sola?"
 "S. La mia amica si  maritata."
 "Sicch le  rimasto sul gobbo tutto l'affitto e non fa nulla."
 "E questo cosa significa?"
 "Niente. Lo ha detto lei che non fa nulla. Quanto le costa?"
 Lei lo fissa incuriosita, con quella prontezza ch'egli aveva notato 
subito, l fuori accanto ai contatori di parcheggio.
 "L'appartamento" dice Coniglio.
 "Centodieci dollari al mese. Poi bisogna pagare la luce e il gas."
 "E lei non lavora."
 Ella scruta il bicchiere facendo s che la luce riflessa scorra 
intorno all'orlo, con un movimento dondolante delle mani.
 "A cosa sta pensando?" domanda.
 "Mi stavo solo domandando..."
 "Domandando cosa?"
 "Quanto lei sia furba."
 Proprio a questo punto, senza muovere la testa, sente il vento 
soffiare. Sicch il discorso mirava a questo; non ne era stato certo. 
Dice: "Bene, senta una cosa. Perch non mi permette di contribuire 
all'affitto?".
 "Perch dovrebbe far questo?"
 "Pura generosit" dice lui. "Dieci dollari?"
 "Me ne occorrono quindici."
 "Per la luce e il gas. Va bene. Va bene." E' incerto ora sul da 
farsi. Siedono contemplando il piatto vuoto che aveva contenuto una 
piramide di dolci di sesamo; li hanno mangiati tutti. Il cameriere, 
quando si avvicina,  stupito di constatarlo; gli occhi di lui 
passano dal piatto a Coniglio a Ruth, tutto in un attimo. Il conto 
ammonta a nove dollari e sessanta. Coniglio mette sul tavolo un 
biglietto da dieci e su di esso un altro da un dollaro; poi, accanto 
a queste banconote, mette un biglietto da dieci e uno da cinque. 
Conta quel che rimane nel portafoglio: tre biglietti da dieci dollari 
e quattro da uno. Quando alza gli occhi, il denaro di Ruth  
scomparso dal tavolo scivoloso. Coniglio si alza, prende il corto 
morbido cappotto di lei e glielo regge e, come un grosso pesce verde, 
la sua preda, ella si alza da tavola, esce dal spar e, con 
freddezza, si lascia aiutare a infilarlo. Coniglio calcola: dieci 
centesimi di dollaro alla libbra.
 E questo senza contare il conto del ristorante. Porta il conto alla 
cassa e d alla ragazza un biglietto da dieci dollari. Lei cambia con 
un cipiglio; la paurosa vacuit dei suoi occhi  metodicamente orlata 
di rimmel. La semplicit viola del chimono non si armonizza con i 
capelli resi crespi dalla permanente e con il viso imbellettato, 
incavato, spogliato. Quando mette le monete sul rosa corrugato del 
cuscinetto del resto, lui fa un cenno con la mano sopra gli 
spiccioli, vi aggiunge il dollaro e annuisce al giovane cameriere 
cinese che le sta appollaiato accanto, tutto attento. "Grazie mille, 
signore. Grazie mille" gli dice il cameriere. Ma la sua gratitudine 
non dura neppure finch sono usciti. Mentre si dirigono verso la 
porta di cristallo, il cinese si volta verso la cassiera e con una 
voce stridula, dalle inflessioni perfette, conclude la storiella: 
"...e allora, quest'altra gatta dice: Ma amico, il mio era elio!".
...
.
...
 In compagnia di questa Ruth, Coniglio esce nella strada. Alla sua 
destra, lontano dalla montagna, il centro della citt splende: un 
caos di insegne luminose, il profilo al neon di una scarpa, di una 
nocciolina americana, di un cappello a cilindro, di un enorme 
girasole eretto, lo stelo di neon verde alto sei piani, di fianco a 
un edificio, per simboleggiare la birra Girasole, il centro giallo 
del girasole  una seconda luna, i fari delle automobili che si 
mescolano sono lucciole nell'erba. Un isolato pi avanti una campana 
monotona rintocca frettolosa e, lunghe come coltelli, le sbarre a 
strisce rosse del passaggio a livello discendono, affettando la 
soffice massa del neon, e il traffico rallenta, si ferma.
 Ruth volta a sinistra, verso l'ombra del monte Judge, e Coniglio la 
segue. Il pendio di cemento  una rivendicazione sepolta, un'eco 
inattesa, della terra ch'era stata l prima della citt. Per Coniglio 
il marciapiede  un'ombra della trasparenza luminosa del daiquiri; si 
sente allegro, e saltella, a un certo punto, per tenersi al passo con 
il suo amore. Gli occhi di lei guardano in alto, l dove l'Hotel 
Pinnacle aggiunge la propria rozza costellazione alle stelle sopra il 
monte Judge. Camminano insieme silenziosi mentre dietro a loro un 
treno merci sbuffa e fischia sul passaggio a livello.
 Coniglio individua la sua difficolt; ella lo ha in antipatia, 
adesso, come quella prostituta nel Texas. "Ehi" dice. "Sei mai stata 
lass sulla cima?"
 "Certo. In automobile."
 "Quando ero bambino" dice lui "ci andavamo a piedi dall'altra 
parte. C' una specie di foresta tenebrosa, e ricordo che una volta 
capitai davanti a una vecchia casa, nient'altro che una fossa nel 
terreno con alcuni sassi, dove, credo, qualche pioniere si era fatto 
la fattoria."
 "L'unica volta che sono salita lass ero in macchina con un avido 
pancione."
 "Be', congratulazioni" fa lui, infastidito dall'autocompatimento 
che si cela nella sua durezza.
 Ella azzanna per essere stata smascherata. "Cosa credi che mi 
importi del tuo pioniere?" domanda.
 "Non lo so. Perch non dovrebbe importartene? Sei americana."
 "Che ne sai? Potrei anche essere messicana."
 "Non potresti esserlo mai. Non sei abbastanza piccoletta."
 "Sai, sei un vero porco."
 "Og, andiamo, piccola" dice lui, e le mette un braccio intorno alla 
ciccia della vita. "Credo di essere abbastanza a posto."
 "Non contarlo a me."
 Volta a sinistra, all'altezza di Weiser, sottraendosi al suo 
braccio. Questa  Summer Street. File di case di mattoni non tanto in 
abbandono quanto molto sfruttate. I numeri delle case sono collocati 
nelle lunette di vetri colorati sopra le porte. La luce color 
mela-e-arancio di una piccola drogheria mostra i profili di alcuni 
ragazzetti che indugiano all'angolo. I supermarket stanno facendo 
fallire questi piccoli negozi, li costringono a restare aperti tutta 
la notte.
 Coniglio la cinge di nuovo alla vita e la implora: "Suvvia, fa' la 
brava figliola". Vuole farle capire che la sua crudezza 
nell'esprimersi non lo terr lontano. Ella desidera che si accontenti 
del suo corpo massiccio, ma lui vuole donne intere, leggere come 
piume. Con suo stupore il braccio di lei rispecchia il suo, gli passa 
intorno alla vita. Cos allacciati trovano difficoltoso camminare, e 
si separano al semaforo.
 "Non ti sono andato a genio al ristorante?" le domanda. "Come ho 
cercato di far piacere a Tothero? Di dirgli quanto era grande?"
 "Io ti ho sentito dire soltanto quanto eri grande tu."
 "Ero grande sul serio. E' la verit. Cio, adesso non sono quasi 
pi buono a niente, ma alla pallacanestro ero davvero bravo."
 "Sai in che cosa ero brava io?"
 "In che cosa?"
 "Nel far da cucina."
 "E' pi di quanto sappia fare mia moglie. Povera marmocchia."
 "Ricordi quel che ci dicevano alla scuola domenicale, che tutte le 
creature fatte da Dio sono brave in qualcosa? Bene, quella era la mia 
specialit, cucinare. Pensavo, Ges, ora diventer una gran cuoca."
 "Be', non lo sei?"
 "Non saprei. Non faccio altro che divorare."
 "Be', smetti."
 "Fa parte del mestiere" ella dice e questo, sul serio, lo 
ammutolisce. Non pensa a lei cos brutalmente. Lo spaventa il pensare 
a lei in questo modo. Gliela fa sembrare, in termini d'amore, cos 
vasta.
 "Eccoci arrivati" dice Ruth. La sua casa  di mattoni come tutte le 
altre sul lato ovest della strada. Di fronte, una grande chiesa di 
arenaria pende come una tenda grigia davanti al lampione. Entrano, 
passando sotto la lunetta di vetri colorati. Nell'ingresso c' una 
fila di pulsanti di campanelli sotto cassette d'ottone per le 
lettere, e un portaombrelli verniciato, e una stuoia di gomma sul 
pavimento di marmo e due porte, una a destra con il vetro smerigliato 
e un'altra di fronte a loro, con il vetro rinforzato da rete 
metallica, attraverso il quale egli scorge scale con una passatoia di 
gomma. Mentre Ruth infila una chiave in questa porta egli legge la 
scritta in lettere dorate sull'altra: F'X' Pelligrini, medico 
chirurgo. "Vecchia volpe" dice Ruth e lo precede su per le scale.
 Abita al primo piano. La porta di casa sua  quella in fondo al 
corridoio di linoleum, la pi vicina alla strada. Egli le rimane alle 
spalle mentre lei raschia con la chiave nella serratura. A un tratto, 
nella luce fredda del lampione che penetra attraverso i quattro vetri 
incrinati della finestra al suo fianco, vetri azzurri con l'aria di 
essere cos sottili che basterebbe il tocco di un dito a romperli, 
Coniglio incomincia a tremare, prima le gambe, poi la pelle dei 
fianchi. La chiave entra e la porta si apre.
 Una volta dentro, mentre lei cerca con la mano l'interruttore della 
luce, le butta gi le braccia, la fa voltare di scatto e la bacia. E' 
follia, vuole schiacciarla, un piccolo manometro dentro le sue 
costole raddoppia e torna a raddoppiare la sua necessit di 
esercitare una pressione, null'altro che pura pressione, non c' 
amore in essa, l'amore che contempla la pelle e vi scivola su, egli 
non ha coscienza delle loro epidermidi, vuole macinare il cuore di 
lei nel suo, consolarla fino in fondo. Per indole in un simile 
abbraccio ella diviene rigida. L'umido cuscinetto di fiacca 
compiacenza con cui le sue labbra avevano accolto quelle di lui si 
inaridisce e si indurisce, e quando pu gettare il capo all'indietro 
e liberare le mani, appoggia il palmo contro la mascella di Coniglio 
e spinge come se volesse lanciargli il cranio nel corridoio. Le dita 
si incurvano e un'unghia lunga scortica la pelle tenera sotto 
l'occhio. Egli la lascia andare. L'occhio che per un pelo non  stato 
graffiato guarda losco e un tendine gli duole nel collo.
 "Vattene" dice Ruth, con il viso forte e stravolto brutto nella 
luce del corridoio.
 Con un movimento all'indietro della gamba lui sferra un calcio alla 
porta e la chiude. "Non fare cos" dice. "Dovevo abbracciarti." Vede 
nell'oscurit che  spaventata; v' nella sua grossa forma nera 
quella falda che il suo istinto sente come una lingua intenta a 
sondare il cavo di un dente estratto. L'aria gli dice che deve 
rimanere immobile; senza nessuna ragione, ha voglia di ridere. La 
paura di lei e la sua certezza interiore sono cos incongrue; sa di 
non avere dentro alcuna intenzione di nuocerle.
 "Abbracciarmi" ella mormora. "Direi piuttosto ammazzarmi."
 "Hai continuato a piacermi tanto per tutta la sera" dice Coniglio. 
"Dovevo pur togliermelo dal sistema."
 "So tutto dei tuoi sistemi. Uno schizzo ed  finito."
 "Non sar cos" le promette.
 "Sarebbe meglio. Ti voglio fuori di qui."
 "No, non  vero."
 "Credete tutti di essere chiss quali amanti."
 "Io lo sono" le assicura "sono un grande amatore." E in una marea 
di alcool e di eccitazione fa un passo avanti, in una sorta di 
tramortimento. Bench ella indietreggi, non  pi cos fulminea e 
Coniglio sente che la sua falda di paura va scomparendo. La stanza 
nella quale si trovano, la vede alla luce della strada,  piccola, 
arredata con due poltrone e un divano letto e un tavolino. Ella passa 
nella stanza adiacente, un po' pi grande, con un letto matrimoniale. 
La veneziana  abbassata a met e la luce radente d un'ombra a ogni 
piccolo rilievo della trapunta.
 "Bene" dice "puoi metterti in quello."
 "Dove vai?" La mano di lei  su una maniglia.
 "Qui dentro."
 "Vuoi spogliarti l?"
 "S."
 "No. Lascia che ti spogli io. Per piacere." Nell'ansia, ha finito 
con il farlesi accanto, e ora le tocca il braccio.
 Ella sottrae il braccio al contatto. "Sei un bel prepotente."
 "Per piacere. Per piacere."
 La voce le si fa stridula per l'esasperazione. "Devo andare al 
gabinetto."
 "Ma vieni fuori vestita."
 "Devo fare anche qualcos'altro."
 "Non farlo. So di che si tratta. Non li posso soffrire."
 "Non lo senti neppure."
 "Ma so che c'. Come un rene di gomma o qualcosa di simile."
 Ruth ride. "Dico, sei poco schizzinoso? Ci pensi tu, allora?"
 "No. Quelli li odio ancor di pi."
 "Senti. Io non so che diritti credi ti diano i tuoi quindici 
dollari, ma devo tutelarmi."
 "Se in questa faccenda vuoi metterci un mucchio di aggeggi, 
restituiscimi i quindici dollari."
 Lei si contorce per liberarsi, ma Coniglio stringe ormai il braccio 
che aveva soltanto toccato. Ruth dice: "Senti un po', credi che siamo 
sposati o che so io per comandarmi a bacchetta in questo modo?".
 L'onda trasparente lo sommerge di nuovo ed egli le dice con una 
voce quasi inudibile: "S; sposiamoci". Fulmineo al punto che le 
braccia di lei non cessano di rimanerle abbandonate ai fianchi, si 
inginocchia ai suoi piedi e le bacia il punto delle dita in cui si 
troverebbe l'anello. Ora che  l sotto, incomincia a scioglierle le 
cinghiette delle scarpe. "Perch voi donne portate i tacchi?" 
domanda, e le alza un piede di scatto, costringendola ad 
afferrarglisi ai capelli per sostenersi. "Non vi fanno male?" Porta 
la scarpa, appiccicoso bozzolo, di l dell'uscio nella stanza vicina, 
e cos fa con l'altra. L'avere i piedi di piatto sul pavimento 
restituisce fermezza alle gambe di lei fino in alto. Egli le chiude 
le mani intorno alle caviglie e massaggia su e gi, rapido, tra le 
ossa spigolose delle caviglie e il grasso compatto e circolare dei 
polpacci. Ha un'abitudine nervosa ai massaggi.
 "Andiamo" dice Ruth, con la voce lievemente tesa dal timore di 
cadere, le gambe inchiodate dal suo peso "mettiti a letto."
 Lui intuisce una trappola. "No" dice, e si alza. "Ti metterai un 
disco volante."
 "No, non me lo metto. Ascolta, non ti accorgerai se lo metto o no."
 "Certo che me ne accorger. Sono sensibilissimo."
 "Oh Signore. Be', ad ogni modo devo fare un goccio."
 "Fa' pure, non me ne importa" dice lui, e non le permette di 
chiudere la porta del bagno. Ruth siede sulla tazza, come fanno le 
donne, con affettazione. In casa, lui e Janice hanno cercato di 
insegnare a Nelson ad andare al gabinetto, e cos, stando appoggiato 
l allo stipite, Coniglio sente il ridicolo impulso paterno di 
lodarla. E' cos linda e ordinata.
 "Brava ragazza" dice quando ella si alza, e la conduce nella camera 
da letto. Gli spigoli della porta dinanzi ai quali passano sembrano 
vividissimi e aguzzi. Rimarranno l sempre. Dietro di loro, le 
tubazioni vibrano e mormorano. Lei si muove con timida rigidezza, 
interdetta dalla sua forza di volont. Tremando di nuovo, timido egli 
stesso, Coniglio la fa fermare ai piedi del letto e cerca la chiusura 
del vestito di lei. Trova bottoni sul dorso, ma non gli riesce di 
farli uscire facilmente dalle asole; la mano vi giunge rovesciata.
 "Lascia che faccia io."
 "Non avere tanta fretta; ci penso io. Dovrebbe farti piacere 
questo;  la nostra prima notte di nozze."
 "Ah, ah."
 Odia in lei questo riflesso di scherno. La fa girare con violenza 
e, ubbidendo a un suo riflesso, scivola nel desiderio profondo di 
consolare. Le tocca le gote incrostate; ella sembra piccola mentre 
Coniglio contempla i piani accigliati del suo viso chiuso, rabbuiato. 
Sposta le labbra su un'orbita, con dolcezza, cercando di dirle che 
non v' alcuna premura in questa notte, cercando di sentire 
attraverso le labbra la pulsazione timida che batte nel rigonfiamento 
della palpebra. Con una imparzialit cauta che teme possa sembrarle 
comica, le bacia anche l'altro occhio; poi, eccitato com' dal 
pensiero della sua stessa tenerezza, la fretta gli trabocca dentro, 
la sua bocca corre sul viso di lei, mordicchiando, leccando, e il 
solletico la fa ridere, ed ella lo respinge. La serra contro di s, 
si rannicchia, e preme i denti dischiusi nel grasso, ardente incavo 
che ha di lato alla gola. Ruth si irrigidisce a questa minaccia di 
morso, e gli respinge le spalle con le mani, ma egli si avvinghia l, 
i denti scoperti in una esclamazione silenziosa, gridando contro la 
gola di lei che lo soffoca, di non volere quella certa sua parte, non 
la macchina; ma lei, lei.
 Bench non vi siano parole, ella ode questo, e dice: "Non cercar di 
dimostrare che sei un amatore con me. Vieni, vattene e basta".
 "Quanto sei furba" dice lui, e fa per colpirla, ferma il braccio e 
le propone invece: "Colpiscimi. Su. Ne hai voglia, no? Pestami sul 
serio".
 "Signore Iddio" ella dice "qui ci vorr tutta la notte." Lui le 
toglie il braccio floscio dal fianco e lo fa oscillare verso di s, 
ma Ruth curva la mano in modo che le cinque dita flesse gli urtano 
senza dolore la gota. "Ecco che cosa deve fare la povera Maggie per 
quel vecchio bastardo del tuo amico."
 Coniglio la supplica: "Non parlare di loro".
 "Accidenti agli uomini" ella continua "o vogliono pestare o essere 
pestati."
 "Io no, sul serio. Nessuna delle due cose."
 "Bene, allora spogliami e piantala di girarmi intorno."
 Lui sospira attraverso il naso. "Come parli bene" dice.
 "Mi spiace se ti scandalizzo." Eppure ha nella voce un lieve 
pentimento metallico, come se davvero le dispiacesse.
 "Non  vero" egli dice e, positivo, si china e prende nelle mani 
l'orlo del vestito di lei. Gli occhi gli si sono ormai abituati 
all'oscurit quanto basta per vedere il verde della stoffa. Glielo 
sfila dal corpo ed ella alza le braccia, e il capo rimane impigliato 
per un momento nell'apertura del collo. Scuote la testa con 
irritazione, come un cane con un pezzo di cibo, e il vestito si 
stacca, le si sfila dalle braccia e rimane nelle mani di lui floscio 
e vagamente caldo. Coniglio lo fa volare su una sedia che troneggia 
in un angolo. "Dio" dice "sei carina." Ella  uno spettro nella 
sottoveste argentea. Il vestito sfilato dal capo le ha sciolto i 
capelli. Il suo viso solenne si reclina da un lato mentre, svelta, 
toglie le mollette. I capelli le spiovono da trecce massicce.
 "Gi" dice. "Bella grassa."
 "No" dice Coniglio " vero" e in un lampo le si accosta e la 
solleva, grossa zolletta di zucchero lucente nella spolveratura della 
sottoveste, e la porta fino al letto e ve la depone. "Cos carina."
 "Mi hai presa in braccio" ella dice. "Questo ti metter fuori 
combattimento."
 Cruda luce diretta le cade sul viso; le pieghe del collo appaiono 
nere. Lui domanda: "Devo abbassare la veneziana?".
 "Per piacere. E' un panorama lugubre."
 Coniglio va alla finestra e si sporge per vedere che cosa abbia 
voluto dire. Non v' che la chiesa, dall'altra parte, grigia, tetra, 
fiduciosa. Lampade dietro la finestra rosa sono state lasciate accese 
e quel cerchio di rosso e porpora e oro sembra nella notte cittadina 
un foro trapanato nella realt per mostrare l'astratto splendore che 
arde al di sotto. Egli prova gratitudine per i costruttori di tanta 
bellezza, e abbassa su di essa la veneziana con una sensazione di 
colpa. Si volta rapido e gli occhi di Ruth lo guatano dall'ombra che 
appare anch'essa come una serie di varchi su una superficie. La curva 
dell'anca di lei sostiene una mezzaluna d'argento; la sensazione 
ch'egli ha del peso della donna par creare un aroma.
 "E adesso?" Si toglie la giacca e la getta lontano; gli piace 
questo gettar lontano le cose, il modo con cui gli indumenti che 
volano via lo pongono al centro d'una graduale nudit. "Le calze?"
 "Sono difficili a togliersi" ella dice. "Non voglio una 
smagliatura."
 "Toglitele tu allora." Seduta sul letto, con la destrezza 
irritabile delle zampe soffici d'una gatta, ella si districa da una 
rete di elastico e seta e cotone; Coniglio l'aiuta goffamente. Quei 
gesti incerti gli si raccolgono nel corpo, facendolo chinare in una 
foresta che sa di spezie. E' fuori d'ogni dimensione e in una 
tenebrosa contrada, e una tenera intera donna sembra trovarsi a un 
centimetro di distanza, di l da una sorta d'angolo. Quando si 
raddrizza sulle ginocchia, inginocchiato com' accanto al letto, Ruth 
sotto i suoi occhi  un continente incredibile, la sottoveste 
sollevata  un settentrione nevoso.
 "Lo sei tanto" egli dice.
 "Troppo."
 "No, ascolta. Sei buona." Le bacia le labbra; le sue labbra si 
aspettano pi di quanto ottengano. Nel loro umido fiore egli lascia 
cadere un breve sondaggio d'ape. Mettendole una mano a coppa dietro 
il caldo collo nascosto, la tira su, e le sfila la sottoveste dal 
capo. Basta la liquida facilit con la quale vien via a dargli gioia; 
come cadono, semplicemente, le vesti da una donna che vuole essere 
spogliata. Il fresco incavo che trova la mano di Coniglio sulle reni 
di lei si fonde nella sua mente con le ombre sottili del tratto di 
pelle che scende in pendio dalle ossa delle spalle. Bacia questa 
epidermide. Dove la pelle  pi bianca e pi fresca. Ella guizza 
fuori del reggipetto. Coniglio si scosta e siede sull'angolo del 
letto e si disseta alla sola vista di lei. Ruth tiene il braccio 
stretto contro un seno e alza la mano per celare l'altro; un anello 
scintilla. Il suo pudore  una lode per lui; dimostra ch'ella sente 
qualcosa. Il braccio puntato sostiene il suo peso. La luce le si posa 
sul fianco destro dove pu cogliere il suo corpo mentre si volta 
nell'immobilit; ella mantiene questa posa, imbarazzata e colma di 
grazia; solo nella rigidezza trova una difesa dagli occhi di Coniglio 
e il corpo di lei finisce con il sembrargli inviolabile; assoluto; la 
sua nudit oscilla in flutti di pietra. E cos quando la voce della 
donna scaturisce dalle sue forme egli si meraviglia di udire una 
statua perfetta, una donna naturale, l'immagine della bellezza, 
parlare: "E tu?".
 E' ancora vestito, addirittura fino alla cravatta. Mentre dispone i 
calzoni su una sedia, aggiustandoli in modo da mantenere la piega, 
ella si affretta a infilarsi sotto le coltri. Le sta sopra in mutande 
e canottiera e domanda: "Adesso non hai proprio niente indosso?".
 "Non me lo hai permesso."
 Coniglio ricorda il luccicore. "Dammi l'anello."
 Ella toglie la mano destra di sotto le coperte e lui sfila con 
cautela uno spesso anello d'ottone, simile a un anello scolastico, 
dalla nocca sporgente. Lasciando ricadere la mano ella sfiora il 
davanti scomposto delle sue mutande ad elastico.
 Coniglio abbassa gli occhi, riflettendo. Le coperte le arrivano 
alla gola e il braccio chiaro che giace sulla trapunta ha una lieve 
sinuosit di serpente. "Non c' nient'altro?"
 "Sono tutta pelle" ella dice. "Vieni. Infilati sotto."
 "Mi vuoi?"
 "Non lusingarti. Voglio farla finita."
 "Hai tutta quella crosta sul viso."
 "Dio, se sei offensivo!"
 "E' solo che t'amo troppo. Dov' un asciugamano?"
 "Non voglio lavarmi questa stramaledetta faccia!"
 Coniglio entra nel bagno e accende la luce e trova un asciugamano e 
lo tiene sotto il rubinetto dell'acqua calda. Lo torce e spegne la 
luce. Mentre riattraversa la stanza, Ruth ride dal letto. Lui 
domanda: "Che cosa c' da ridere?".
 "In quella dannata biancheria intima sembri davvero una specie di 
coniglio. Credevo che solo i ragazzini portassero quel tipo di 
mutande elastiche."
 Lui si guarda la canottiera e le mutande aderenti, compiaciuto e 
ancor pi eccitato. Il suo nome sulla bocca di lei  come un contatto 
fisico. Ella vede in lui qualcosa di speciale. Quando le mette 
l'asciugamano ruvido sul viso, lo sente tendersi e contorcersi con 
una resistenza alla Nelson, e le oppone un metodo provetto da padre. 
Le passa l'asciugamano sulla fronte, le pizzica le narici, sfrega le 
gote e, infine, mentre tutto il corpo di lei si dimena protestando, 
le strofina le labbra, frantumandone e soffocandone le parole. 
Quando, in ultimo, lascia che le mani di Ruth abbiano il sopravvento, 
e solleva l'asciugamano, ella lo fissa, non dice nulla e chiude gli 
occhi.
 Il viso bagnato, rilasciato a larghe pieghe, non  bello; le labbra 
spesse, alle quali tutto il rossetto  stato strappato, sono i 
pallidi orli di un molle foro. Sempre in piedi, egli preme 
l'asciugamano contro il proprio viso, come un uomo che singhiozzi. Va 
ai piedi del letto, lancia l'asciugamano nella direzione del bagno, 
si strappa di dosso la biancheria intima, si china, e si affretta a 
nascondersi nel letto. Il lungo scuro spazio tra le lenzuola lo 
seppellisce.
 Fa all'amore con lei come farebbe con sua moglie. Dopo il 
matrimonio, dopo che le sue terminazioni nervose avevano perduto la 
loro sensibilit, occorreva a Janice essere accarezzata; lui 
incominciava con il massaggiarle la schiena. Ruth si sottomette 
sospettosa quando le dice di voltarsi supina. Per imprimere pi forza 
alle proprie mani, Coniglio le siede sulle natiche e appoggia il 
proprio peso attraverso le braccia rigide nei pollici e nei palmi 
delle mani mentre lavorano i larghi muscoli e le ossa insistenti 
della zona spinale. Ruth sospira e muove la testa sul cuscino. 
"Dovresti lavorare nel ramo bagni turchi" dice. Egli sale al collo e 
le spinge le dita intorno alla gola, dove le colonne di sangue cedono 
come canne, e le massaggia le spalle con i cuscinetti dei pollici, e 
con la punta delle dita incontra appena gli orli levigati dei seni 
rigonfi. Torna alla schiena, finch non gli dolgono i polsi, e si 
butta gi da cavalcioni alla sua sirena davvero spossato, come fosse 
sotto l'influsso di un oceanico incantesimo di sonno. Tira le coperte 
su entrambi, fino a met dei loro visi.
 Janice era timida dei suoi occhi e cos Ruth arde nell'oscurit di 
lui. Le palpebre di Coniglio vibrano chiuse bench ella gli si 
inarchi contro ansiosa. Lo cerca con le mani, e con ardore lo invita 
a un contatto che le palpebre sigillate di lui vedono di un color 
rosso. Egli vede azzurro quando, con mano decisa, Ruth lo costringe a 
disserrare la mascella e gli piega il capo sul proprio seno 
appesantito. Splendide, tremolanti bolle, pesanti; profumo nel mezzo. 
Sapore, salso e acre, viene risucchiato a vortici con la sua saliva. 
Ella si scosta e si gira, sul dorso, spezzando il prezioso contatto, 
si contorce. Nuova, fresca pelle. Violenta con se stessa, gli preme 
sul viso l'altra mammella asciutta, rivestita di fresco polline che 
si dissolve. Coniglio apre gli occhi cercandola e vede il suo viso, 
tenera maschera che scruta in basso serena affettuosa per lui, e di 
nuovo chiude gli occhi sul cibo della donna; la sua mano abbandonata 
sull'ampiezza del corpo di Ruth trova, a braccio teso, un baccello 
aperto, una piega dischiusa, informe e semplice. Penetra in una pigra 
sfera. Egli vuole che il tempo si stiri lungo, fino a una lunghezza e 
a una sottigliezza grandi. Mentre affondano insieme si sente 
impaziente perch nonostante tutto il loro contorcersi rimangono 
carni separate; non pu osare abbastanza, ora ch'ella gli  cos 
amica in questa ricerca; ovunque si imbattono in un muro. Il corpo 
manca di voce per cantare la propria canzone. L'impazienza si 
assottiglia; ella gli galleggia nel sangue come sotto le sue palpebre 
un salso odore, una pressione umida, la sensazione della piccolezza 
della donna il cui corpo si affretta ovunque incontro alle sue mani, 
il respiro di lei, il cigolare delle molle del letto, i colpi 
involontari, e l'indolenzimento alla radice inaridita della lingua, 
ogni cosa registra i propri colori.
 Un dar di gomito affonda nella sua morbidezza. "Adesso?" La voce di 
Ruth, rauca. Si inginocchia, in una sorta di nausea, tra le gambe 
distese di Ruth, il cui corpo  di un bianco offuscato, abbandonato 
volenteroso sotto il suo. Con l'aiuto di lei i loro ciechi lombi 
combaciano. V' un che di triste nella cattura. Le si puntella sopra 
sulle braccia, timoroso, perch a questo punto il pi delle volte 
deludeva Janice, essendo troppo rapido. Ma, sia per l'alcool che gli 
scorre nell'organismo, sia per il colpo di fortuna che lo stordisce, 
il suo amore  lento a esplodere nel calore della donna. Le affonda 
il viso accanto alla gola, nei capelli che sanno di menta. Con esili, 
esili braccia ella lo stringe e lo preme a s e gli si solleva sopra. 
Dalle alte lisce spalle in gi tutta un lungo ventre eretto nella 
luce a sovrastarlo; egli dice piano, lodandola: "Ehi".
 Ella risponde: "Ehi".
 "Sei carina."
 "Su. Dacci dentro."
 Punto sul vivo, spinge in su e in lei, e inoltre le porta la mano 
sotto la mascella a far pressione sul viso per cui con le dita le 
scivola in bocca e sente la viscida gola serrarsi. Quasi snervata da 
quest'ira, ella rotola e lo solleva su di s, e Coniglio di nuovo le 
giace sopra, la pelle del loro petto appiccicata insieme, il respiro 
di lei ansimante. Ruth apre larghe le cosce e gli serra i fianchi e 
torna ad aprirle di scatto, cos ampiamente da spaventarlo, vuole, 
impossibile, rovesciarsi in fuori; i muscoli e le labbra e le ossa 
del suo inguine espanso gli premono contro come un'anatomia nuova, di 
un altro animale. D un senso di trasparenza; egli le vede il cuore. 
Ruth lo solleva, si abbandona, e nelle pieghe del suo languire 
rivivono l'amore e l'orgoglio di lui. Sicch  arrivata prima, e lo 
aspetta mentre a una tremula estremit di tenerezza egli segue ancora 
e ancora con il pollice l'arco del suo sopracciglio. Il mare del seme 
di lui sprizza, e singhiozza in un canale immobile. Ad ogni fremito 
la bocca di Ruth sorride nella sua e con le gambe, che gli stanno 
incrociate sul dorso, ella preme in basso.
 Dopo, domanda: "Okay?".
 "Sei carina."
 Ruth toglie le gambe d'intorno a lui e se lo rovescia di dosso come 
un mucchio di sabbia. Coniglio la guarda in viso e gli par di leggere 
in quelle ombre un'espressione malinconica di perdono, come se ella 
sapesse che in quel momento di orgasmo raggiunto, la radice 
dell'amore, l'ha tradita provando disperazione. La natura ti conduce 
in alto come una madre e non appena ottiene il suo prezzo modesto ti 
lascia con niente. Il sudore sulla pelle di lui  gelido esposto 
all'aria: egli tira su le coperte dai piedi di Ruth.
 "Sei stata uno splendido tocco di donna" dice dal cuscino, 
svogliato, e le tocca il fianco soffice. La carne di Ruth assorbe 
ancora il gesto; il piacere rifluisce pi lento in lei.
 "Avevo dimenticato" dice.
 "Dimenticato cosa?"
 "Che anch'io potevo godere."
 "Che cosa si prova?"
 "Oh. E' come precipitare."
 "Dove precipiti?"
 "In nessun posto. Non posso parlarne."
 Le bacia le labbra; non si pu fargliene colpa. Ella accetta pigra, 
poi, in un empito tardivo di affetto, gli dardeggia la lingua sul 
mento.
 Lui le passa il braccio intorno alla vita e si ricompone contro il 
suo corpo per dormire.
 "Ehi. Devo alzarmi."
 "Rimani."
 "Devo andare in bagno."
 "No." Intensifica la stretta.
 "Figliolo. E' meglio che mi lasci andare."
 Coniglio mormora: "Non mi fai paura" e si rannicchia in modo pi 
sicuro contro il suo fianco. Fa scivolare la coscia su quella di lei, 
peso su caldo. Stupende, le donne, da uteri cos famelici a un grasso 
cos amabile; vuole restituito, in un rifluire dolce, il calore 
datole dal suo inguine. La migliore compagna di letto, la donna che 
ha goduto. Il loro ventre ha sempre qualcosa del ricettacolo. Oh, 
quanto! quando lei gli si era messa sopra come il calice di un gran 
giglio azzurro infilatogli sul lento capo. Avrebbe potuto farle male 
esercitandole una pressione sulla mascella. Si ridesta quanto basta 
per sentire il proprio respiro secco trascinarsi attraverso labbra 
cascanti, mentre ella gli rotola via di sotto la gamba e il braccio. 
"Ehi, portami un bicchier d'acqua" dice a un tratto.
 Ruth  in piedi accanto alla sponda del letto, tutta a borse nella 
nudit, e va nel bagno a compiere il suo dovere. E' questo a 
destargli repulsione nelle donne; si manipolano come una vecchia 
busta. Tubi entro tubi, lavano via lo sporco degli uomini, offensivo, 
davvero. Rubinetti gemono. Quanto pi si desta, tanto pi si sente 
sconfortato. Dalla profondit del cuscino contempla la striscia 
orizzontale della finestra di vetri colorati della chiesa che appare 
sotto la veneziana. Quello splendore fanciullesco sembra l'unica 
sorta di consolazione rimastagli.
 La luce che trapela dalla porta chiusa del bagno tinge l'aria nella 
camera da letto. Lo sciacquio dell'acqua  come i suoni che facevano 
i suoi genitori quando, bambino, Coniglio si destava per rendersi 
conto ch'erano saliti di sopra, che l'intera casa sarebbe rimasta al 
buio di l a poco, e che la vista del mattino sarebbe stata la sua 
sensazione successiva. Dorme quando, come un fauno nel chiaro di 
luna, Ruth, lavata, torna silenziosa al suo fianco, con un bicchier 
d'acqua.
...
.
...
 Durante questo sonno fa un sogno intenso. Lui e sua madre e suo 
padre e alcuni altri siedono intorno al loro tavolo di cucina. E' la 
vecchia cucina. Una ragazza a tavola allunga un braccio lunghissimo, 
appesantito da un braccialetto e abbassa la maniglia della ghiacciaia 
di legno e aria gelida soffia su Coniglio. Ha aperto lo sportello 
della caverna quadrata dove sta il blocco di ghiaccio; ed eccolo l, 
a pochi centimetri dagli occhi di Coniglio, sbilenco per essersi 
sciolto ma ancor grande, e sulla sua mole di un bruno metallico ha 
ancora le suddivisioni bianche che si trovano sui blocchi quando 
sobbalzano sullo scivolo nella fabbrica. Si accosta di pi all'alito 
gelido del ghiaccio, un gelo che sa di latta e ch'egli ricollega al 
metallo dal quale sono rivestite le pareti della caverna e ai 
rinforzi della base, di un delicato grigio rinoceronte, maculati 
dalla stessa malattia del linoleum. Essendosi proteso pi vicino, 
vede che sotto la crosta acquosa vi sono centinaia di limpide 
venature bianche, come i capillari d'una foglia, come se anche il 
ghiaccio fosse formato di cellule viventi. E ancor pi in profondit, 
cos fantomatica ch'egli la percepisce per ultima,  sospesa una nube 
dentellata, la stella di un'esplosione, il cui centro  incerto a 
causa della rifrazione, ma i cui bracci si proiettano dal nucleo di 
pallore diritti come lunghi raschini diagonalmente in tutti i piani 
del blocco. I rinforzi arrugginiti sui quali esso poggia oscillano 
attraverso la trasparenza fino ai suoi occhi come i denti di un 
ghigno. La paura lo penetra; il gelido blocco  vivo.
 Sua madre gli rivolge la parola: "Chiudi lo sportello".
 "Non l'ho aperto io."
 "Lo so."
 "E' stata lei."
 "Lo so. Il mio bravo bambino non  capace di fare del male." La 
ragazza a tavola annaspa con un boccone e la mamma, con impeto 
tremendo, si volta e la rimprovera. Il rimbrotto continua e continua, 
in modo insensato, la stessa cosa ripetuta pi e pi volte, uno 
stillicidio incessante di parole, come una profonda emorragia 
interna. E' lui stesso a sanguinare; la sofferenza per la ragazza gli 
distende il viso finch gli par di averlo come un enorme piatto 
bianco. "La sgualdrinella non sa mangiare in modo decente come un 
bambino" dice la mamma.
 "Ehi, ehi, ehi" grida Coniglio e si alza in piedi per difendere la 
sorella. La mamma indietreggia, dileggiandolo. Si trovano nello 
spazio angusto tra le sue case; soltanto lui e la ragazza;  Janice 
Springer. Cerca di spiegare il comportamento di sua madre. Il capo di 
Janice gli fissa umilmente la spalla; quando lui la cinge con le 
braccia si accorge che ha gli occhi iniettati di sangue. Bench i 
loro visi non siano vicini sente che il suo alito  caldo di lacrime. 
Son fuori, dietro la sala di ricreazione di Mount Judge, dietro 
l'edificio con le erbacce e il nudo spiazzo calpestato disseminato da 
pezzi di bottiglie rotte; attraverso il muro odono la musica degli 
altoparlanti. Janice ha un vestito da ballo rosa e sta piangendo. 
Egli ripete, ammutolito in cuore, di sua madre, dice che ce l'aveva 
solo con lui, ma la ragazza continua a piangere e, inorridito, egli 
le vede il viso incominciare a scivolare, la pelle scivola adagio 
dall'osso, ma non c' osso, solo altra polpa che va liquefacendosi 
sotto; unisce le mani a coppa con l'intenzione di raccoglierla e 
riappiccicarla a posto; mentre gli gocciola a spirali nel palmo delle 
mani il suo urlo sbianca l'aria.
 Il biancore  luce; il cuscino gli splende negli occhi e la luce 
proietta i difetti dei vetri della finestra sulla veneziana 
abbassata. Questa donna  rannicchiata sotto le coperte, tra lui e la 
finestra; i capelli si sparpagliano alla luce del sole rossi, 
castani, dorati, bianchi e neri sul cuscino. Sorridendo di sollievo, 
egli si solleva su un gomito e le bacia la gota compatta e 
rilasciata, ne ammira la soda trama di pori. Deboli striature rosa 
gli dicono come le abbia strofinato male il viso nell'oscurit. 
Riprende la posizione nella quale ha dormito, ma ha dormito troppo in 
quelle ultime ore. Come per cercare l'ingresso di un altro sogno, 
cerca il nudo corpo di lei attraverso la distanza breve, vagabonda su 
e gi per ampi versanti, caldi come una torta appena tolta dal forno. 
Ella gli volta le spalle; lui l'accarezza in un pigro stato di trance 
durante il quale, senza muovere un muscolo tranne quelli nelle 
palpebre invisibili, Ruth si desta. Solo quando emette un sospiro 
profondo e si stira e si volta verso di lui egli sa che lo ha sentito.
 Di nuovo, allora, fanno all'amore, nella luce mattutina con bocche 
annebbiate, i seni di lei serici sacchi di latte che galleggiano 
bassi sulla gabbia toracica. I capezzoli boccioli bruni afflosciati. 
Il suo cespuglietto una spuma di metallo verniciato. V' quasi troppa 
nudit; l'orgasmo di lui sembra insignificante rispetto all'opulenza 
della pelle brillante, e Coniglio si domanda se ella non finga. Ruth 
dice di no; no,  stato diverso ma perfetto. Proprio perfetto. 
Vergognoso egli torna sotto le coperte mentre lei a piedi nudi si 
sposta silenziosa qua e l rivestendosi. Buffo che si metta il 
reggipetto prima delle mutandine. Quel suo infilare le mutande lo 
rende conscio delle gambe di lei come cose a s, grosse rosee liquide 
spirali che si assottigliano in basso nelle caviglie. Assorbendo luce 
rosea dal reciproco riflesso mentre ella si muove. Il fatto ch'ella 
accetti il suo esame lo lusinga, lo protegge. Si sono abituati l'uno all'altra.
 Campane di chiesa rintoccano sonore. Egli si sposta dalla sua parte 
del letto per osservare le persone ben vestite che attraversano la 
strada verso la chiesa d'arenaria, la cui finestra illuminata lo ha 
cullato addormentandolo. Si protende e alza la veneziana di qualche 
decina di centimetri. La finestra rosa  buia adesso, e sopra la 
chiesa, sopra il monte Judge, il sole brucia in una facciata azzurra. 
Proietta un'ombra dal campanile della chiesa, una fredda tozza 
negativa in cui pochi uomini con fiori all'occhiello conversano in 
piedi, mentre le comuni pecore del gregge entrano a testa bassa. Il 
pensiero che queste persone abbiano avuto l'idea audace di lasciare 
le loro case per venire l a pregare fa piacere a Coniglio e lo 
rassicura, inducendolo a chiudere gli occhi e a chinare il capo con 
un movimento appena percettibile, in modo che Ruth non debba 
accorgersene. "Aiutami Cristo. Perdonami. Guidami nel mio cammino. 
Benedici Ruth, Janice, Nelson, mia madre e mio padre, il signore e la 
signora Springer, e il bambino che deve nascere. Perdona Tothero e tutti gli altri. Amen."
 Apre gli occhi alla luce del giorno e dice: "E' una congregazione molto numerosa".
"La domenica mattina" dice lei. "Mi vien da vomitare tutte le domeniche mattina."
 "Perch?"
 Ella si limita a dire: "Puah" come se lui sapesse gi il perch. 
Dopo aver riflettuto un momento, e vedendolo giacere l intento a 
guardare, serio, fuori dalla finestra, soggiunge: "Una volta avevo un 
tipo, qui dentro, che mi destava alle otto perch doveva insegnare alla scuola domenicale alle nove e mezzo".
 "Non credi a niente?"
 "No. Vuoi dire che tu credi?"
 "Be', s. Penso di s." La sua asprezza, la sua sicurezza, lo fanno 
trasalire; si domanda se le stia mentendo. Se le ha mentito,  
sospeso nel centro di un nulla, e la riflessione lo svuota, gli fa 
tremare il cuore. Dall'altra parte della strada, alcune persone, con 
il vestito buono della domenica, passeggiano sul marciapiede lungo la 
fila di malconce case di mattoni; stanno passeggiando nell'aria? I 
vestiti, hanno indossato i vestiti migliori: si avvinghia alle 
riflessioni stordito; gli sembra una prova visiva del mondo 
invisibile.
 "Bene, se credi che cosa stai facendo qui?" ella domanda.
 "Perch non dovrei essere qui? Ti credi Satana o che so io?"
 Questo l'ammutolisce per un momento, e rimane l con il pettine in 
mano, prima di ridere. "Be', continua pure se ti fa piacere."
 Lui la incalza. "Perch non credi a niente?"
 "Mi stai prendendo in giro."
 "No. Non ti sembra mai ovvio, almeno per un secondo?"
 "Dio, vuoi dire? No. Sembra ovvio proprio l'opposto. 
Continuamente."
 "Be', allora, se Dio non esiste, perch esiste tutto il resto?"
 "Perch? Non c' nessun perch. Le cose esistono e basta." Si mette 
davanti allo specchio, e il pettine, passando all'indietro sui 
capelli, le solleva il tumido labbro superiore, per cui appaiono 
grigiastri gli umidi denti di lei.
 "Io non la penso cos per quanto ti concerne" egli dice "che esisti 
e basta."
 "Ehi, perch non ti metti qualcosa addosso invece di startene l 
sdraiato a predicarmi il Verbo?"
 Queste parole, e il fatto che ella abbia voltato la testa, facendo 
turbinare i capelli, per dirgliele, lo eccitano. "Vieni qui" le 
chiede. L'idea di farlo mentre le chiese sono piene lo stimola.
 "No" dice Ruth. E' davvero un po' irritata. Il fatto ch'egli creda 
in Dio la esaspera.
 "Non ti piaccio adesso?"
 "A te che importa?"
 "Lo sai che mi importa."
 "Scendi dal mio letto."
 "Credo di doverti altri quindici dollari."
 "Mi devi una sola cosa, andartene al diavolo."
 "Cosa! Lasciarti tutta sola?" Pronuncia queste parole mentre con 
comica sveltezza, approfittando del fatto ch'ella rimane rigida e 
stupita, afferra parte della sua roba e corre nel bagno e chiude la 
porta. Quando esce, in canottiera e mutande, dice, sempre facendo il 
buffone: "Non ti piaccio pi" e si avvicina malinconico ai calzoni 
ben piegati sulla sedia. Durante la sua assenza dalla stanza ella ha 
rifatto il letto.
 "Mi piaci quanto basta" dice lei in tono preoccupato, tirando la 
trapunta e lisciandola.
 "Quanto basta per cosa?"
 "Quanto basta."
 "Perch ti piaccio?"
 "Perch sei pi grosso di me." Si sposta all'altro angolo e tira. 
"Accidenti, come mi ha sempre mandato in bestia il fatto che quelle 
donne minutine tanto apprezzate da tutti si accaparrano sempre gli 
uomini grandi e grossi."
 "Hanno qualcosa di speciale" le dice lui "sembrano pi facili a 
conquistarsi."
 Ruth ride e dice: "Credo che sia vero".
 Coniglio si tira su i calzoni e affibbia la cintola. "Per quale 
altro motivo ti piaccio?"
 Ella lo guarda. "Devo dirtelo?"
 "Dimmelo."
 "Perch non ti sei arreso. Perch nella tua stupida maniera ti stai 
ancora battendo."
 Gli fa piacere udirla dir questo; la gioia gli percorre i nervi, 
facendolo sentire molto alto, e sorride. Ma la tipica protesta 
americana di modestia  istintiva in lui, e "La volont del 
compimento" gli scivola dalla bocca in tono beffardo.
 "Quel povero vecchio bastardo" ella dice. "Lo  sul serio un 
bastardo, oltretutto."
 "Ehi, sta' a sentire una cosa" dice Coniglio "faccio una corsa 
fuori a comprare qualcosa in quella drogheria, qualcosa che tu possa 
cucinare per il pranzo."
 "Dico, ci metti le radici qui dentro, eh?"
 "Perch? Avevi appuntamento con qualcuno?"
 "No, non ho nessuno."
 "Bene, allora. Ieri sera hai detto che ti piace cucinare."
 "Ho detto che mi piaceva."
 "Be', se ti piaceva prima ti piacer ancora. Che cosa devo 
prendere?"
 "Che ne sai se il negozio  aperto?"
 "Non  aperto? Sicuro che lo . Questi negozietti guadagnano 
soltanto la domenica, con i supermarket." Va alla finestra e si 
sporge a guardare l'angolo della strada. Proprio cos, la porta del 
negozio si apre e ne esce un uomo con un giornale.
 "Hai la camicia sudicia" dice Ruth alle sue spalle.
 "Lo so." Si scosta dalla luce della finestra. "E' la camicia di 
Tothero. Devo procurarmi un po' di biancheria. Ma prima aspetta che 
vada a comprare qualcosa da mangiare. Che cosa devo prendere?"
 "Che cosa ti piace?" ella domanda.
 C' una cosa a suo favore,  di indole buona. Se n' accorto non 
appena l'ha vista in piedi accanto ai contatori di parcheggio. Se n' 
accorto dall'aspetto soffice che aveva il suo ventre. Con le donne, 
seguiti ad avere scontri perch vogliono cose diverse, sono una razza 
diversa. O cedono, come una pianta, o scorticano come una pietra. In 
tutto il verde mondo nulla  piacevole quanto l'indole buona d'una 
donna. Il marciapiede gli scalcia sotto i piedi mentre corre verso la 
drogheria con la camicia sporca. Che cosa ti piace? L'ha conquistata. 
Sa di averla conquistata.
 Le porta a casa otto salsicce nel cellophane, un pacchetto di 
fagioli bianchi congelati, un pacchetto di patatine fritte congelate, 
un quarto di latte, un vasetto di sottaceti, un filone di pane 
all'uva passa, un formaggio olandese avvolto in cellophane rosso e, 
in cima al sacchetto, una torta a strati Ma Sweitzer. Il tutto gli  
costato due dollari e quarantatr centesimi. Mentre toglie la roba 
dal sacchetto nel cucinino, Ruth dice: "Non sei un gran mangiatore".
 "Volevo costolette d'agnello ma aveva soltanto panini imbottiti e 
salame e stufato in scatola."
 Mentre Ruth sta cucinando, lui gironzola nel salotto e trova su uno 
scaffale, sotto un tavolino accanto a una poltrona, una serie di 
romanzi polizieschi in edizione tascabile. Il tipo nella branda 
accanto alla sua, a Fort Hood, ne leggeva continuamente. Ruth ha 
spalancato le finestre e l'aria fredda di marzo  resa ancor pi 
tagliente da questo ricordo del Texas cotto dal sole. Le tende 
sbiadite a pallini si gonfiano; la loro pelle di tulle si riempie con 
dolcezza e si protendono verso di lui mentre resta l paralizzato da 
un ricordo ancor pi bello: la sua casa, quando era bambino, i 
giornali della domenica che frusciavano sul pavimento, smossi dalla 
corrente d'aria, il pomeriggio, e l'acciottolio dei piatti lavati da 
sua madre in cucina; non appena avr finito, li organizzer tutti 
quanti, pa', e lui, e la piccola Miriam, per andare a fare una 
passeggiata. A causa della piccola non andranno lontano, soltanto 
pochi isolati, magari fino all'antica cava di ghiaia, dove la pozza 
d'acqua gelata in inverno, tramutatasi in un laghetto profondo 
qualche centimetro appena, raddoppia l'altezza del dirupo della cava 
proiettandone le rocce capovolte in un pozzo di riflessi. Ma non  
che acqua; percorrono ancora alcuni passi lungo il margine e da 
questo nuovo punto di vista il laghetto rispecchia il sole, 
l'illusione del dirupo capovolto  cancellata, e l'acqua  compatta 
come ghiaccio luminoso. Coniglio tiene forte per mano la piccola Mim. 
"Ehi" grida ora a Ruth "mi  venuta una magnifica idea. Andiamo a 
fare una passeggiata questo pomeriggio."
 "Passeggiare! Passeggio continuamente."
 "Saliamo fino in cima al monte Judge partendo da qui." Non ricorda 
di essere mai salito sulla montagna dalla parte di Brewer; lo 
percorrono folate di ansiosa aspettativa e, mentre si volta 
entusiasmato, scostandosi dalle tende irrigidite e gonfiate dalla 
brezza, s'alzano dalla chiesa rintocchi di enormi campane. "Ma s, 
andiamo" grida in direzione della cucina. "Per piacere." Fuori nella 
strada la gente esce di chiesa reggendo al fianco con aria distratta 
fronde verdi.
 Quando Ruth serve il pranzo egli constata ch' una cuoca pi abile 
di Janice. Ha bollito le salsicce riuscendo in qualche modo a evitare 
che si aprissero. Janice le portava sempre a tavola lacerate e 
contorte, screpolate da un capo all'altro in larghe bocche rosee che 
sembravano urlare per essere state torturate. Lui e Ruth mangiano a 
un tavolinetto col piano di porcellana, in cucina. Portando la 
forchetta sul piatto, Coniglio rammenta la sensazione gelida, nel 
sogno, del viso di Janice che gli colava nelle mani, e il ricordo gli 
guasta il primo boccone, tramutandolo in una sorta di orrore. 
Ciononostante dice "eccellenti" e continua sportivamente a mangiare, 
e ritrova un po' di appetito. Il viso di Ruth di fronte a lui assorbe 
in parte la crudezza candida del piano del tavolo; la pelle sulla 
fronte ampia splende e i due rilievi che ha sul naso sono come 
macchie lasciate da qualcosa ch'ella abbia rovesciato. Ruth sembra 
accorgersi che  divenuta poco attraente, e mangia ossequiosa, a 
rapidi brevi morsi furtivi.
 "Ehi" egli dice.
 "Cosa c'?"
 "Lo sai che la mia macchina  ancora parcheggiata in Cherry 
Street?"
 "Non preoccuparti, i contatori non funzionano la domenica."
 "Gi, ma funzioneranno domani."
 "Vendila."
 "Eh?"
 "Vendi la macchina. Fa' soldi in fretta."
 "No, dico... Oh. Ti riferisci a te. Senti, mi rimangono ancora 
trenta dollari, perch non lasci che te li dia?" Porta la mano alla 
tasca posteriore dei calzoni.
 "No, no, non alludevo a questo. Non mi riferivo a niente. E' stata 
solo un'idea che m' passata cos per la testa balzana." E' 
imbarazzata; il collo le si colorisce a chiazze e lui prova un senso 
di compassione, pensando a quanto gli  sembrata bella durante la notte.
 Spiega: "Vedi, il padre di mia moglie commercia in macchine usate e 
quando ci sposammo ci vendette questa automobile con un grosso 
sconto. Cos, in un certo senso,  la macchina di mia moglie e in 
ogni modo, visto che c' il bambino, penso che dovrebbe tenerla lei. 
E poi, come dici tu, ho la camicia sudicia e dovrei andare a prendere 
la mia roba. Quindi pensavo, dopo pranzo, perch non fare una 
scappata a casa mia e lasciare l'automobile e prendere i miei vestiti?".
 "Ma se lei fosse in casa?"
 "Non ci sar. Sar da sua madre."
 "Credo che ti farebbe piacere se ci fosse."
 Coniglio se lo domanda; immagina di aprire la porta e di trovare 
Janice seduta l sulla poltrona con un bicchiere vuoto a guardare la 
televisione, e sente, simile a una sorta di breve caduta dentro di 
s, come se un frammento di cibo rimastogli in gola fosse finalmente 
scivolato in basso, il sollievo nel trovare il viso di lei sempre 
immoto, sempre quella vecchia muta ostinata noce del suo viso. "No, 
non mi farebbe piacere" dice a Ruth. "Ho paura di lei."
 "Evidentemente" dice Ruth.
 "C' qualcosa in lei" egli insiste. "E' una minaccia."
 "Questa povera moglie che hai abbandonato? Sei tu la minaccia, direi."
 "No."
 "Oh, d'accordo. Credi di essere un coniglio." Il suo tono, nel dir 
questo,  lievemente beffardo e irritato, lui non sa bene perch.
 Ruth domanda: "Che cosa ti proponi di fare con quei vestiti?". Ah, 
 questo; lo sente divenire invadente.
 Egli confessa: "Portarli qui".
 Lei trae il respiro come se fosse per parlare, ma non dice niente. 
"Solo per questa notte" egli la supplica. "Non hai nessun programma in vista, no?"
 "Forse. Non lo so. Probabilmente no."
 "Bene, allora. Splendido. Ehi. Ti amo."
 Lei si alza per sparecchiare, e rimane l, il pollice sul piatto, 
fissando il centro del tavolo bianco. Scuote la testa con pesantezza 
e dice: "Sei una brutta novit".
 Di fronte a lui, l'ampia pelvi della donna, coperta da una 
corrugata gonna marrone,  solida e simmetrica come la base d'una 
potente colonna. Il suo cuore sale attraverso quella forte colonna e, 
rapito nel sentire poggiato su una base nuova il proprio amore per 
lei, ma non osando, ciononostante, alzare gli occhi sulla riprova del 
suo viso, Coniglio dice: "Non posso farci niente. Tu sei una cos buona novit".
 Mangia tre fette di torta e una briciola che ha all'angolo delle 
labbra le rimane sul maglione quando le bacia i seni per salutarla in 
cucina. La lascia con i piatti. L'automobile lo aspetta 
misteriosamente in Cherry Street nel fresco mezzogiorno primaverile; 
 come se una stanza d'una casa di sua propriet si fosse distaccata 
correndo a mettersi accanto a questo marciapiede e ora che la marea 
della notte si  ritirata rimanesse l a luccicare sulla sabbia, 
lievemente reclinata ma intatta, pronta a salpare al giro d'una 
chiave. Sotto i vestiti spiegazzati e sporchi, il suo corpo ha un che 
di pulito, di esiguo, di vuoto. L'automobile sa di sicurezza: odor di 
gomma e polvere e metallo verniciato caldo al sole. Una guaina per il 
coltello ch' egli stesso. Attraversa la citt stordita dalla 
domenica, le soffici file di domestici mattoni, le verande delimitate 
da ringhiere, calme pozze di legno. Passa intorno al gran fianco del 
monte Judge; il versante della montagna lungo l'autostrada  
impolverato dal verdegiallo delle foglie nuove; pi in alto degli 
abeti formano contro il cielo un nero orizzonte. Lo scenario  mutato 
dall'ultima volta che  passato di qui. Il giorno prima al mattino il 
cielo era striato dalle lunghe e sottili nubi dell'alba, e lui si 
sentiva esausto, diretto verso il centro della rete, dove solo 
sembrava esistere una possibilit di riposo. Ora il mezzogiorno di 
un'altra giornata ha bruciato via le nubi, e il cielo a riparo del 
vento  vacuo e freddo, ed egli non sente nulla dinanzi a s, il 
delizioso nulla di Ruth, il nulla ch'ella gli ha detto di aver fatto. 
I suoi occhi erano di quello stesso celeste. Puro. Senti il cuore 
innalzarsi per sempre in questo cielo vacuo.
 Il suo stato d'animo equilibrato va in sfacelo mentre scende tra le 
case familiari di Mount Judge. Diviene cauto, innervosito. Volta in 
Jackson Road, risale Potter Avenue, Wilbur Street, e cerca di arguire 
da qualche indizio esteriore se in casa vi sia qualcuno. Non appare 
alcuna luce significativa;  giorno pieno. Davanti alla casa non vede 
alcuna macchina. Fa due volte il giro dell'isolato, allungando il 
collo per vedere un viso alla finestra. Vetri opachi purpurei. Ruth 
si  sbagliata: non vuole rivedere Janice.
 Questa semplice possibilit lo rende cos fiacco che quando scende 
dall'automobile il sole vivido per poco non lo fa stramazzare. Mentre 
sale le scale, gli scalini sembrano calibrare, frenare con incagli, 
una indifesa tendenza a salire del suo corpo gonfio di paura. Bussa 
alla porta, pronto a fuggire. Nessuno viene ad aprire. Bussa ancora, 
ascolta, e toglie di tasca la chiave.
 Pur essendo deserto, l'appartamento  ugualmente cos pieno di 
Janice ch'egli incomincia a tremare; la vista di quella poltrona 
voltata verso il televisore lo aggredisce alle ginocchia. I 
giocattoli rotti di Nelson sul pavimento gli turbano la mente; tutto 
quel che ha nel cranio, la materia grigia, le ossa delle orecchie, 
gli apparati degli occhi, sembrano rifiuti che ostruiscano il tubo 
del suo io; ha le cavit nasali ingombre da uno starnuto o da 
lacrime, non lo sa. Il soggiorno sa di polvere. Le veneziane sono 
ancora abbassate. Janice le abbassava il pomeriggio per evitare 
riflessi sullo schermo del televisore. Qualcuno ha compiuto un 
tentativo di far pulizia; i posacenere e il bicchiere vuoto di Janice 
sono stati tolti. Coniglio mette la chiave di casa e le chiavi della 
macchina sul mobile del televisore, di metallo verniciato a fuoco che 
imita le venature del legno. Quando apre la porta dell'armadio a 
muro, la maniglia urta contro l'orlo dell'apparecchio. Alcuni vestiti di Janice sono scomparsi.
 Aveva l'intenzione di prendere la sua roba, ma si volta, invece, e 
si dirige verso la cucina, sforzandosi di cogliere l'essenza di ci 
che ha fatto. Il loro letto  sbilenco nella luce solare filtrata. 
Non  stato mai un buon letto. Un regalo dei genitori di lei. Sul 
cassettone stanno alcuni dei flaconi e vasetti di Janice e una 
forbice per unghie e una spoletta di filo bianco e un ago e alcune 
mollette d'ottone e una ricetta di cui ella non si  mai servita, 
ritagliata da una rivista, e una collana fatta di perle di legno 
incise a Giava ch'egli le ha regalato a Natale. Reclinato contro la 
parete in precario equilibrio c' lo specchio ovale che hanno portato 
via quando i genitori di lei ne hanno messo uno nuovo nel bagno; 
Coniglio ha sempre avuto l'intenzione di appenderlo al muro sopra il 
cassettone ma non si  mai deciso a comprare gli appositi ganci. Un 
bicchiere sul davanzale della finestra, pieno a met d'acqua 
imputridita e spumosa, proietta una curva traccia di sole diluito sul 
punto nudo in cui avrebbe dovuto fissare lo specchio. Tre lunghe 
intaccature, l, incise nel muro, parallele; che cosa pu mai averle 
prodotte, quando? Al di l della sponda del letto rifatto appare un 
triangolo bianco del pavimento del bagno: quella volta che, dopo la 
doccia, con le natiche arrossate dal vapore, ella levava le braccia 
lietamente per baciarlo, con ciuffi bagnati di peli sotto le ascelle. 
Quale letizia s'era impadronita di lei, e poi di lui, non cercata?
 In cucina scopre una strana dimenticanza. Le costolette di maiale, 
mai tolte dalla padella, fredde come la morte, a galla su grasso 
rappreso. Le fa cadere nel sacchetto di carta sotto il lavandino e 
con una spatola raschia e vi getta anche le rigide croste di grasso 
maculato. Il sacchetto di carta, con chiazze color marrone scuro sul 
fondo, puzza di qualcosa che dolcemente va imputridendo. Coniglio  
interdetto, il bidone si trova fuori nel cortile, non pu andare e 
venire due volte. Decide di lasciare stare. Riempie l'acquaio d'acqua 
bollente e vi immerge la padella. L'alito del vapore simile a un 
bisbiglio in una tomba lo spaventa.
 In fretta, toglie da un cassetto mutande elastiche pulite, 
canottiere e calzini, da un altro tre camicie nella custodia di 
cellophane con il cartoncino blu, un paio di camicette lavate e 
stirate da un terzo cassetto, prende nell'armadio a muro i suoi due 
vestiti e una camicia sportiva, e avvolge la biancheria nei vestiti 
formando un fagotto che possa portare. L'impresa lo fa sudare. 
Reggendo la roba tra le due braccia e una coscia sollevata, osserva 
ancora una volta l'appartamento, e i mobili, il tappeto, la carta da 
parati, tutto sembra oscuramente rivestito dalla stessa patina scura 
che gli forma una pellicola sul viso; le stanze sono colme del sapore 
di un lavoro imbarazzante, ed egli  lieto di uscire. La porta 
scatta, chiusa irrevocabilmente alle sue spalle. Ha lasciato dentro la chiave.
 Spazzolino da denti. Rasoio. Bottoni da polso. Scarpe. A ogni 
scalino che discende ricorda di avere dimenticato qualcosa. Si 
affretta, inciampa. Spicca un salto. Per poco non urta con la testa 
contro la nuda lampadina che pende nel vestibolo all'estremit di un 
cordone annerito. Il suo nome sulla cassetta delle lettere sembra 
chiamarlo mentre gli passa rapido accanto; i caratteri in inchiostro 
blu gremiscono l'aria come un grido. Si sente ridicolo, tuffandosi 
nella luce solare come uno di quei ladri assurdi di cui si legge 
nella pagine interne dei giornali e che invece di rubare denaro e 
argenterie portano via un lavabo di porcellana, venti rotoli di carta 
da parati, o un fagotto di vestiti vecchi.
 "Buon giorno, signor Angstrom."
 Sta passando una vicina, la signorina Arndt, in un cappellino color 
lavanda per la chiesa, con una fronda di palma nelle mani chiuse. 
"Oh. Salve. Come sta?" Abita tre case pi in l; si ritiene che abbia 
il cancro.
 "Splendidamente" ella dice "proprio splendidamente." E rimane l 
nel sole, smarrita dalla luminosit, a piedi piatti, reclinandosi 
inconsciamente per contrastare il pendio del marciapiede. 
Un'automobile verde passa troppo adagio. La signorina Arndt gli 
sbarra la strada, amabilmente confusa, grata di chiss che, del 
semplice fatto che aderisce al marciapiede, si direbbe, come una 
mosca che smetta di camminare sul soffitto per meravigliarsi di se stessa.
 "Che gliene pare di questo bel tempo?" egli domanda.
 "Mi piace, mi piace; la domenica delle Palme  sempre serena. Mi fa 
salire la linfa nelle gambe." Ride, e lui la imita; ella rimane 
radicata al cemento che scotta, tra l'ombra piumata di due aceri. Non 
sa niente, Coniglio ora ne  certo.
 "S" dice, poich gli occhi di lei gli si sono immobilizzati sulle 
braccia. "Faccio un po' di pulizia primaverile a quanto pare." Scuote 
il fagotto per chiarire meglio.
 "Bene" fa lei, con un ringhio sarcastico che lo sorprende. "Voi 
giovani mariti vi lasciate mettere il morso, non c' che dire." Poi 
si volta ed esclama: "Ma guarda! Laggi c' un ecclesiastico!".
 L'automobile verde  tornata indietro, ancor pi adagio, tenendosi 
al centro della strada. Con uno sgomento che gli fa pesare il doppio 
il fagotto sulle braccia, Coniglio si rende conto di essere con le 
spalle al muro. Si scosta con un balzo dalla veranda e si allontana a 
gran passi dalla signorina Arndt dicendo: "Devo affrettarmi" nello 
stesso momento in cui ella osserva a ragion veduta: "Non  il reverendo Kruppenbach".
 No, non  Kruppenbach, naturale; Coniglio sa chi , bench non ne 
conosca il nome. E' un episcopale. Gli Springer sono episcopali, un 
altro aspetto della scalata sociale del vecchio bastardo, tutti gli 
altri sono luterani o riformati, se proprio hanno da essere qualcosa. 
La sua non  una corsa vera e propria; il pavimento in pendio gli 
scuote i calcagni ad ogni passo, non riesce a scorgere il cemento 
sotto il fagotto che regge sulle braccia. Se solo riuscisse a 
percorrere il vicolo. Ha una sola speranza, forse il predicatore non 
 sicuro che si tratti di lui. Sente l'automobile verde scivolargli 
dietro; pensa di gettar via i vestiti e di correre sul serio. Se 
riuscisse a entrare nella vecchia fabbrica del ghiaccio. Ma si trova 
a un isolato di distanza. Sente che Ruth, lavati i piatti, lo sta 
aspettando dall'altra parte della montagna. Azzurro al di l dell'azzurro sotto l'azzurro.
 Come uno squalo spinge dinanzi a s silenziose pieghe d'acqua, il 
respingente verde forma increspature d'aria che si frangono dietro le 
ginocchia di Coniglio. Quanto pi in fretta cammina, con tanta 
maggior forza si frangono queste increspature. Dietro il suo orecchio 
una voce infantilmente nasale cinguetta: "Domando scusa. E' Harry Angstrom lei?".
 Con la sensazione di caduta di chi mente Coniglio si volta e 
risponde in un mezzo bisbiglio: "S".
 Il giovane biondo con il collo ammanettato di bianco fa scivolare 
diagonalmente l'automobile contro il marciapiede, applica il freno a 
mano e spegne il motore, parcheggiando cos sul lato del divieto, di 
traverso. Buffo come gli ecclesiastici ignorino i regolamenti. 
Coniglio ricorda che il figlio di Kruppenbach soleva scorrazzare per 
la cittadina in motocicletta. La cosa lo aveva sempre colpito. "Bene, 
sono Jack Eccles" dice il pastore e, illogicamente, ha una risatina 
breve. La strisciolina bianca della sigaretta che gli pende spenta 
dalle labbra forma con il bianco del colletto un buffo insieme nel 
finestrino della macchina. Egli scende dall'automobile, una Buick 
oliva modello '58 a quattro portiere, e tende la mano. Per stringerla 
Coniglio deve posare il fagotto voluminoso di vestiti sulla striscia 
d'erba tra il cemento e l'orlo del marciapiede.
 La stretta di mano di Eccles, avida ed esperta e dura, sembra 
simboleggiare per lui un abbraccio. Per un attimo Coniglio teme che 
non lo lasci pi andare. Si sente preso, prevede spiegazioni, 
imbarazzi, preghiere, riconciliazioni che si levano come muri 
bagnati; la pelle gli formicola per la disperazione. In colui che 
l'ha catturato sente la tenacia.
 L'ecclesiastico ha pressappoco la sua et o  di poco pi anziano e 
di parecchio pi basso. Ma non gracile; una sorta di superflua 
muscolosit gli corre sotto la giacca nera. Si tiene in piedi di 
lato, con il petto lievemente gonfio. Ha lunghe sopracciglia 
rossastre che gli spingono una ruga preoccupata sopra la radice del 
naso, e una piccola, pallida, appuntita borchia di mento ripiegata 
sotto la bocca. Bench appaia seccato, v' in lui un che di amichevole e di sciocco.
 "Dove  diretto?" domanda.
 "Eh? In nessun posto." Coniglio  distratto dal vestito dell'uomo, 
nero solo in apparenza. In realt  blu, un blu-notte serio ma 
elegante, una stoffa non troppo pesante. Mentre l'esiguo panciotto, o 
bavagliolo, o come diavolo si chiama,  nero come una stufa. Lo 
sforzo di tenere la sigaretta tra le labbra deforma in uno sbuffo il 
riso di Eccles. Egli batte la mano sui baveri della giacca. "Ha un fiammifero, per caso?"
 "Perdinci, mi dispiace, no. Ho smesso di fumare."
 "Lei  un uomo migliore di me." Tace e pensa, poi guarda Harry con 
sopracciglia stupite, inarcate. Lo stendersi della pelle fa s che 
gli occhi grigi sembrino tondi e chiari come vetro. "Posso darle un passaggio?"
 "No. Diavolo. Non si disturbi."
 "Vorrei parlarle."
 "No, non pu essere, davvero?"
 "Ma s, moltissimo."
 "S? Okay." Coniglio riprende il fagotto, gira davanti alla Buick e 
sale. Dentro c' quell'odore dolciastro e pungente di plastica delle 
macchine nuove; egli lo aspira profondamente e l'odore gli modera la 
paura. "Si tratta di Janice?"
 Eccles annuisce, guardando fuori dal finestrino posteriore mentre 
fa marcia indietro dal marciapiede. Il suo labbro superiore sporge 
pi di quello inferiore; sotto gli occhi ha cerchi di stanco violetto.
 "Come sta? Che cosa ha fatto?"
 "Oggi sembra molto pi tranquilla. Lei e il padre sono venuti in 
chiesa, stamane." Stanno percorrendo la strada. Eccles non aggiunge 
altro, si limita a guardar fuori dal parabrezza, ammiccando. Fa 
scattare l'accenditore sul cruscotto.
 "Immaginavo che fosse con loro" dice Coniglio. Incomincia a 
infastidirlo un poco il fatto che il pastore non lo rimproveri o 
altro; sembra non conoscere il suo mestiere.
 La fiammella sprizza dall'accenditore. Eccles lo avvicina alla 
sigaretta, aspira, e sembra tornare a fuoco. "Evidentemente" dice 
"quando lei non  tornato dopo mezz'ora, ha telefonato ai suoi 
genitori e ha fatto accompagnare a casa il bambino da suo padre. Suo 
padre, presumo,  stato molto rassicurante e le ha detto che lei 
doveva essersi probabilmente fermato in qualche posto. Ella ha 
ricordato che lei era rientrato a casa in ritardo per aver preso 
parte a non so quale partita di ragazzi in strada e ha pensato che 
potesse essere tornato a giocare. Credo che suo padre abbia anche 
fatto il giro della cittadina, cercandola."
 "Dov'era il vecchio Springer?"
 "Sua moglie non gli ha telefonato. Non ha telefonato ai suoi fino 
alle due del mattino quando presumo che, povera creatura, avesse 
abbandonato ogni speranza." "Povera creatura"  come una parola sola 
sulle labbra di lui, levigata dall'uso.
 Harry domanda: "Soltanto alle due?". La compassione lo afferra; 
stringe le mani sul fagotto, come per consolare Janice.
 "Circa a quell'ora. Si trovava ormai in un tale stato, tra l'alcool 
e il resto, che sua madre ha telefonato a me."
 "Perch a lei?"
 "Non lo so. Certa gente si regola cos." Eccles ride. "Sembra che 
cos debba essere;  consolante. Almeno per me. Avevo sempre creduto 
che la signora Springer mi odiasse. Da mesi non veniva pi in 
chiesa." Mentre si volta verso Coniglio, per constatare l'effetto 
delle sue parole scherzose, un breve guizzo bizzarro gli inarca le 
sopracciglia costringendolo ad aprire la larga bocca.
 "E questo  accaduto verso le due del mattino?"
 "Tra le due e le tre."
 "Perdinci, mi dispiace. Non volevo farla alzare dal letto."
 Il pastore scuote la testa con irritazione. "Questo non conta."
 "Be', sono spiacentissimo di quel che  accaduto."
 "Davvero? C' da sperare, allora. Ehm, che cosa si propone di fare, 
precisamente?"
 "Non mi propongo niente di preciso. Sto sonando a orecchio, in un 
certo qual modo."
 La risata di Eccles lo sorprende; viene in mente a Coniglio che il 
pastore deve intendersene di episodi come questo, famiglie distrutte, 
mariti in fuga, e che quel "sonare a orecchio" pu essere stata una 
nota nuova per lui. Si sente lusingato; Eccles ha questa particolare 
abilit, di lusingare la gente.
 "Il punto di vista di sua madre  interessante" dice Eccles. 
"Ritiene che lei non ha abbandonato affatto la famiglia e che sua 
moglie e io ce lo stiamo soltanto immaginando. Dice che lei  di gran 
lunga un troppo bravo ragazzo per poter fare una cosa simile."
 "Le ha dato da fare questa storia, vero?"
 "Questa storia e un funerale, ieri."
 "Perdinci, mi dispiace."
 Hanno proceduto pigramente, a bassa velocit, nelle strade 
familiari; a un certo momento si sono lasciati indietro la fabbrica 
di ghiaccio, e in un altro punto hanno voltato a un angolo dal quale 
si domina la vallata. "Senta, se proprio vuol darmi un passaggio" 
dice Coniglio "potrebbe condurmi a Brewer."
 "Non vuole che l'accompagni da sua moglie?"
 "No. Santo cielo. Voglio dire, non credo che servirebbe a qualcosa, 
le pare?"
 Per molto tempo sembra che l'altro non lo abbia udito; il suo 
lindo, stanco profilo fissa oltre il parabrezza mentre la grossa 
macchina procede ronzando sempre alla stessa velocit. Harry ha gi 
preso fiato per ripetere la frase quando Eccles dice: "No, se non 
vuole che ne venga qualcosa di buono".
 La questione sembra chiusa cos, semplicemente. Percorrono Potter 
Avenue verso l'autostrada. Nelle strade assolate non vi sono che 
fanciulli, alcuni dei quali ancora con i vestiti della festa. 
Ragazzette in vestitini rosa scampanati che si allargano rigidi in 
vita. I nastri sui capelli hanno lo stesso colore dei calzini.
 Eccles domanda: "Che cosa ha fatto per deciderla ad andarsene?".
 "Mi ha chiesto di comprarle un pacchetto di sigarette."
 Eccles non ride come lui aveva sperato; sembra voler ignorare la 
frase come un'impudenza, un pochino troppo spinta. Ma era la verit. 
"E' la verit. E' stato proprio come se la cosa compendiasse l'intera 
faccenda, quell'eterno cercar di rimediare al pasticcio che combinava 
continuamente. Non saprei, sembrava che fossi incollato a un mucchio 
di giocattoli rotti, e di bicchieri vuoti, e al televisore sempre 
acceso, e ai pasti in ritardo, senza nessun modo di uscirne. Poi, di 
colpo, ho pensato quanto era facile uscirne, andarmene, 
semplicemente, e, per l'inferno,  stato facile davvero."
 "Per meno di due giorni, lo  stato."
 "Oh. C' la legge, immagino..."
 "Non pensavo tanto a questo. Sua suocera ci ha pensato 
immediatamente, ma sua moglie e il signor Springer sono 
contrarissimi. Per motivi diversi, presumo. Sua moglie sembra quasi 
paralizzata; vuole che non si faccia niente."
 "Povera piccola. E' tanto stupida."
 "Perch si trova qui?"
 "Perch lei mi ha pescato."
 "Voglio dire, perch si trovava davanti a casa sua?"
 "Sono tornato a prendere della biancheria pulita."
 "Ha tanta importanza per lei la biancheria pulita? Perch 
preoccuparsi dell'aspetto esteriore se le riesce cos facile 
calpestare gli altri?"
 Coniglio si accorge ora del pericolo della conversazione; le sue 
parole gli vengono respinte; piccoli ami e lacci vengono foggiati. 
"Inoltre volevo lasciarle l'automobile."
 "Perch? Non le serve, per fuggire?"
 "Ho pensato che dovrebbe averla lei. Suo padre ce la vendette per 
poco. In ogni modo, non mi  servita a niente."
 "No?" Eccles spegne la sigaretta nel portacenere della macchina e 
ne prende un'altra nella tasca della giacca. Stanno girando intorno 
alla montagna, sul tratto pi alto della strada, dove il pendio sale 
troppo ripido da un lato, e scende troppo ripido dall'altro perch vi 
sia posto per una casa o un distributore di benzina. Il fiume scorre 
molto pi in basso. "Be', se io dovessi lasciare mia moglie" dice 
Eccles "salirei su una macchina e guiderei per mille chilometri." 
Sembrerebbe quasi un consiglio, pronunciato cos con calma sopra il 
colletto bianco.
 "Ma  quello che ho fatto!" esclama Coniglio felice di tutto ci 
che hanno in comune. "Ho guidato fino alla Virginia Occidentale, poi 
mi son detto, all'inferno, e sono tornato indietro." Deve cercare di 
smetterla di imprecare; si domanda perch lo stia facendo. Per 
mantenere la distanza, forse; sente un'attrazione pericolosa 
spingerlo verso quell'uomo in nero.
 "Posso domandarle perch?"
 "Oh non saprei. Tutto un insieme di cose. Mi sembrava pi sicuro 
trovarmi in un luogo che conosco."
 "Non  tornato per proteggere sua moglie?"
 Coniglio ammutolisce all'idea.
 Eccles continua: "Parla di questa sensazione di disordine. Come 
crede che stiano le cose per le altre giovani coppie? In che modo 
crede di essere eccezionale lei?".
 "Crede che non sappia dirglielo, ma glielo dir. Un tempo ero uno 
sportivo davvero bravo, sul serio. E dopo essere stati di prim'ordine 
in qualcosa, non importa cosa, ci si sente svuotati, in un certo qual 
modo, a passare di second'ordine. E quella meschina vita a due, di 
Janice e mia, perbacco, era proprio di second'ordine."
 L'accenditore del cruscotto scatta di nuovo. Eccles lo adopera e 
subito riporta lo sguardo sulla strada. Sono discesi nella periferia 
di Brewer. Domanda: "Lei crede in Dio?".
 Avendo ripassato la lezione proprio quel mattino, Coniglio risponde con prontezza: "S".
 Eccles ammicca stupito. La palpebra frangiata nel profilo che 
mostra un occhio solo batte, ma il viso di lui non si volta. "Pensa, 
allora, che Dio voglia vederla far soffrire sua moglie?"
 "Permetta che le faccia io una domanda. Secondo lei Dio vuole che 
una cascata sia un albero?" Questa domanda di Jimmy suona, Coniglio 
se ne rende conto, ridicola; lo infastidisce il fatto che Eccles si 
limiti a mandarla gi, con una malinconica boccata di fumo. Si rende 
conto che, qualsiasi cosa possa dire, Eccles la mander gi insieme 
allo stanco fumo;  per professione un ascoltatore. Quella sua grossa 
testa bionda sembra imbottita da una grigia miscela dei preziosi 
segreti e delle appassionate domande di tutti, una miscela che nulla, 
per quanto egli sia giovane, pu colorare. Per la prima volta, 
Coniglio lo prende in antipatia.
 "No" risponde Eccles dopo aver riflettuto. "Ma credo ch'Egli voglia 
vedere un alberello divenire un grande albero."
 "Se lei mi sta dicendo che non sono maturo,  una cosa questa sulla 
quale non verso lacrime poich, per quanto mi risulta,  come essere morti."
 "Sono immaturo anch'io" riconosce Eccles.
 Non  un riconoscimento sufficiente. Coniglio gli parla chiaro. 
"Bene, non torner a quella scema per quanto lei possa 
compassionarla. Io non so che cosa provi. Non l'ho mai saputo. So 
soltanto quello che ho dentro di me. Non possiedo altro. Lo sa che 
cosa facevo per mantenere quei due? Davo dimostrazioni con quattro 
soldi di latta chiamati Magisbucciatore, che il diavolo se lo porti, 
nei magazzini a prezzo fisso!"
 Eccles lo guarda e ride, le sue sopracciglia tutto stupore, ormai. 
"Be', questo spiega le sue capacit oratorie" dice.
 L'aristocratico sarcasmo ha un suono di verit; li riporta entrambi 
al loro posto. Coniglio si sente meno in alto mare. "Ehi, vorrei che 
mi facesse scendere" dice. Si trovano in Weiser Street, diretti verso 
il grande girasole, spento di giorno.
 "Non vuole permettermi di accompagnarla fin dove alloggia?"
 "Non alloggio in nessun posto."
 "Benissimo." Con una traccia di malumore infantile Eccles frena e 
ferma la macchina davanti a una bocchetta antincendi. Mentre frena 
bruscamente qualcosa cozza nel portabagagli.
 "Si sta spaccando in due" gli dice Coniglio.
 "Sono solo i miei bastoni da golf."
 "Giuoca a golf?"
 "Male. E lei?" Sembra animarsi; la sigaretta gli brucia dimenticata tra le dita.
 "Una volta facevo il portabastoni."
 "Potrei invitarla a una partita?" Ah. Ecco l'amo.
 Coniglio scende e rimane sull'orlo del marciapiede e fa un saltello 
di lato, buffonesco nella sua libert. "Non ho i bastoni."
 "E' facile noleggiarli. La prego. Dico sul serio." Eccles si sporge 
molto in avanti per parlare attraverso lo sportello. "Mi riesce 
difficile trovare compagni di giuoco. Lavorano tutti tranne me." 
Ride.
 Coniglio sa che dovrebbe scappare, ma l'idea di una partita a golf, 
e la sua convinzione che sia pi sicuro rimanere in vista del 
cacciatore, lo dissuadono.
 Eccles insiste. "Ho paura che torner a dare dimostrazioni con gli 
sbucciatori, se non l'accalappio al pi presto. Facciamo marted? 
Marted alle due? Devo passare a prenderla?"
 "No; verr io a casa sua."
 "Promesso?"
 "S. Ma non si fidi d'una mia promessa."
 "Non posso farne a meno." Eccles gli d un indirizzo di Mount Judge 
e si salutano sul marciapiede. Un anziano poliziotto percorre con 
aria furba il marciapiede accanto alle vetrine dei negozi, chiuse, 
stordite dalla domenica. Deve scambiarli per un prete che saluta il 
presidente del suo gruppo giovanile. Harry sorride al poliziotto e si 
incammina sul marciapiede con lo stomaco che canta. Buffo, il mondo 
non pu proprio toccarti.
 Ruth lo fa entrare, con un romanzo poliziesco formato tascabile in 
mano. Ha gli occhi sonnacchiosi per aver letto. Si  messa un altro 
maglione. Sembra che abbia i capelli pi scuri. Lui lascia cadere i 
vestiti sul letto. "Hai qualche gruccia?"
 "Dico. Credi proprio di esserci riuscito."
 "Sono riuscito a conquistare te" egli dice. "Ho conquistato te e il 
sole e le stelle." Quando la stringe tra le braccia, sembra che sia 
vero. Ella  tiepida e compatta nel suo abbraccio, non amichevole, 
non ostile. Il profumo sottile di sapone gli sale nelle narici mentre 
un umidore gli tocca la mascella. Si  lavata i capelli. Sono 
pettinati all'indietro dalla fronte in ciocche pi scure e pi 
composte, ravviate in modo uguale dal pettine. Pulita,  pulita. Lui 
le avvicina il naso al capo per aspirare il profumo pungente, 
discreto. La pensa nuda nella doccia, con i capelli spioventi 
limacciosi di schiuma, il collo curvo sotto l'acqua che la frusta. 
"Ti ho fatta sbocciare" dice.
 "Oh, sei una meraviglia" dice lei, e gli preme le mani sul petto, 
scostandolo. Mentre Coniglio appende ordinato i vestiti, gli domanda: 
"Hai dato l'automobile a tua moglie?".
 "Non c'era nessuno in casa. Sono sgattaiolato dentro e fuori. Ho 
lasciato in casa la chiave."
 "E non ti ha visto nessuno?"
 "A dire il vero, qualcuno mi ha visto. Il pastore episcopale mi ha 
dato un passaggio fino a Brewer."
 "Dico, tu sei religioso, no?"
 "Non gliel'ho chiesto io."
 "Che cosa ha detto?"
 "Niente di importante."
 "Che tipo era?"
 "Piuttosto antipatico. Non ha fatto che ridacchiare."
 "Sarai stato tu a farlo ridacchiare."
 "Dovrei giocare a golf con lui marted."
 "Stai scherzando."
 "No, sul serio. Gli ho detto che non ci so fare."
 Ella ride, ancora e ancora, in quella maniera protratta consueta 
alle donne quando tu le ecciti e se ne vergognano. "Oh, Coniglio mio" 
esclama in un ultimo tenero soffio. "Ti dai da fare, eh?"
 "E' stato lui ad accaparrarmi" egli insiste, sapendo che i suoi 
tentativi di dare spiegazioni la divertiranno, per ragioni 
inafferrabili. "Non ho fatto niente."
 "Povera anima" dice lei. "Sei proprio irresistibile."
 Con un acuto segreto sollievo, egli si toglie finalmente la roba 
sporca e si cambia con biancheria intima pulita, calzini di bucato, 
la camicia sportiva e i calzoni di tela. Deve rimettersi le scarpe di 
camoscio. Ha dimenticato di prendere le scarpe sportive. "Andiamo a 
fare quella passeggiata" annuncia, vestito.
 "Sto leggendo" dice Ruth da una sedia. Il libro  aperto quasi alle 
ultime pagine. Legge i libri con grazia, senza piegarne il dorso, 
bench costino soltanto trentacinque centesimi.
 "Su vieni. Andiamo a respirare aria buona." Le si avvicina e cerca 
di strapparle di mano il libro poliziesco. E' intitolato Le morti a 
Oxford. Perch poi dovrebbe interessarsi alle morti di Oxford? Visto che ha lui l con s.
 "Aspetta" ella supplica, e volta una pagina e legge alcune frasi mentre il libro viene sollevato adagio, e gli occhi di lei corrono avanti e indietro; poi, a un tratto, lascia ch'egli lo prenda. "Dio, se sei prepotente."
 Coniglio mette il segno con un fiammifero adoperato e le guarda i piedi nudi. "Non hai un paio di scarpe basse o qualcosa del genere?"
 "No. Ehi, ho sonno."
 "Andremo a letto presto."
 Volge su di lui le pupille, a queste parole, facendo sporgere un 
poco le labbra. C' in lei questa volgarit, che non pu lasciar 
passare una frase del genere. Una volgarit lievissima, troppo blanda.
 "Su andiamo" egli dice. "Mettiti un paio di scarpe basse e ti si asciugheranno i capelli."
 "Dovr portare scarpe con i tacchi." Mentre china il capo per 
calzarle, la riga bianca della sua scriminatura lo fa sorridere, 
tanto  diritta. Come la scriminatura d'una bimbetta il giorno del compleanno.
 Si avvicinano alla montagna attraversando il giardino pubblico. 
Mancano ancora i cestini per i rifiuti e le panchine metalliche 
smontabili. Sulle panchine di cemento e di assi, vecchi dalle zazzere 
lanuginose prendono il sole come grossi piccioni, vestiti a chiazze 
di grigio multiple come piume. Gli alberi dalle foglie ancor nuove 
spolverano d'ombre il terreno ancora quasi spoglio. Bastoncelli e 
spaghi proteggono i margini appena seminati dei viali inghiaiati e 
non ancor rastrellati. La brezza che soffia incessante sul pendio dal 
chiosco deserto della banda,  fresca lontano dal sole. Piccioni 
dalle teste meccaniche s'alzano in volo sulla punta degli artigli 
delle zampe rosa e tornano a posarsi, a penne gonfie, sulla parte 
posteriore delle zampe. Un relitto della societ stende il braccio 
sulla spalliera d'una panchina per scaldarsi al sole e quella sua 
faccia scalpellata starnutisce piano, come fanno i gatti. Alcuni 
monellacci, di quattordici anni o pi giovani ancora, fumano e 
lanciano scherni accanto al piccolo deposito chiuso a chiave di un 
baraccone, sulle cui assi gialle qualcuno ha scritto con vernice 
rossa "Tex e Josie, Rita e Jay". Dove possono essersela procurata 
quella vernice rossa? Fili di verde spuntano attraverso il marrone 
arruffato della terra. Coniglio prende Ruth per mano. La vasca 
ornamentale davanti al chiosco della banda  vuota e chiazzata di 
schiuma verde; percorrono il viale parallelo alla curva del suo 
gelido orlo, che riecheggia il silenzio del chiosco della banda. Un 
carro armato della seconda guerra mondiale, tramutato in monumento, 
punta i propri cannoni contro lontani campi di tennis. Le reti sono 
alzate, le linee non sono state ripassate con la calce.
 Gli alberi si oscurano; i baracconi rimangono ai piedi del pendio. 
Stanno attraversando la zona pi alta del parco, frequentata la notte 
dai delinquenti, sparpagliando cartine di caramelle. L'inizio degli 
scalini  quasi nascosto da un folto di grossi cespugli colorati 
d'ambra opaca dai primi germogli. Molto tempo prima, quando le 
passeggiate a piedi erano un divertimento tradizionale, erano state 
costruite scale sul versante di Brewer della montagna. Sono fatte di 
tronchi incatramati lunghi un metro e ottanta, livellati con terra 
battuta. In seguito sono stati conficcati tubi di ferro per mantenere 
in sito questi robusti e tondeggianti gradini, e fine ghiaietta 
azzurra  stata sparpagliata sulla terra battuta che arginano. 
L'ascesa riesce difficoltosa a Ruth; Coniglio osserva il corpo di lei 
lottare per sostenere il suo peso sulle punte dei tacchi che 
affondano. Rimangono impigliati e si piegano in una disuguaglianza 
del terreno nascosta dallo strato di ghiaietta. Il dorso di Ruth ha 
un sussulto, ella cerca con le braccia un punto d'appoggio per 
mantenersi in equilibrio.
 Egli dice: "Togliti le scarpe".
 "Per rovinarmi i piedi? Bel bastardo premuroso."
 "Be', allora torniamo indietro."
 "No, no" dice lei "dobbiamo essere a met strada."
 "Non siamo affatto a met strada. Togliti le scarpe. Questi 
sassolini azzurri stanno per finire; d'ora in avanti non ci sar che 
terra battuta."
 "Con pezzi di vetro dentro."
 Ma pi avanti si toglie le scarpe. Senza calze, solleva con 
leggerezza i piedi candidi sotto gli occhi di lui; l'epidermide 
gialla dei calcagni guizza. Caviglie sottili sotto il rigonfiarsi del 
polpaccio. Con un gesto di gratitudine egli si toglie le scarpe a sua 
volta, per condividere quella sofferenza che pu esserci. La terra  
battuta e liscia, ma sassolini impercettibili allo sguardo ti 
trafiggono la pelle con la forza del tuo peso. Inoltre il terreno  
gelido. "Ohi" ella dice "ohiohi."
 "Avanti soldato" dice lui "sii coraggiosa."
 Imparano a camminare sull'erba all'estremit dei tronchi. Rami 
d'albero si incurvano su parte del cammino, tramutandolo in una 
galleria inclinata verso l'alto. In altri punti l'aria  limpida alle 
loro spalle, e possono spingere lo sguardo oltre i tetti di Brewer 
fino al ventesimo piano del tribunale, l'unico grattacielo della 
citt. Aquile di cemento troneggiano in rilievo, con le ali aperte, 
tra le finestre pi alte. Due coppie anzianotte, con sciarpe a 
scacchi, gente che studia gli uccelli, passano accanto a loro 
scendendo; non appena sono scomparse dietro il ramo nodoso d'una 
quercia, Coniglio salta sullo scalino di Ruth e la bacia, abbraccia 
la sua calda mole, assapora il salso del sudore che ha in viso, fermo 
e indifferente. Ella pensa che questo sia un momento stupido per le 
espansioni; il suo cervello di donna capace di guardare in una sola 
direzione pensa soltanto all'ascesa. Ma il pensiero dei piedi di lei, 
donna di citt, bianchi come carta, nudi sui sassi per amor suo, gli 
fa singhiozzare il cuore, reso febbrile dalla fatica, ed egli 
aderisce al duro corpo di lei con la fiacchezza della sofferenza. Un 
aeroplano passa sopra di loro, strepitando rapido nell'aria.
 "Regina mia" egli dice "mia buona cavalla."
 "Tua cosa?"
 "Cavalla."
 Accanto alla cima la montagna si leva ripida in un dirupo, e l gli 
uomini moderni hanno costruito una scala di cemento con una ringhiera 
di ferro che, mediante la Z di tre rampe, raggiunge il parcheggio 
asfaltato dell'Hotel Pinnacle. Si rimettono le scarpe e salgono la 
scala e contemplano la citt appiattirsi adagio sotto di loro.
 Una ringhiera protegge dall'orlo del dirupo. Egli si afferra a una 
colonnina bianca, riscaldata dal sole che ormai affonda ripido 
lontano dallo zenith, e guarda gi perpendicolarmente nelle chiome, 
che esplodono, degli alberi. Una vista spaventosa, che ricorda dalla 
fanciullezza, quando era solito domandarsi: e se spiccassi il salto 
moriresti o quelle chiome verdi ti farebbero da cuscino come le nubi 
di un sogno? Nella parte inferiore della sua visuale il dirupo di 
roccia s'alza fino ai suoi piedi ristretto dallo scorcio fino 
all'esiguit di un coltello; pi avanti la montagna scende con pendio 
pi dolce, appaiono vaghi sentieri e radure qua e l e gli scalini 
che hanno salito.
 Lo sguardo di Ruth, le cui palpebre sono socchiuse come se stesse 
leggendo un libro,  fisso sulla citt. Il profilo duro dello zigomo 
di lei nell'aria alta e vigile  immobile. Sta provando lo stesso 
stato d'animo di un'indiana? Ha detto che potrebbe essere messicana.
 Okay. E' stato lui a voler venire fin quass. Per vedere cosa? La 
citt si stende da file di case di bambola alla base del parco, 
attraverso un vasto e offuscato ventre di rosso-terracotta chiazzato 
da tetti incatramati e da automobili sfavillanti e termina come una 
tinta rosea nella bruma sospesa sul fiume lontano. Gasometri 
scintillano in quel fumo. I sobborghi vi si stendono come sciarpe. Ma 
la citt  enorme nello scenario di mezzo, ed egli dischiude le 
labbra come per costringere le labbra dell'anima sua ad accogliere il 
sapore della verit di quella visuale, come se la verit fosse un 
segreto in soluzione tenuissima e solo l'immensit potesse darcene il 
percettibile sapore. L'aria gli inaridisce la bocca.
 La sua giornata  stata turbata da Dio: lo scherno di Ruth, gli 
ammiccamenti di Eccles... perch insegnano certe cose, se nessuno ci 
crede? Sembra chiaro, stando l, che se esiste questo pavimento deve 
esistere anche il soffitto, che il vero spazio in cui viviamo  lo 
spazio superiore. Qualcuno sta morendo. In quella gran distesa di 
mattoni qualcuno sta morendo. L'idea salta fuori dal niente: semplici 
statistiche. Qualcuno in qualche casa lungo quelle strade, se non 
proprio in questo momento in quello che verr, muore; e in 
quell'improvvisa bara di pietra gli sembra che debba essere il cuore 
del piatto rosa prostrato. Sposta lo sguardo per cercare il punto; 
forse riuscir a scorgere l'anima di un vecchio annerita dal cancro 
salire attraverso l'azzurro come una scimmia su per una corda. Tende 
l'orecchio per udire lo spasimo della liberazione mentre la vermiglia 
illusione ai suoi piedi effonde tale realt. Il silenzio lo fulmina. 
File di automobili scivolano senza rumore; un puntino esce da una 
porta. Che cosa sta facendo l, sospeso nell'aria? Perch non  a 
casa? Si spaventa e implora Ruth: "Mettimi il braccio intorno alla vita".
 Ella lo accontenta con noncuranza, muovendo un passo e spostando 
l'anca contro la sua. Lui la stringe pi forte e si sente meglio. 
Brewer, ai loro piedi, sembra intiepidirsi nel sole obliquo; il vasto 
tessuto rosso del sole sembra sollevarsi dalla valle in cui esso 
affonda concavo, riempire, come un torace si colma di respiro, Brewer 
la madre di centomila, ricovero d'amore, ingegnoso e luminoso 
manufatto. E cos  in un empito di sicurezza ch'egli domanda, dando 
voce come un fanciullo amato a un dubbio tormentoso: "Eri davvero una 
prostituta?".
 Meravigliandolo, Ruth si volta dura sotto il suo braccio e si 
contorce liberandosi dalla stretta e rimane accanto alla ringhiera in 
atteggiamento minaccioso. Ha gli occhi socchiusi; il mento cambia 
forma. Nel suo nervosismo egli nota tre boyscout che sorridono loro 
dall'altra parte dell'asfalto. Ruth domanda: "E tu sei proprio un 
vigliacco?".
 Lui sente la necessit di rispondere con precauzione. "In un certo senso."
 "Benissimo allora."
 Prendono l'autobus che scende in citt.
...
.
...
 Il pomeriggio del marted, con un cielo nuvoloso, sale su un 
autobus diretto a Mount Judge. Eccles abita all'estremit nord della 
cittadina; Coniglio attraversa sano e salvo il suo quartiere, scende 
in Spruce Street e si incammina canterellando a voce alta il motivo 
"Oh, sono pazza di Harry"... non l'inizio della canzone, ma il punto 
alla fine quando la ragazza, ripetendo il ritornello, sale a una nota molto alta sul "sono".
 Si sente tranquillo. Per due giorni lui e Ruth hanno vissuto con il 
suo denaro e gli rimangono ancora quattordici dollari. Inoltre ha 
scoperto, frugando stamane nel suo cassettone mentre lei era fuori a 
fare la spesa, che Ruth ha un enorme conto in banca, con pi di 
cinquecento dollari alla fine di febbraio. Sono stati una volta alle 
bocce e hanno visto quattro films - Gigi, Una strega in paradiso, La 
locanda della sesta felicit e Geremia, cane e spia. Ha veduto tante 
di quelle sequenze isolate di Geremia, cane e spia al club di 
Topolino ch'era curioso di vedere tutto il film. E' stato come 
sfogliare un album di fotografie una met dei cui visi fossero 
familiari. La scena in cui il razzo parte attraverso il tetto e Fred 
Mcmurray corre fuori con la caffettiera la conosceva bene quanto la propria faccia.
 Ruth  stata divertente; il suo modo di giocare a bocce era 
spaventoso; si limitava ad arrancare in un certo qual modo fino alla 
linea e a lasciar cadere la boccia. Ploc. Durante la proiezione di 
Gigi, ogni volta che l'altoparlante stereofonico alle loro spalle 
nella sala funzionava, lei si voltava e faceva "psst!" come se si 
fosse trattato di uno spettatore che parlava a voce troppo alta. 
Quando erano andati a vedere La locanda della sesta felicit, ogni 
volta che il viso di Ingrid Bergman appariva sullo schermo, lei si 
chinava verso Coniglio e gli domandava in un bisbiglio: "Ma  davvero 
una sgualdrina?". E' rimasta sconvolta da Robert Donat; aveva un 
aspetto terribile. Sapeva che stava per morire. Figurarsi, sapere che 
si sta per morire e continuare a fingere di essere un mandarino. Il 
commento di Ruth, a proposito di Una strega in paradiso, la sera 
prima,  stato: "Come mai qui non capita mai di vedere tamburi 
bongo?". E lui ha deciso dentro di s di comprarne uno. Una mezz'ora 
fa, aspettando l'autobus in Weiser Street, ne ha visto uno nella 
vetrina del negozio di musica Chords 'n' Records. Diciannove dollari 
e novantacinque. Durante tutto il tragitto sull'autobus ha battuto 
ritmi bongo sulle ginocchia.
 "Perch io sono proprio pazza di Harrrr-yyyy..."
 Il numero 61  un palazzo di mattoni con rifiniture in legno 
bianco, una piccola veranda che imita un tempio greco, e un tetto 
d'ardesia che splende sotto la luminosit opaca delle nubi. Nel 
cortile una recinzione di rete metallica racchiude un'altalena gialla 
e un rettangolo di sabbia per i giuochi dei bambini. Un cucciolo 
guaisce nel cortile mentre Harry risale il vialetto d'accesso. L'erba 
ha quel verde intenso e oleoso che promette pioggia, il colore 
dell'erba nelle fotografie a colori. L'edificio sembra troppo allegro 
per essere quello giusto; Coniglio pensa che gli ecclesiastici 
abitino in neri castelli rivestiti di assicelle. Ma sulla targhetta 
sopra il martello a forma di pesce  incisa la scritta "Rettorato". 
Batte il pesce due volte e, dopo avere aspettato, altre due volte.
 Un fresco donnino dagli occhi verdi variegati apre la porta. "Che 
cosa c'?" Dal tono, sembra quasi che voglia dirgli: "Come osa?". 
Mentre adatta il proprio viso all'altezza di lui gli occhi le si 
slargano mostrando ancor pi il bianco vivido della cornea nel quale 
si stagliano le iridi color muschio.
 Subito, ed  assurdo, egli sente di dominarla, sente di piacerle. 
Lentiggini le chiazzano il piccolo naso irregolare, una sorta di naso 
stretto, livido e pallido sotto i puntini delle efelidi. Ha la pelle 
chiara e liscia come quella d'una bambina. Indossa calzoncini corti 
arancione. Con una cordialit che rasenta l'arroganza dice: "Salve".
 "Salve. Dica, c' il reverendo Eccles?"
 "Dorme."
 "In pieno giorno?"
 "E' rimasto alzato per buona parte della notte."
 "Oh perbacco. Poveretto."
 "Vuole entrare?"
 "Be', ecco, non saprei. Me lo ha detto lui di venire. Sul serio."
 "Pu darsi benissimo. Si accomodi, prego."
 Lo precede in un corridoio, su per la scala, in una stanza fresca, 
dall'alto soffitto, con carta da parati argentea, un pianoforte, 
acquarelli di paesaggi, moltissimi libri in una libreria incassata 
nella parete, un caminetto la cui mensola sostiene uno di quegli 
orologi con il pendolo formato da quattro sfere d'oro, che dovrebbero 
funzionare praticamente in eterno. Fotografie incorniciate tutto 
intorno. Mobili massicci verdi e rossi eccettuato un lungo divano con 
la spalliera e i braccioli ricurvi, i cui cuscini sono di un 
bianco-crema. La stanza sa di freddo e di chiuso. Molto da lontano 
giunge l'odore pi caldo d'una torta al forno. La donna si ferma al 
centro del tappeto e dice: "Ascolti".
 Si ferma anche lui. Il lieve tonfo che ha udito non si ripete. Ella 
spiega: "Credevo che quel marmocchio fosse addormentato".
 "Lei  la babysitter?"
 "Sono la moglie" ella dice, e siede al centro del divano bianco per 
dimostrarlo.
 Coniglio sceglie una sedia imbottita a braccioli di fronte. La 
stoffa color prugna ha un che di soffice e ruvido al contempo sui 
suoi avambracci nudi. Indossa una camicia sportiva a scacchi, con le 
maniche rimboccate fino ai gomiti. "Oh, mi scusi." Naturale. Le gambe 
nude di lei, accavallate, mostrano le chiazze azzurre di vene 
varicose. Il suo viso, ora ch' seduta, non sembra pi giovane come 
alla porta. Doppio mento quando si rilascia, il capo inclinato 
all'indietro. Piccolo tocco di donna vanitosa. Piccoli respingenti 
sodi. Le domanda: "Quanti anni ha suo figlio?".
 "Ho due figlie. Due bambine, una di un anno e una di tre."
 "Io ho un maschietto di due anni."
 "Mi piacerebbe un maschio" ella dice. "Le bambine ed io abbiamo 
problemi di personalit; ci somigliamo troppo. Ognuna di noi sa con 
esattezza quello che pensano le altre."
 Non le piacciono le sue figliole! Coniglio  scandalizzato, 
sentendolo dire dalla moglie di un pastore. "Suo marito se ne 
accorge?"
 "Oh, per Jack  meraviglioso. Gli piace avere in casa donne che se 
lo contendono. E' il suo piccolo harem. Credo che un maschio lo 
minaccerebbe. Lei si sente minacciato?"
 "Non dal bambino, no. Ha appena due anni."
 "Comincia prima dei due anni, mi creda. L'antagonismo sessuale 
incomincia in pratica dalla nascita."
 "Non l'ho notato."
 "Meglio per lei. Presumo che lei sia un padre primitivo. Credo che 
Freud sia come Dio; siamo noi a renderlo vero."
 Coniglio sorride, supponendo che Freud abbia qualche rapporto con 
la carta da parati argentea e con l'acquarello di un palazzo e di un 
canale sopra il capo della donna. Classe. Ella si porta le dita alle 
tempie, reclina il capo all'indietro, chiude gli occhi, e sospira 
attraverso tumide labbra dischiuse. L'atteggiamento lo colpisce; la 
vede in questo momento come una Ruth raffinata.
 La voce esile di Eccles, stranamente amplificata dalla casa, grida 
dall'alto delle scale. "Lucy! Joyce sta venendo a letto con me!"
 Lucy riapre gli occhi e dice a Coniglio con fierezza: "Vede?".
 "Secondo lei, tu le hai detto che pu farlo" continua a 
piagnucolare la voce, perforando ringhiere, pareti, e strati di carta 
da parati.
 La signora Eccles si alza e si avvicina all'arcata. Il di dietro 
dei calzoncini arancione le si  spiegazzato mentre stava seduta; le 
gambe scoperte dalla stoffa mostrano la maggior parte dell'ovale 
posteriore delle cosce. Carne pi bianca del divano; il color rosa 
dovuto alla pressione dello star seduta dilegua dalla pelle. "Non le 
ho detto niente di simile!" grida verso l'alto delle scale, mentre 
una mano chiara tira gi i calzoncini e liscia la stoffa intorno al 
di dietro spiegazzato ma ugualmente affettato, con una tasca dalla 
cucitura nera sulla met destra. "Jack" continua "hai una visita, un 
giovanotto altissimo il quale dice di essere stato invitato da te!"
 A quell'accenno alla sua persona Coniglio si  alzato e, stando 
alle spalle di Lucy, dice: "Per giocare a golf".
 "Per giocare a golf!" ella gli fa eco in un grido.
 "Ah, gi" dice a se stessa la voce al piano di sopra, poi grida: 
"Salve, Harry! Scendo subito".
 Una bambina lass sta piangendo: "S che la mamma lo ha detto! S 
che la mamma lo ha detto!".
 Coniglio urla in risposta: "Salve!".
 La signora Eccles volta la testa con una inclinazione invitante. 
"Harry...?"
 "Angstrom."
 "Di che cosa si occupa, signor Angstrom?"
 "Be'. Sono disoccupato, in un certo qual modo."
 "Angstrom. Ma certo. Non  quello ch'era scomparso? Il genero degli 
Springer?"
 "Giusto" dice lui, in tono allegro, e, accompagnando la parola con 
noncuranza, una sorta di fiore di coordinazione, poich lei, non 
appena avuta la risposta, gli ha voltato di nuovo le spalle con 
affettata indifferenza, le rifila una pacca sull'insolente deretano. 
Non forte. Un colpetto con la mano a coppa, una piccola pacca di 
rimprovero ed affettuosa al contempo, ben piazzata sulla tasca.
 Ella gira rapida sui tacchi, portando al sicuro il sedere dietro di 
s. Le lentiggini dardeggiano pungenti come punture di spillo dal suo 
viso pallido di stupore. Il sangue dandole un tuffo le raggela la 
pelle, e questo effetto di rigidit, di pietra superbamente severa,  
talmente in contrasto con la pigra, condiscendente, calda tenerezza 
ch'egli prova nei riguardi di lei, da costringerlo a fare una faccia 
buffa, con il labbro superiore spinto su quello inferiore, in una 
imitazione burlesca del rammarico.
 Un trapestio caotico sulle scale fa tremare i muri. Eccles si ferma 
di botto davanti a loro, in precario equilibrio, aggiustando una 
camicia bianca sporca in spiegazzati calzoni di tela. Quei suoi occhi 
cerchiati d'ombra piangono tra le palpebre frangiate. "Mi scusi" 
dice. "Non  che avessi realmente dimenticato."
 "Il tempo  un po' nuvoloso, del resto" dice Coniglio, e 
involontariamente sorride. E' stato cos piacevole il contatto con il 
deretano di lei, proprio il deretano perfetto, compatto eppure 
elastico, come se avesse restituito la pacca. Presume ch'ella lo dir 
al marito, e questo porr fine alla sua visita. Meglio cos. Del 
resto, non sa perch si trova in quella casa.
 Forse lei glielo avrebbe detto, ma il marito incomincia subito ad 
irritarla. "Oh, sono sicuro che riusciremo a fare nove buche prima 
della pioggia" dice a Coniglio.
 "Jack, non vorrai davvero andare di nuovo a giocare a golf. Hai 
detto che oggi nel pomeriggio dovevi fare tutte quelle visite."
 "Le visite le ho fatte stamane."
 "Due. Ne hai fatte due. A Freddy Davis e alla signora Landis. 
Sempre i soliti che non ti danno nessuna preoccupazione. E i Ferry? 
Sono sei mesi che non parli pi con i Ferry."
 "Che cos'hanno i Ferry di tanto sacro? Non fanno mai niente per la 
chiesa. Lei  venuta la domenica di Natale ed  uscita per la porta 
del coro in modo da non dovermi rivolgere la parola."
 "Certo che non fanno mai niente per la chiesa e proprio per questo 
dovresti andarli a trovare, lo sai benissimo. Credo che i Ferry non 
abbiano niente di sacro, ma tu stai rimuginando da mesi sul fatto che 
lei  uscita dalla porta laterale e per mesi e mesi hai reso la vita 
impossibile a tutti noi. Ora se verr in chiesa a Pasqua sar la 
stessa cosa. Per dirti sinceramente quello che penso, tu e la signora 
Ferry andreste magnificamente d'accordo, siete entrambi ugualmente 
infantili."
 "Lucy, il semplice fatto che il signor Ferry sia proprietario di un 
calzaturificio non fa di loro dei cristiani pi importanti di 
chiunque lavori nella fabbrica."
 "Oh, Jack, sei proprio noioso. Tu temi soltanto di essere respinto, 
e non citare le Sacre Scritture per giustificarti. Non me ne importa 
se i Ferry vengono in chiesa o non ci vengono o divengono Testimoni 
di Jehova."
 "Per lo meno i Testimoni di Jehova pongono in pratica ci in cui 
dicono di credere." Quando Eccles si volta verso Harry per 
sghignazzare su questa sua battuta come un cospiratore, l'amarezza 
gli ostacola il riso, gli ritrae in dentro lievemente le labbra, per 
cui nel viso dalla mascella corta appaiono i denti come in un 
teschio.
 "Non so che cosa tu intenda dire con questo" osserva Lucy "ma 
quando mi chiedesti di sposarti, ti dissi quel che pensavo e tu 
dicesti che andava benissimo."
 "Dissi fino a quando il tuo cuore rimarr aperto alla Grazia." 
Eccles le scaglia contro queste parole con un urlo acuto, che gli fa 
ardere l'ampia fronte sporcandola di rossore.
 "Mammina, il riposino l'ho fatto." La vocetta, timida ma 
penetrante, li sorprende dall'alto. In cima alla scala coperta dal 
tappeto, una bimbetta bruna in mutandine sta in atteggiamento 
sospeso. Sembra a Coniglio troppo bruna per quei suoi genitori, 
troppo cupa nell'ombra, poggiata su gambe robuste profilate, tutta 
pieghe di grasso infantile su lunghi steli. La mano della bambina 
massaggia e pizzica il nudo petto con esasperazione. Ella ode la 
risposta della madre prima che venga pronunciata.
 "Joyce. Torna immediatamente nel tuo letto e dormi."
 "Non posso. Ci sono troppi rumori."
 "Stiamo urlando proprio sotto la sua testa" dice Eccles alla 
moglie.
 "Sei stato tu a urlare. A proposito della Grazia."
 "Ho fatto un brutto sogno" dice Joyce, e goffamente discende due 
scalini.
 "Non  vero. Non ti sei mai addormentata." La signora Eccles si 
porta ai piedi della scala, tenendo la mano con dolcezza sulla gola.
 "Che cosa hai sognato?" domanda Eccles a sua figlia.
 "Un leone mangiava un bambino."
 "Non  affatto un sogno" scatta la donna, e si volta verso il 
marito. "Sono quelle odiose poesie di Belloc che vuoi leggerle a tutti i costi."
 "Le vuole lei."
 "Sono odiose. Le causano traumi."
 "A Joyce e a me sembrano divertenti."
 "Be', avete tutti e due un senso dell'umorismo pervertito. Ogni 
sera mi domanda di quel maledetto pony Tom e vuol sapere che cosa 
significa "morire"."
 "Diglielo quello che significa. Se tu avessi la fede che abbiamo io 
e Belloc nel soprannaturale, queste domande naturalissime non ti turberebbero."
 "Non insistere, Jack. Sei orribile quando insisti."
 "Sono orribile quando mi prendo sul serio, vuoi dire."
 "Ehi, sento odore di torta bruciata" dice Coniglio.
 Ella lo guarda e il riconoscimento le gela gli occhi. Che vi sia 
una sorta di freddo invito nello sguardo di lei, un fioco grido dal 
bel mezzo dei suoi nemici, Coniglio lo sente ma lo ignora, lasciando 
che il proprio sguardo le si posi spento sul cocuzzolo della testa, 
mostrandole le narici sensibili che hanno fiutato il fumo della 
torta. L'arco compatto del cranio di Lucy sotto la pettinatura 
soffice dei capelli corti fa pensare ch'ella sia stata lavorata su un 
tornio eccezionalmente preciso.
 "Se davvero tu volessi prenderti sul serio" dice a Eccles, e con le 
gambe nude che si intravedono appena vola via lungo il tetro 
corridoio del rettorato.
 Eccles grida: "Joyce, torna in camera tua, mettiti una camicia e poi potrai ridiscendere".
 La bambina invece scende saltellando altri tre scalini.
 "Joyce, mi hai sentito?"
 "Vai tu a prenderla, paparino."
 "Perch dovrei andarci io? Il pap  in fondo alla scala."
 "Non so dov'."
 "S che lo sai. E' nel tuo cassettone."
 "Non so dov' il mio cassettone."
 "In camera tua, dolcezza. Certo che sai dov'. Va' a prendere la 
camicia e ti lascio scendere."
 Ma la bambina  gi a met della scala.
 "Ho paura del leone" canticchia, con un sorrisetto che lascia 
trasparire la consapevolezza della sua impudenza. La voce di lei ha 
un che di spaziato, di preoccupato; Coniglio ha udito questa nota di 
timore anche nella voce di sua madre, quando stava tormentando lo 
stesso uomo, e si domanda perch Eccles non ne approfitti, perch non 
conficchi un cuneo in questa crepa di paura imponendo la disciplina. 
Non che sia in grado di fare l'una cosa o l'altra.
 "Non c' nessun leone lass. Non c' nessuno lass, a parte Bonnie 
addormentata. Bonnie non ha paura."
 "Per piacere, pap. Per piacere per piacere per piacere per 
piacere." E' giunta ai piedi della scala e afferra e stringe le 
ginocchia del padre.
 Eccles ride, e si mantiene in equilibrio posando la mano sul capo 
della bimba, piuttosto largo e piatto come il suo. "Va bene" dice 
"aspettami qui e parla con questo signore divertente." E balza su per 
le scale con quell'imprevista atletica agilit.
 Coniglio dice: "Joyce, sei una brava bambina?".
 Ella dimena lo stomaco e ritira la testa nelle spalle. Il movimento 
le fa uscire dalla gola un suono gutturale, "gukk". Scuote la testa; 
egli ha l'impressione che stia cercando di nascondersi dietro uno 
schermo di fossette. Ma la bambina dice, con un'asserzione 
inaspettatamente precisa e recisa: "S".
 "E la tua mammina  buona?"
 "S."
 "Che cos' a renderla tanto buona?" Spera che Lucy lo oda dalla 
cucina. I suoni frettolosi intorno al forno sono cessati.
 Joyce alza gli occhi su di lui e, come un lenzuolo che si onduli, 
il timore le stira un angolo del viso, in superficie. Le lacrime 
paiono davvero vicine. Ella gli sfugge correndo nel corridoio, nella 
stessa direzione di sua madre. Abbandonato dopo quella fuga, Coniglio 
incomincia a girellare a disagio nell'ingresso, cercando di portare 
il suo cuore eccitato ai quadri che vi sono appesi. Superfici di 
capitali straniere, una donna vestita di bianco accanto a un albero 
ogni cui foglia  orlata d'oro, un laborioso disegno a penna, mattone 
per mattone, della chiesa episcopale di San Giovanni, datato 1927 e 
firmato vistosamente Mildred L' Kramer, le lettere artisticamente 
legate. Sopra un tavolinetto pi avanti verso la met del corridoio 
pende la fotografia di un vecchio signore con capelli bianchi sulle 
orecchie e il colletto clericale; il suo sguardo fisso ti passa al di 
sopra della spalla come se andasse diritto al centro delle Cose; 
infilata nella cornice v' una fotografia ingiallita, ritagliata da 
qualche giornale, che raffigura a puntini lo stesso anziano 
gentiluomo con un sigaro stretto tra le dita e intento a ridere come 
un matto con tre altri messeri in toga. Somiglia un poco a Jack, ma  
pi grasso e pi robusto. Tiene il sigaro nel pugno. Pi avanti c' 
la riproduzione a stampa e a colori di un dipinto che rappresenta 
un'officina in cui il falegname lavora alla luce emessa dal capo del 
suo Protettore; il vetro che protegge questa stampa rimanda a 
Coniglio l'ombra della sua testa; il vetro riflettendo a mezzo 
respinge l'attenzione di lui, che scivola avanti e indietro senza 
soffermarsi su niente. C' un odore pungente nell'ingresso di... 
detersivo? vernice fresca? naftalina? vecchia carta da parati 
ammuffita? Esita tra queste possibilit, "quello ch'era scomparso". 
"L'antagonismo sessuale incomincia in pratica dalla nascita." Che 
sgualdrina, proprio. Eppure ha in s una bella fiamma bassa, che le 
illumina le gambe. Quelle luminose gambe bianche. Deve avere una 
certa cosina ansiosa, e deve volere quel che le spetta. Dolci. Un 
odore pungente di vaniglia per dolci. Nonostante se stesso, ella gli piace.
 Dev'esserci una scala di servizio poich, subito dopo, ode la voce 
di Eccles in cucina, che convince Joyce a infilarsi la maglia, che 
domanda a Lucy se la torta si sia rovinata, che spiega, non sapendo 
delle orecchie di Coniglio in ascolto dietro l'angolo: "Non credere 
che questo sia un divertimento per me. E' lavoro".
 "Non c' nessun altro modo di parlargli?"
 "E' spaventato."
 "Caro, tutti sono spaventati per te."
 "Ma lui ha paura persino di me."
 "Be',  entrato da quella porta con sufficiente impudenza."
 Questo era il momento di aggiungere, "E mi ha dato una pacca sul 
sedere, che  tuo e che devi difendere".
 "Cosa! Sul sedere! L'ammazzo, quel furfante. Chiamo la polizia."
 In realt, la voce di Lucy si  fermata a "impudenza", ed Eccles 
sta dicendo, se per caso venisse il tal-dei-tali, e dove sono quelle 
palle da golf nuove? Joyce hai avuto un dolcetto dieci minuti fa, e 
infine grida, con una voce che  guarita troppo rapidamente dai 
graffi del litigio, arrivederci. Coniglio in punta di piedi percorre 
il corridoio nel senso opposto e si sta appoggiando al radiatore 
dell'ingresso quando Eccles, con l'aspetto di un giovane gufo, goffo, 
irritato, esce d'impeto dalla cucina.
 Si dirigono verso la sua macchina. Sotto la minaccia della pioggia, 
la vernice verde della Buick ha un lustro tropicale. Eccles accende 
una sigaretta e si dirigono, attraversando l'autostrada 422, nella 
valle verso il campo di golf. Dopo essersi cacciato nei polmoni 
parecchie boccate di fumo, Eccles dice: "Sicch la sua difficolt non 
consiste in una mancanza di fede".
 "Eh?"
 "Stavo ricordando l'altra nostra conversazione. A proposito della 
cascata e dell'albero."
 "Ah, s, ma quelle erano parole rubate a Topolino."
 Eccles ride, interdetto; Coniglio nota come la bocca gli rimanga 
aperta dopo che ha riso, le file di piccoli denti inclinati 
all'indietro, mentre le sopracciglia gli si inarcano e ridiscendono 
come in attesa di qualcosa. "Mi ha fatto ammutolire" riconosce, 
chiudendo quell'apertura civettuola. "Allora disse di sapere quello 
che ha dentro. Mi sono domandato per tutta la settimana che cosa 
possa essere. E' in grado di dirmelo?"
 Coniglio non vuole dirgli niente. Quanto pi dice, tanto pi perde. 
Si sente al sicuro dentro la propria pelle, non vuole uscirne. Tutto 
il gioco di quest'uomo consiste nel farlo uscire all'aperto, dove gli 
sia possibile manipolarlo. Ma la convenzione irresistibile della 
cortesia costringe le labbra di Coniglio a dischiudersi. "Diavolo, 
non  un granch" dice. "Si tratta solo del fatto che... be',  tutto 
quello che esiste, ecco. Non le pare?"
 Eccles annuisce, e ammicca, e guida senza dir parola. La trappola  
l in attesa; maledizione,  cos sicuro che io percorra il sentiero. 
"Come sta Janice, adesso?" domanda Coniglio.
 Eccles si stupisce di sentirlo cambiare argomento. "Sono passato 
luned mattina a dirle che lei si trovava nella contea. Sua moglie 
era in giardino con il bambino e con quella che a me  parsa una sua 
vecchia amica, una certa signora... Foster? Fogleman?"
 "Che aspetto aveva?"
 "Proprio non saprei. Mi hanno distratto i suoi occhiali da sole. 
Erano del tipo a specchio, con stanghette molto larghe."
 "Oh, Peggy Gring. Quella deficiente. Ha sposato un villano, Morris Fosnacht."
 "Fosnacht. Esatto. Mi pareva bene che fosse un nome tipico di queste parti."
 "Non aveva mai sentito parlare del Giorno di Fosnacht prima di venire qui?"
 "Mai. Non a Norwalk, almeno."
 "Ricordo a questo proposito che quando avevo, oh, dovevo essere sui 
sei o sette anni, perch lui mor nel 1940, mio nonno aspettava di 
sopra finch io non scendevo, perch non toccasse a me essere il 
Fosnacht. Allora abitava con noi." Ha l'impressione di non aver 
pensato a suo nonno o di non averne parlato da anni; gli viene in 
bocca un sapore dolciastro e pungente.
 "Qual era la penitenza per essere un Fosnacht?"
 "Me ne sono dimenticato. Si trattava semplicemente di qualcosa che 
non si voleva essere. Aspetti. Ricordo che un anno fui io l'ultimo a 
scendere e i miei genitori o qualcun altro mi presero in giro e la 
cosa non mi piacque, e piansi, credo, non so bene. In ogni modo,  
questa la ragione per cui il vecchio rimaneva di sopra."
 "Era il padre di suo padre?"
 "Di mia madre. Abitava con noi."
 "Ricordo il padre di mio padre" dice Eccles. "Veniva di quando in 
quando nel Connecticut e aveva discussioni spaventose con mio padre. 
Mio nonno era il vescovo di Providence e aveva impedito che la sua 
chiesa passasse agli unitariani divenendo egli stesso quasi un 
unitariano. Si autodefiniva teista darwiniano. Mio padre, per 
reazione, suppongo, divenne molto ortodosso; quasi anglo-cattolico. 
Gli piacevano Belloc e Chesterton. Infatti, ci leggeva sempre le 
poesie contro le quali lei ha sentito mia moglie protestare."
 "Sul leone?"
 "S. Belloc ha una vena di amaro scherno che mia moglie non sa 
apprezzare. Si burla dei fanciulli, ed ella non pu perdonarglielo. E' 
la sua psicologia. La psicologia considera i fanciulli come una cosa 
assolutamente sacra. Ma dov'ero arrivato? Ah, s. Insieme a questa 
teologia annacquata mio nonno aveva mantenuto nella sua pratica 
religiosa un certo colore e un certo, un certo rigore che mio padre 
invece aveva perduto. Il nonno riteneva che il babbo fosse 
estremamente trascurato non celebrando ogni sera una funzione 
religiosa in famiglia. Il babbo diceva di non voler annoiare i suoi 
figli come avevano annoiato lui con Dio, e in ogni modo, che senso 
c'era ad adorare un dio della giungla nel soggiorno? "Non crederai 
che Dio si trovi nei boschi?" diceva mio nonno. "Subito al di l 
delle vetrate colorate?" e cos via. I miei fratelli ed io tremavamo, 
perch il discutere con lui finiva con il deprimere terribilmente mio 
padre. Lei sa come succede con i genitori, non ci si libera mai 
dell'idea che forse, tutto sommato, possono aver ragione. Era un 
vecchietto segaligno dall'accento yankee, spaventosamente caro, 
davvero. Ci afferrava alle ginocchia all'ora dei pasti, ricordo, con 
quella sua bruna mano ossuta, e gracidava: "E' riuscito a farvi 
credere all'inferno?"" Harry ride; l'imitazione di Eccles  buona; 
gli si addice essere un vecchio.
 "Ed era cos? Lei ci credeva?"
 "S, credo di s. All'inferno come lo ha descritto Ges. Una separazione da Dio."
 "Be', allora ci siamo dentro pi o meno tutti."
 "Non credo. Non lo credo affatto. Credo che neppure l'ateo pi nero 
abbia idea di quello che sar la vera separazione. Le tenebre 
esterne. Quelle in cui viviamo noi si potrebbe definirle" - guarda 
Harry e ride - "tenebre interiori."
 Il fatto che Eccles dica spontaneamente tutto ci fa dileguare la 
cautela di Coniglio. Egli vuole portare qualcosa di s nello spazio 
che li separa. L'eccitazione dell'amicizia, un'eccitazione che tende 
a gareggiare e che lo induce ad alzare le mani e ad agitarle come se 
i pensieri fossero palloni di pallacanestro, lo spinge a dire: "Be', 
io non so niente di tutta questa teologia, ma le dir una cosa. Sento 
davvero, credo, che in qualche punto dietro a tutto ci" - e indica, 
fuori della macchina, il paesaggio; stanno passando davanti alle 
nuove case di abitazione da questo lato del campo di golf, villini di 
un piano e mezzo, met legno met mattoni, in piccoli giardinetti 
spianati dalle livellatrici, con tricicli ed esili alberelli di tre 
anni, il paesaggio meno imponente del mondo - "v' un qualcosa che 
vuole essere scoperto da me".
 Eccles spenge con cura la sigaretta nel minuscolo incavo del 
posacenere. "Naturale. Tutti i vagabondi credono di essere impegnati 
in una ricerca, per lo meno all'inizio."
 Coniglio non ritiene, dopo aver tentato di dare qualcosa a 
quell'uomo, di meritare un simile schiaffo. Presume che gli 
ecclesiastici abbiano bisogno di questo, ridurre tutti alle stesse 
miserabili dimensioni. Dice: "Be', presumo che questo faccia apparire 
molto sciocco il suo amico Ges".
 L'accenno al sacro nome fa salire chiazze rosa agli zigomi di 
Eccles. "Ges disse" afferma il pastore "che i santi non dovrebbero ammogliarsi."
 Abbandonano la strada e risalgono il viale tortuoso del circolo del 
golf, vasto edificio con una lunga scritta tra due cartelloni della 
Coca-Cola, sulla quale si legge Campo di golf del bosco dei castagni. 
Quando Harry raccoglieva le palle qui, non era che una baracca di 
assi; conteneva una stufa a legna, programmi di antichi tornei, due 
poltrone e un banco al quale si vendevano caramelle e palle da golf 
ripescate nella palude e rivendute dalla signora Wenrich. Coniglio 
suppone che la signora Wenrich sia morta. Era un'anziana vedova, 
delicata e imbellettata come una bambola, con i capelli bianchi e 
sembrava sempre strano sentirle uscire dalla bocca discorsi di buche 
e piazzuole e gare e punteggi. Eccles parcheggia la Buick sullo 
spiazzo asfaltato e dice: "Oh, prima che me ne dimentichi".
 Coniglio ha la mano sulla maniglia dello sportello. "Cosa?"
 "Vuole un posto?"
 "Che genere di posto?"
 "Una mia parrocchiana, una certa signora Smith, ha intorno a casa 
sua, verso Appleboro, circa due ettari di giardino. Suo marito era un 
incredibile appassionato di rododendri. Ma non dovrei dire 
incredibile; si trattava di un gran brav'uomo."
 "Non m'intendo affatto di giardinaggio."
 "Nessuno se ne intende, cos dice la signora Smith. Non esistono 
pi giardinieri. Con una paga di quaranta dollari alla settimana, le credo."
 "Un dollaro all'ora. E' molto poco."
 "Non sarebbero quaranta ore. Orario elastico. E' quello che vuole 
lei, no? Elasticit? Per poter essere libero di predicare alle moltitudini."
 Eccles ha davvero un che di maligno. Lui e Belloc. Senza il 
colletto intorno al collo, si lascia andare, in un certo senso. 
Coniglio scende dall'automobile. Eccles fa altrettanto, e la testa di 
lui dietro il tetto della macchina sembra una testa su un vassoio. La 
larga bocca si muove. "Ci pensi, la prego."
 "Non posso. Pu anche darsi che non rimanga nella contea."
 "Quella donna sta per gettarla fuori?"
 "Quale donna?"
 "Com' che si chiama? Leonard. Ruth Leonard."
 "Bene. E' furbo lei, vero?" Chi potrebbe averglielo detto? Peggy 
Gring? Per il tramite di Tothero? E' pi probabile che sia stata 
l'amica di Tothero, come-diavolo-si-chiama. Somigliava a Janice. Non 
importa; il mondo  una tal ragnatela, del resto, le cose filtrano in 
una maniera o nell'altra. "Non l'ho mai sentita nominare" dice 
Coniglio.
 La testa sul vassoio sorride in modo soprannaturale nel bagliore del sole riflesso dal metallo.
 Si incamminano l'uno accanto all'altro verso l'edificio di cemento 
del club. Durante il tragitto Eccles osserva: "La cosa strana di voi 
mistici  che spesso e volentieri le vostre piccole estasi portano la sottana".
 "Senta. Non ero mica obbligato a venire oggi, sa."
 "Lo so. Mi scusi. Sono molto gi di morale."
 Non c' niente di male, in realt, in ci che ha detto, ma le sue 
parole passano nel senso sbagliato sui peli interni di Harry. Si 
avvinghiano, in un certo qual modo. Dicono: "Compatiscimi. Voglimi 
bene". La sensazione pungente gli rende appiccicose le labbra; non 
riesce ad aprirle per rispondere. Quando Eccles gli paga l'ingresso, 
pu a malapena ringraziarlo. Quando scelgono una serie di bastoni 
ch'egli deve noleggiare,  cos indifferente e taciturno che 
l'incaricato, un ragazzetto lentigginoso, lo fissa come se fosse un 
deficiente. Quando lui ed Eccles si incamminano insieme verso la 
prima piazzuola, si sente parzialmente distrutto, come un buon 
cavallo attaccato insieme a un brocco dagli zoccoli di pastafrolla. 
La presenza di Eccles lo trascina cos decisamente ch'egli deve 
lottare per non pencolare da quella parte.
 E anche la palla lo sente, la palla ch'egli colpisce dopo qualche 
consiglio di Eccles. Schizza via di lato, ostacolata da una rotazione 
perversa che la fa deviare dalla traiettoria con la stessa inerte 
pesantezza di un pezzo d'argilla.
 Eccles ride. "Questo  il miglior primo tiro che abbia mai visto."
 "Non  un primo tiro. Mi allenavo a colpire la palla quando 
lavoravo qui da ragazzo. Dovrei far di meglio."
 "Lei si aspetta troppo da se stesso. Guardi me, dopo si sentir meglio."
 Coniglio fa un passo indietro e rimane stupito nel vedere Eccles, 
che ha un certa elasticit nei suoi movimenti inconsci, vibrare il 
bastone con una strana rigidezza da cinquantenne. Come se si 
preoccupasse di non rompere un vaso. Colpisce la palla con fiacca 
energia. La palla parte diritta, anche se alta e debole, e lui ne 
sembra estasiato. Saltella agilmente lungo il percorso. Harry gli si 
trascina dietro con pesantezza. Il prato zuppo, molle e bagnato dopo 
il recente disgelo, cede sotto le sue grosse scarpe di camoscio. E' 
come se fossero in altalena; Eccles va su, lui va gi.
 In basso nei boschetti pagani e nei verdi viali del campo, Eccles 
sembra trasformato. Lo anima una scervellata gaiezza. Ride e vibra il 
bastone e fa schioccare la lingua e lancia richiami. Harry smette di 
odiarlo; egli stesso  cos spaventoso. L'inettitudine sembra 
rivestirlo come le croste d'una malattia;  grato ad Eccles che non 
lo fugge. Pi volte Eccles, una cinquantina di metri pi avanti - ha 
l'allegra, eccitata abitudine di correre avanti - torna indietro 
lungo tutto quel tratto per trovare una palla perduta da Harry. 
Chiss perch, Coniglio non riesce a distogliere la propria 
attenzione dal punto in cui la palla dovrebbe essersi cacciata, il 
piccolo tovagliolo ideale di prato raso, colorato di rosa da una 
graziosa bandierina. Gli occhi di lui non possono portarsi l dove 
essa  andata davvero. "Eccola qui" dice Eccles. "Dietro una radice. 
Lei sta avendo una fortuna terribile."
 "Dev'essere un incubo, questo, per lei."
 "Niente affatto, niente affatto. Dimostra di essere 
promettentissimo. Non ha mai giocato, eppure non ha ancora mai 
mancato del tutto la palla."
 Detto fatto. Coniglio prende la mira e nella potenza assassina del 
suo desiderio di far partire la palla nonostante la radice, la manca 
completamente.
 "Lei commette un solo errore, cerca di sfruttare la sua statura" 
dice Eccles. "Eppure ha uno splendido modo, naturalissimo, di vibrare 
il bastone." Coniglio colpisce ancora e la palla saltella via e 
rotola incerta per qualche metro.
 "Si chini verso la palla" dice Eccles. "Immagini di essere sul 
punto di mettersi a sedere."
 "Sono sul punto di sdraiarmi" dice Harry. Prova una sensazione di 
nausea, di stordimento e di nausea,  risucchiato sempre pi in basso 
in un vortice il cui orlo superiore  delimitato dalle cime 
tranquille degli alberi che vanno rivestendosi di foglie. Gli par di 
ricordare di essere salito lass una volta. Scivola nelle 
pozzanghere,  inghiottito dagli alberi, affonda infallibilmente 
nelle erbacce scabbiose ai margini dei percorsi.
 Incubo  la parola giusta. Nella vita da sveglio soltanto cose 
animate scivolano e scattano per lui in questo modo. Ha sempre avuto 
un certo tocco con le cose. Quel suo irreale vibrar colpi gli 
intontisce il cervello; semipnotizzato, fa cose strambe, la cui 
stranezza gli si fa chiara adagio nella mente. Dentro di s parla con 
i bastoni come se fossero donne. Quelli di ferro, leggeri e sottili, 
eppure in qualche modo traditori nelle sue mani, sono Janice. 
"Andiamo, stupida, sta' calma; ora ci siamo, piano." Quando 
l'estremit a spatola del bastone scalpella la terra dietro la palla 
e l'urto gli squassa il braccio fino alla spalla, pensa che sia stata 
Janice a percuoterlo. "Oh, tonta, proprio tonta. Sbatterla. Solo 
sbatterla." L'ira gli fa imputridire la pelle e la parte esterna 
filtra all'interno; le piccole biforcazioni secche dei rovi che 
graffiano duri gli seghettano le viscere, la fragile asticella 
argentea  un altro bastone, dal quale le parole pendono come nidi di 
bruchi che non possono essere distrutti dal fuoco. "Colpisce le 
stoppie in pieno, colpisce la terra squarciata in una rozza bocca 
bruna, colpisce la terra": con i bastoni di legno la "lei" a cui 
pensa  Ruth. Tenendo tra le mani un bastone di legno numero tre, 
osservandone assorto la pesante spatola rossiccia e la superficie 
della spatola chiazzata d'erba e la riga bianca che corre graziosa 
intorno all'orlo, pensa "Okay, visto che sei cos brava", e lo 
impugna e lo vibra. Ah: dopo essersi lasciata sbattere cos 
facilmente, impuntarsi cos! La bocca d'erba squarciata, e la palla 
che corre, e saltella e saltella, e si nasconde in un cespuglio; coda 
bianca. E quando arriva sin l, il cespuglio  qualcuno, maledizione, 
sua madre; alza i rami scontrosi come sottane, in una furia di 
vergogna, ma con cautela per non spezzarne nessuno, e questi rami gli 
tormentano le gambe mentre cerca di riversare la sua volont nella 
crudele irriducibile pallina che non  proprio lui eppure in un certo 
qual modo  lui; soltanto per il modo con il quale se ne sta 
accovacciata l al centro di tutto. Mentre il bastone di ferro numero 
sette si abbatte "per piacere, Janice, solo una volta" la goffaggine 
lo intrappola ai gomiti come un ragno e la palla mentre egli la fissa 
con i gomiti morsicati va con disperante lentezza ad agganciarsi pi 
avanti tra cespugli ancor pi malinconici del colore cachi del Texas. 
"Oh tu deficiente va' a casa." "Casa"  la buca, e in alto, nello 
schema dell'infelice visuale che affligge la sua attenzione conscia 
con una sovrapposizione quasi ottica di presenze, il blando grigio 
cielo saturo di pioggia  suo nonno che aspetta di sopra affinch 
Harry non debba essere un Fosnacht.
 E, ora gli angoli, ora al centro di questo sogno che lotta, Eccles 
si agita nella camicia sporca come una bianca bandiera di perdono, 
gridando incoraggiamenti, sventolando dalla buca per guidarlo alla meta.
 I prati, ancor aridi di inverno, sono cosparsi come con sale da una 
polvere secca; fertilizzante? La palla scivola via facendo saltar su 
frammenti di questo tritume. "Non sia troppo energico con i colpi 
leggeri" dice Eccles. "Faccia oscillare poco e piano il bastone. La 
distanza  pi importante della mira al primo colpo per guidare la 
palla in buca. Riprovi." Rimanda indietro la palla con il piede. Sono 
occorsi a Harry circa dodici colpi per salire sin qui alla quarta 
buca, ma questo affettato presumere che si possa fare a meno di 
contare i suoi colpi lo irrita. "Andiamo dolcezza" supplica sua 
moglie "l c' la buca, grande come un secchio. Va tutto bene."
 Ma no, lei deve picchiare come se fosse presa dal panico; di che 
cosa aveva paura? Troppo forte, la palla va oltre di forse un metro e 
mezzo. Incamminandosi verso Eccles gli dice: "Non mi ha mai detto 
come sta Janice".
 "Janice?" Eccles con uno sforzo distoglie l'attenzione dal gioco. 
Ha l'assoluta passione di vincere; "mi sta battendo nettamente" pensa 
Harry. "Luned sembrava di buon umore. Si trovava in giardino con 
quell'altra donna, e ridacchiavano tutte e due quando arrivai io. 
Deve capirlo, per qualche tempo, ora che in qualche modo si  
rassegnata, le far piacere probabilmente trovarsi di nuovo con i 
genitori. E' la sua versione dell'irresponsabilit di cui ha dato prova lei."
 "In realt" dice Harry con voce stridula, accoccolandosi per meglio 
aggiustare il colpo corto, come fanno alla televisione "non pu 
soffrire i suoi genitori pi di quanto li sopporti io. Probabilmente 
non mi avrebbe sposato se non avesse avuto tanta fretta di 
lasciarli." Il suo tiro corto passa sul lato basso della buca e va 
troppo oltre di una novantina di dannati centimetri. Un metro e venti.
 Eccles manda in buca. La palla vacilla sull'orlo e rotola nella 
buca con un suono schioccante. Il pastore alza gli occhi con una luce 
di trionfo nello sguardo. "Harry" domanda, con dolcezza e 
ciononostante con audacia "perch l'ha abbandonata? Lei ha ovviamente 
gravi obblighi nei suoi riguardi."
 "Gliel'ho detto. C'era questa faccenda che mancava."
 "Quale faccenda? L'ha mai vista, lei? E' sicuro che esista?"
 Il colpo corto di Harry, una sessantina di centimetri,  troppo 
corto, e lui prende la palla con dita tremanti. "Be', se non  sicuro 
che esista non venga a domandarlo a me. E' cosa di sua competenza. Se 
non lo sa lei non lo sa nessuno."
 "No" grida Eccles, con la stessa voce forzata che ha avuto nel dire 
alla moglie di mantenere il cuore aperto alla Grazia. "Essere 
cristiani non significa cercare un arcobaleno. Se si trattasse di 
quello che pensa lei, distribuiremmo oppio alle funzioni religiose. 
Noi cerchiamo di servire Dio, non di essere Dio."
 Prendono le loro sacche e si incamminano nella direzione indicata 
da una freccia di legno.
 Eccles continua, in tono esplicativo: "La questione  stata risolta 
secoli fa, con le eresie dell'antica Chiesa".
 "Io le dico che so che cos'."
 "Che cos'? Che cos'? E' dura o molle, Harry? E' celeste? E' 
rossa? O a pallini?"
 E' sconfortante per Coniglio ch'egli voglia proprio sentirselo 
dire. Dietro il paravento di tutte queste storie, 
io-la-so-pi-lunga-di-lei, eresie-dell'antica-Chiesa, egli in realt 
vuole sentirselo dire, vuole sentirsi dire che la cosa esiste, che 
non ha mentito a tutta quella gente ogni domenica. Come se non 
bastasse sforzarsi di capire qualcosa di 'sto dannato gioco, bisogna 
anche portarsi in giro questo pazzo che cerca di inghiottirti 
l'anima. La calda cinghia della sacca gli azzanna la spalla.
 "La verit " gli dice Eccles con femminea eccitazione, in un tono 
di voce torturato dall'imbarazzo "che lei  mostruosamente egoista. 
Lei  un codardo. Non si cura di avere ragione o torto; non adora 
altro che i suoi istinti peggiori."
 Giungono sulla piazzuola, una piattaforma di zolle erbose accanto a 
un albero da frutta ingobbito che offre pugni di tesi, pallidi 
germogli. "E' meglio che cominci io" dice Coniglio. "Finch non si 
sar calmato." L'ira gli fa tacere il cuore, sospeso tra due battiti. 
Non gli importa pi di niente, se non di districarsi da questo 
pasticcio. Si augura che piova. Evitando di guardare Eccles, fissa la 
palla che se ne sta appollaiata alta sulla piazzuola, e gi sembra 
staccata da terra. Molto semplicemente fa ruotare la spatola del 
bastone intorno alla spalla e colpisce la palla. Il suono ha un che 
di cavo, di schietto, che non ha udito prima. Il movimento del 
braccio lo costringe ad alzare la testa e la palla  sospesa molto 
lontano, pallida come una luna contro l'azzurro-nero bellissimo delle 
nubi temporalesche, il colore di suo nonno steso denso ad oriente. 
Recede lungo una linea diritta come lo spigolo di un righello. 
Colpita; sfera, stella, puntolino. Esita, e Coniglio pensa che si 
fermer, ma si inganna, poich la palla fa di questa esitazione il 
punto d'appoggio di un ultimo balzo: con una sorta di singhiozzo 
invisibile, stacca un ultimo morso di spazio prima di svanire 
cadendo. "Ecco cos'!" egli grida e, voltandosi verso Eccles con un 
sorriso che amplifica, ripete: "E' questo".
...
.
...
 Sole e luna, sole e luna, il tempo passa. Negli acri di terreno 
della signora Smith i crochi spezzano la crosta. Giunchiglie e 
narcisi srotolano le loro trombe. L'erba che rivive alberga tinte 
violette e il prato  di colpo ispido di bocche di leone e di erbacce 
dai larghi steli. Rivoletti invisibili scorrendo saltuari rendono 
sonora la parte bassa della propriet. Le aiuole, delimitate da 
mattoni affondati diagonalmente, sono traforate da spighe di un rosso 
opaco che diverranno peonie, e la terra stessa, smorzata, chiazzata 
di sassi, indurita, rappezzata qua e l da umidori e aridit, ha 
l'aspetto della cosa pi antica e il profumo della cosa pi nuova 
sotto il cielo. La spuma villosa e dorata della forsythia in fiore 
splende attraverso il fumo che annebbia il giardino mentre Coniglio 
brucia mucchi di steli raggrinziti, d'erba morta, di foglie di 
quercia cadute nell'oscura intimit dell'inverno, e di potature di 
cespugli di rose che si avvinghiano le une alle altre in grovigli 
esasperanti nell'artigliare le caviglie. Questi mucchi di erbacce e 
di foglie secche, accesi subito dopo il suo arrivo, irsuti e 
dall'odore di caff nel bel mezzo delle ragnatele di rugiada, ardono 
ancora umidamente quando lui se ne va, formando spettri nella notte 
alle sue spalle di mano in mano che i passi di Coniglio scricchiolano 
sulla ghiaietta del viale d'accesso degli Smith. Per tutto il 
tragitto di ritorno in autobus fino a Brewer egli sente l'odore delle ceneri calde.
 Buffo, durante questi due mesi non deve mai tagliarsi le unghie. 
Pota, solleva, vanga. Semina piante annuali, bustine dategli 
dall'anziana signora - nasturzi, papaveri, piselli odorosi, petunie. 
Gli piace ripiegare sui semi i margini delle zolle tagliate dalla 
vanga. Sigillati, cessano di appartenergli. La semplicit stessa. 
Sbarazzarsi di una cosa donandola. Dio in persona avvolto nella 
minuscola struttura adamantina, autodestinata a una sequela di 
esplosioni, il lento graduale formarsi dell'acqua, dall'aria e dal 
silicio: tutto ci sentito senza parole nella curva del tondo manico della zappa tra il palmo delle mani.
 Ora, dopo che le magnolie hanno perduto la presa, ma prima che ogni 
altra foglia all'infuori di quella dell'acero sia larga abbastanza 
per gettare ombre profonde, i ciliegi e i meli selvatici e, in un 
angolo remoto del giardino, un susino solitario, si aprono a sfera 
nella fioritura, un biancore che i neri rami sembrano raccogliere 
dalle sboccianti nubi per scaraventarlo via un momento dopo, per cui 
l'erba che rispunta  imbiancata da una tempesta stupefacente di 
coriandoli. Fragrante di benzina, il falciaerba a motore mastica i 
petali; il prato li digerisce. I cespugli di lill fioriscono accanto 
al recinto in rovina del campo di tennis. Uccelli vengono a bagnarsi 
nella vasca. Indaffarato un mattino con un affilatore a forma di 
mezzaluna, Harry  investito da una marea di profumo, poich alle sue 
spalle la brezza ha cambiato direzione e passa attraverso un folto 
letto in pendio d'acri foglie di mughetti sulle quali in quella notte 
calda mille campanelline sono sbocciate, quelle alte sullo stelo 
ancora del crudo verde sorbetto che ha la scorza del melone. Meli e 
peri. Tulipani. Quelli brutti purpurei lacerano gli iris. E infine, 
preannunciati dalle azalee, gli stessi rododendri, con una profusione 
che si accresce nell'ultima settimana di maggio. Coniglio ha 
aspettato tutta la primavera questo coronamento. Gli arbusti lo 
avevano lasciato interdetto, erano tanto grandi, quasi alberi, taluni 
due volte la sua statura, e sembravano essere innumerevoli. Piantati 
tutti lungo i filari degli abeti torreggianti, dai rami obliqui, che 
riparavano la casa, e nelle zone riparate v'erano dozzine di enormi 
cespi rettangolari, simili a pagnotte di pane verde poroso. I 
cespugli erano sempreverdi. Con i loro rami a zigzag e le foglie 
lunghe che come dita tastavano in ogni direzione, sembravano 
appartenere a un clima diverso, a una diversa terra, la cui forza di 
gravit fosse pi fiacca. Quando i primi boccioli erano apparsi, li 
si sarebbe detti i grandi fiori orientali che portano le prostitute 
ai lati del capo, sulle copertine dei romanzi polizieschi in brossura 
letti da Ruth. Ma allorch gli emisferi dei fiori appaiono in gruppo, 
gli ricordano addirittura i cappellini che si mettono per andare in 
chiesa a Pasqua le ragazze di condizione modesta. Harry ha pi volte 
desiderato, senza possederla mai, una ragazza cos, una piccola 
cattolica appartenente a una famiglia povera, vestita con abiti 
vistosi sul cui prezzo ha contrattato a lungo; nelle foglie bronzee 
sotto l'impudente soffice cappuccio dei fiori a cinque petali, pu 
immaginarne il viso, con le sopracciglia depilate, con le piccole 
narici nere tonde come bottoncini, con gli occhi resi scontrosi dalle 
suore. Pu quasi odorarne il profumo mentre gli passa accanto sugli 
scalini di cemento della cattedrale, a capo chino, con le gambe 
leziose infilate nel tailleur. Intenta alla preghiera, ella ha quella 
maniera dolce e penetrante d'una ragazza stupida di mettere tutto il 
proprio corpo in una cosa alla volta. Vicino, pu accostarsi cos 
vicino ai petali. Ciascun fiore ha alla sommit del calice due 
ventagli di screziature dove bussano le antere. S, riesce a odorarla.
 In questo momento culminante del giardino del suo defunto marito, 
la signora Smith esce di casa e, al braccio di Coniglio, si addentra 
nella piantagione di rododendri. Donna un tempo d'una certa statura, 
 curva e piccoletta, e le ultime ciocche nere hanno un che di sporco 
nei capelli bianchi. Porta il bastone ma, forse immemore, lo appende 
sull'avambraccio e trotterella con il bastone da passeggio che 
penzola libero come un braccialetto esotico. Il sistema che ha di 
sostenersi al suo giardiniere  il seguente: egli flette il braccio 
destro, puntando il gomito verso la spalla di lei, e la signora Smith 
tremante solleva l'avambraccio sinistro sul suo e gli preme 
pesantemente sul polso con le dita nodose e lentigginose. La sua 
presa  come quella di un rampicante su un muro; un bello strattone 
basterebbe a distruggerla, ma per il resto essa  in grado di 
sopravvivere ad ogni maltempo. Coniglio sente il corpo di lei 
sussultare ad ogni passo, ed ogni parola le fa guizzare la testa. Non 
che lo sforzo di parlare sia cos grande;  l'eccitazione del 
discorrere a impadronirsi di lei, ad arricciarle fieramente l'arco 
del naso, a far s che le labbra paiano ringhiarle sopra i denti 
staccati l'uno dall'altro con una comica iperespressivit consapevole 
di se stessa, come le smorfie d'una tredicenne la quale confessa 
continuamente il fatto di non essere bella. La signora Smith reclina 
bruscamente il capo per guardare Harry, e nelle minuscole orbite 
brune afflitte da rughe simili a tante reticelle, gli strambi occhi 
celesti sporgono frenetici di vita prigioniera mentre ella parla: 
"Oh, la signora R'S' Holford non mi piace; mi sembra sempre che abbia 
un'aria cos slavata e lanuginosa. A Harry piacevano tanto quelle 
tinte salmone; gli dicevo: "Se voglio il rosso, dammi il rosso; una 
bella rosa rossa. E se voglio il bianco, dammi il bianco, un alto 
giglio bianco; e non seccarmi con tutte quelle tinte intermedie e con 
i quasi-rosa e i quasi-viola che non sanno cosa vogliono. Il 
rododendro  una pianta insincera" dicevo a Harry "non ha cervello, e 
cos ti d un po' di tutto", solo per prenderlo in giro. Ma in realt 
dicevo sul serio". La riflessione sembra colpirla. Si ferma di colpo 
sul sentiero erboso e gli occhi di lei, le cui iridi sono una sorta 
di bianco vetrorotto entro cerchi di celeste persistente, roteano 
nervosi, guardando da un lato all'altro di Coniglio. "In verit, 
parlavo sul serio, dalla prima parola all'ultima. Sono figlia di un 
contadino, signor Angstrom, e avrei preferito veder sparire questa 
terra sotto l'alfa. Gli dicevo: "Perch non pianti grano saraceno se 
proprio devi gingillarti con la terra? Quello s che  un vero 
raccolto. Tu coltivi il grano, io faccio il pane". E lo avrei fatto 
davvero, oltretutto. "Che ce ne facciamo di tutti questi fiori che 
poi appassiscono e per tutto l'anno dobbiamo guardare le loro brutte 
foglie?" gli dicevo. "Per quale bella ragazza li stai coltivando?" 
Era pi giovane di me, ecco perch approfittavo del mio diritto di 
prenderlo in giro. Non star a dirle quanto. Ma perch ce ne stiamo 
qui in piedi? Un vecchio corpo come il mio, se rimane fermo in un 
punto affonda subito radici." Picchia il bastone sull'erba, il 
segnale per dirgli di tendere il braccio. Proseguono lungo il viale 
fiorito. "Non avrei mai creduto che sarei vissuta pi di lui. Fu la 
sua debolezza. Non appena lontano dal giardino si metteva a sedere. 
La figlia di un contadino non impara mai che cosa voglia dire mettersi a sedere."
 Il suo tocco malfermo sul polso oscilla come le cime ondeggianti 
degli abeti giganteschi. Egli associa questi alberi alle propriet 
private in cui  proibito entrare; gli d piacere trovarsi 
nell'ambito della loro protezione. "Ah. Questa s che  una pianta." 
Si fermano a un angolo ed ella alza il bastone ciondolante verso un 
piccolo rododendro ammantato in un rosa dalla purezza penetrante, un 
colore attraverso la cui cruda semplicit, come attraverso vetro 
colorato, sembri contemplare il sottosuolo ideale della realt. "Il 
Bianchi di Harry" dice la signora Smith. "L'unico rododendro, eccetto 
alcuni dei bianchi, ho dimenticato come si chiamano, nomi stupidi, 
del resto, che dica quel che vuol dire. Harry, quando se lo procur, 
lo mise tra gli altri cosiddetti rosa e il Bianchi li fece sembrare 
cos sbiaditi che lui li sradic e lo circond di rododendri cremisi. 
I cremisi sono qui vicino, vero? Siamo in giugno, adesso?" Quei suoi 
occhi selvaggi lo fissano con un'espressione folle e la stretta di lei si intensifica.
 "Come? Non credo. Sabato  il Memorial Day."
 "Oh, ricordo cos bene il giorno in cui acquistammo quella stupida 
pianta. Che caldo! Andammo in macchina a New York a prenderla sulla 
nave e la mettemmo sul sedile posteriore della macchina come una zia 
prediletta o qualcosa di simile. Era in un grosso mastello azzurro 
pieno di terra. Esisteva un solo vivaio in Inghilterra che fornisse 
queste piante e la spedizione costava duecento dollari; un uomo 
scendeva tutti i giorni nella stiva ad annaffiarla. Faceva un gran 
caldo e c'era tutto quel traffico insopportabile a Jersey City e a 
Trenton e il cespuglio rachitico se ne stava nella sua tinozza 
celeste sul sedile posteriore come un principe del regno. Di 
autostrade non ce n'erano tante come adesso a quei tempi e ci 
volevano sei ore buone per arrivare a New York. Nel bel mezzo della 
crisi, eppure sembrava che tutti quanti al mondo possedessero 
un'automobile. Si arrivava sul Delaware a Burlington. Questo, prima 
della guerra. Credo che quando dico "la guerra" lei non sappia a 
quale mi riferisco; penser probabilmente a quella faccenda in Corea."
 "No, penso alla seconda guerra mondiale."
 "Anch'io! Anch'io! Se la ricorda davvero?"
 "Certo. Voglio dire ch'ero gi abbastanza grande. Raccoglievo 
barattoli di latta e compravo buoni di guerra e alle elementari ci davano premi."
 "Nostro figlio  morto in guerra."
 "Oh. Mi dispiace."
 "Oh, era anziano, era anziano. Aveva quasi quarant'anni. Lo nominarono subito ufficiale."
 "Eppure..."
 "Lo so. Vien fatto di pensare che morissero soltanto i giovani."
 "Gi,  cos."
 "Fu una buona guerra. Non come la prima. Dovevamo vincerla noi, e 
la vincemmo. Tutte le guerre sono odiose, ma quella volta fu una 
soddisfazione vincerla." Di nuovo indica con il bastone la pianta 
rosea. "Il giorno che tornammo indietro dai moli non era in fiore, 
naturalmente, essendo estate avanzata, e cos mi parve proprio una 
stupidaggine doverla trasportare sul sedile posteriore come una..." 
Si accorge che si sta ripetendo, esita, ma continua "come un principe 
del regno". Nei suoi occhi celesti quasi trasparenti si annida 
un'espressione tagliente mentre lo scruta in viso per vedere se 
sorrida della sua confusione. Poich non vede nulla, esclama a un tratto, brusca: "E' l'unica".
 "L'unica Bianchi?"
 "S! Proprio! Non ne esiste un'altra in tutti gli Stati Uniti. Non 
ce n' un'altra di un bel rosa dal Golden Gate a... ovunque. Il Ponte 
di Brooklyn, credo che dicano. La sola pianta realmente rosa della 
nazione si trova qui davanti ai suoi occhi. Un fiorista di Lancaster 
tagli alcune talee, ma morirono. Probabilmente le soffoc nella melma. Uno stupido. Un greco."
 Gli artiglia il braccio e prosegue, pi pesante e pi rapida. Il 
sole  alto e probabilmente ella sente la necessit di rientrare in 
casa. Api nuotano nel fogliame; uccelli nascosti schiamazzano. La 
marea di foglie ha sopraffatto la marea di fiori e un profumo 
amarognolo e furtivo alita dalle fresche pareti di verzura. Aceri, 
betulle, querce, olmi e ippocastani compongono una foresta sottile 
che con diversa profondit corre lungo i limiti della propriet. 
Nell'umido, ombroso margine tra il prato e questi boschetti, i 
rododendri continuano a fiorire, ma gli arbusti non riparati al 
centro del prato hanno gi lasciato cadere i petali, in file 
stranamente ordinate, ai margini dei sentieri erbosi. "Non mi piace, 
non mi piace" dice la signora Smith zoppicando con Coniglio lungo 
quella trincea di splendore da troppo tempo sbocciata. "Apprezzo la 
bellezza, ma preferirei vedere l'alfa. Una donna... non capisco 
perch la cosa debba irritarmi tanto... Orazio soleva insistere con i 
vicini perch venissero a vedere il giardino quando le piante erano 
in fiore, in tante cose si comportava come un bambino. Questa donna, 
la signora Foster, abitava ai piedi della collina, in un villino 
arancione, con un gatto di metallo che si arrampicava su per le 
persiane, mi diceva invariabilmente, si voltava verso di me con il 
rossetto che le arrivava sin quasi al naso e diceva" con un disprezzo 
acceso che la scuote tutta imita una voce troppo melliflua ""Dio mio, 
signora Smith, il paradiso deve essere cos!". Un anno le dissi, non 
riuscii pi a frenar la lingua, e le dissi: "Ah be', se devo sorbirmi 
nove chilometri in macchina avanti e indietro ogni domenica fino alla 
chiesa di San Giovanni Episcopo solo per andare a finire in un altro 
mare di rododendri, tanto vale che mi risparmi la fatica perch non 
voglio saperne". Ebbene, non  stata una cosa terribile a dirsi, da parte d'una vecchia peccatrice?"
 "Oh, non saprei..."
 "A questa povera donna che cercava solo di essere cortese? Non 
aveva un briciolo di cervello nella testa, si capisce; si dipingeva 
la faccia come una giovane stupida. Ora  mancata, povera anima; se 
n' andata due o tre inverni fa, Alma Foster. Ora conosce la verit e io no."
 "Be', forse quelli che le sembrano rododendri a lei sembreranno alfa."
 "Eh! Eh...! Proprio cos! Proprio cos! Sa, signor Angstrom,  un 
tale piacere..." Lo costringe a fermarsi nel viale, e gli accarezza 
il braccio, goffamente; alla luce del sole il minuscolo paesaggio 
bruno del suo viso si inclina verso il viso di lui, e nel suo 
sguardo, dietro l'annaspante civettare da ragazza e l'acquoso 
vagolare, scintilla la lama d'una antica acutezza, per cui Coniglio, 
stando l in piedi a disagio sente una trafittura di quella forza 
scortese che spingeva il signor Smith verso i fiori senza cervello. 
"Lei ed io, la pensiamo nello stesso modo. Non  vero? Non  vero?"
...
.
...
 "Te la stai cavando molto bene, no?" gli domanda Ruth. Nel 
pomeriggio di questo Memorial Day sono andati alla piscina pubblica 
di West Brewer. Lei si vergognava un po' di mettersi in costume da 
bagno, ma in realt ha uno splendido aspetto, con l'acqua turchese 
fino alle cosce e ciocche zuppe di capelli rossi che sporgono dalla 
cuffia. Nuota disinvolta, le gambe robuste che scalciano adagio, e 
l'acqua le scorre in bolle trasparenti sulle spalle e le sue braccia 
chiare si sollevano e il sedere luccica nero sotto il verde smosso. A 
volte, quando si ferma e galleggia immobile per un momento, 
affondando il viso nell'acqua con un movimento che gli affretta il 
ritmo del cuore per la sua lieve pericolosit, le sue natiche salgono 
su per la loro leggerezza e affiorano in superficie - ma la vista di 
quella compattezza gli gonfia il cuore d'orgoglio, lo fa irrigidire 
dappertutto in una gelida stretta di possesso. Sua, ella  sua, la 
conosce bene come l'acqua, al pari dell'acqua  stato dappertutto sul 
suo corpo. Quando Ruth batte il rovescio, l'acqua si fende e le si 
riversa sulle mammelle, inondandole i seni di contatto; l'arco del 
suo corpo sommerso si irrigidisce, sospingendo i seni a sbalzi 
nell'aria; chiude gli occhi e nuota alla cieca. Due ragazzi sparuti 
che si bagnano all'estremit poco profonda della piscina si 
allontanano sguazzando dal suo avvicinarsi a testa in avanti. Ella ne 
sfiora uno con un colpo all'indietro del braccio, si riscuote, e si 
accoscia sorridente nell'acqua; le sue braccia ondeggiano disossate 
per mantenere l'equilibrio nelle piccole onde nervose della piscina 
affollata. Nell'aria scintilla l'odore di cloro. Coniglio esulta per 
il modo com'ella sa di pulito: pulito, pulito. Che cos'? Nulla ti 
tocca che non ti appartenga. Lei nell'acqua, lui sull'erba e 
nell'aria. Il capo di Ruth, dondolando sull'acqua come una palla 
vuota, gli fa una smorfia. In quanto a lui, non  un animale 
acquatico; il bagnato gli d un senso di freddo. Dopo essersi 
immerso, preferisce mettersi a sedere sull'orlo delle piastrelle, 
lasciando penzolare i piedi e immaginando che le studentesse delle 
medie, alle sue spalle, stiano ammirando il giuoco dei muscoli sul 
suo ampio dorso. Fa ruotare, cogitabondo, le spalle e sente le 
scapole tendergli la pelle nel sole. Ruth si porta fino all'estremit 
della piscina, in acqua cos bassa che il disegno a scacchi sul fondo 
si rifrange alla superficie. Sale la scaletta, spargendo acqua a 
grossi grappoli. Lui torna al loro asciugatoio e si stende in modo 
che quando Ruth si avvicina pu vederla ritta a sovrastarlo, alta 
come il cielo, con i peli scuri alti sui lati interni delle cosce, 
incollati in vortici dall'acqua. Ella si strappa la cuffia e scuote i 
capelli e si china a prendere l'asciugatoio. L'acqua le scorre 
all'ins sul dorso seguendo morbide valli di grasso e le gocciola 
sulle spalle. Mentre Coniglio la guarda massaggiarsi le braccia 
l'odore d'erba sale attraverso l'asciugatoio, e grida fanno vibrare 
l'aria cristallina. Ella gli si stende accanto, e chiude gli occhi e 
si sottomette al sole. Il suo viso, veduto cos da vicino,  fatto 
d'ampie superfici di pelle ripulite d'ogni colore dal sole, eccetto 
una brunitura di giallo che alle loro dimensioni aggiunge un peso 
minerale, il peso di qualche puro masso senza venature trasportato su 
carri direttamente dalle cave ai templi. Parole salgono da questa 
Ruth monumentale sulla stessa scala, come ruote massicce che ruotino 
fino ai porticati delle sue orecchie, come mute monete che piroettino 
nella luce. "Te la stai cavando molto bene."
 "Perch?"
 "Oh" - le parole di lei sembrano lievemente ritardate nello 
staccarsi dalle labbra; egli le vede dapprima muoversi, e poi le ode 
- "pensa un po' a tutto quello che hai ottenuto. Hai Eccles che 
giuoca a golf con te tutte le settimane e impedisce a tua moglie di 
darti la caccia. Hai i fiori, ed hai la signora Smith, innamorata di te. Hai me."
 "Credi che sia davvero innamorata di me? La signora Smith."
 "So soltanto quello che tu mi racconti. Dici che lo ."
 "No, per la verit non ho mai detto questo. O s?"
 Ella non si d la pena di rispondergli da quel suo enorme viso, 
ingrandito dalla sonnacchiosa contentezza di lui. Punti luminosi 
bianchi come gesso le corrono sulla pelle abbronzata.
 Coniglio ripete. "L'ho detto?" e le pizzica il braccio, con forza. 
Non aveva l'intenzione di pizzicarla cos forte; qualcosa lo ha 
irritato al contatto della sua pelle. La musoneria di Ruth.
 "Ahi. Figlio di puttana."
 Ma continua a rimanere l, prestando pi attenzione al sole che a 
lui. Egli si punta su un gomito e guarda al di l del corpo morto di 
Ruth le figurette pi esili di due sedicenni che in piedi sorseggiano 
succo d'arancia da coni di cartone. Quella con il costume bianco 
senza spalline lo sbircia di dietro la cannuccia con uno sguardo 
castano. Ha le gambe magre scure come quelle d'una negra. Le anche 
formano culmini scarni a ciascun lato del ventre piatto e obliquo.
 "Oh, tutto il mondo ti ama" dice Ruth a un tratto. "Quel ch'io mi domando  perch?"
 "Sono simpatico" dice lui.
 "Voglio dire perch diavolo proprio te. Che cos'hai di tanto speciale?"
 "Sono un mistico" egli dice. "Ispiro la fede alla gente." Questo 
glielo ha detto Eccles. Una volta, ridendo, probabilmente con 
intenzione sarcastica. Non si pu mai sapere quali siano le vere 
intenzioni di Eccles; bisogna interpretarlo come si preferisce. 
Coniglio ha pensato seriamente a queste parole. Non avrebbe mai 
creduto una cosa simile di se stesso. Non si preoccupa molto di 
quello che d agli altri.
 "A me fai venire il mal di pancia" ella dice.
 "Be', che il diavolo mi porti." Quale ingiustizia; dopo che  stato 
cos fiero di lei nella piscina; dopo che l'ha amata tanto.
 "Che diavolo ti fa credere di non dover tirare la carretta come tutti gli altri?"
 "Cosa ti prende? Ti mantengo, no?"
 "Mi mantieni un corno. Ho un impiego." E' vero. Poco dopo ch'egli  
andato a lavorare come giardiniere dalla signora Smith, Ruth ha 
trovato un posto di stenografa in una societ di assicurazioni che ha 
un'agenzia a Brewer. Coniglio voleva che lo trovasse; lo innervosiva 
domandarsi come passasse i pomeriggi quando lui era fuori di casa. 
Ruth diceva che il suo mestiere non le era mai piaciuto, ma Coniglio 
non ne aveva la certezza. Non si pu proprio dire che stesse 
soffrendo quando l'ha conosciuta.
 "Lascialo" dice. "Non me ne importa. Stattene pure seduta tutto il 
santo giorno a leggere romanzi gialli. Ti manterr io."
 "Mi manterrai. Se sei cos bravo, perch non mantieni tua moglie?"
 "Perch dovrei mantenerla? Suo padre nuota nei quattrini."
 "Sei troppo pieno di te, ecco quel che mi fa rabbia. Non pensi mai 
che dovrai pagare per quello che hai fatto?" Lo sta guardando, ora, 
lo fissa con gli occhi iniettati di sangue per essere stata in acqua. 
Si fa schermo agli occhi con la mano. Non sono questi gli occhi 
ch'egli ha veduto quella sera accanto ai contatori di parcheggio, 
piatti, scialbi dischi come quelli che potrebbe avere una bambola. 
L'azzurro delle iridi si  approfondito interiormente e oscurato con 
una ricchezza che, cantando la verit agli istinti, lo turba.
 Gli occhi le bruciano ed ella volta la testa per nascondere le 
lacrime, pensando: "Questo  uno dei segni, piangere per niente". 
Dio, in ufficio deve alzarsi dalla macchina per scrivere e 
precipitarsi al gabinetto come se avesse il corricorri e 
singhiozzare, singhiozzare, singhiozzare. Star l in piedi nello 
sgabuzzino a guardare una toletta ridendo di se stessa e 
singhiozzando finch non le duole il petto. E il sonno che la prende. 
Dio, quando ritorna dopo pranzo, deve mettercela tutta per non 
sdraiarsi nel passaggio, proprio l sul pavimento sudicio tra Lily 
Orff e Rita Fiorvante, dove quell'idiota di Honig dovrebbe passarle 
addosso. E l'appetito. A pranzo, un gelato con il panino imbottito, e 
poi un krapfen con il caff, e alla cassa deve ancora comprare un 
torroncino. Dopo che ha cercato di dimagrire per lui, dopo ch'era 
riuscita a perdere tre chili, o almeno cos risultava da una 
bilancia. Per lui, questo era il bello, migliorare per lui quando lui 
non valeva niente, meno di niente, era una minaccia, nonostante tutta 
la sua mitezza. Gi, aveva questa dolcezza. Gli altri no. Il fatto 
era che quando ti sapevano una di quelle non ti consideravano un 
essere umano e credevano di avere diritto a tutto. Ed era cos, in 
fondo, ma pure, certe cose... Era come se odiassero le donne e se la 
prendessero con lei. Ma ora ella li perdona perch tutto dilegua, il 
giorno che verr  il giorno che verr, e tu sei sempre la stessa, 
allo stesso punto, e loro non ci sono. Quanto pi erano anziani, 
quanto pi somigliavano a presidenti di banca, quanto pi saggi 
sarebbero dovuti essere, tanto pi erano peggiori. Allora volevano 
certi servizi rifiutati dalle mogli, nel didietro, e lei se ne 
infischiava,  come trovarsi mille chilometri lontane una volta che 
ci si  adattate, o in bocca. Gi, questo. Che cosa ci trovano? Non 
pu essere poi un piacere cos intenso, lei non lo sa. In fin dei 
conti, non  peggio che averli tra le mammelle e perch non essere 
generose, la prima volta fu con Harrison e lei era ubriaca come una 
scimmia del resto, ma destandosi la mattina dopo si era domandata che 
sapore fosse quello che aveva in bocca. Ma questo significava 
soltanto essere una ragazzetta superstiziosa non ha un gran sapore 
quella roba un po' come acqua di mare,  solo una fatica pi dura di 
quanto credono loro probabilmente, le donne faticano sempre pi di 
quanto credano gli uomini. La realt era un'altra, volevano essere 
ammirati l sotto. Volevano proprio questo. Non che fossero poi cos 
brutti, ma credevano di esserlo. Era stato questo a meravigliarla 
alle scuole medie, quanto si vergognavano in realt, quanto erano 
grati se solo ti limitavi a toccarli l sotto e con quale rapidit si 
diffondeva la voce che tu eri disposta a farlo. Che cosa credevano di 
essere, mostri? Se solo ci avessero riflettuto, avrebbero capito che 
anche tu eri curiosa, che poteva piacerti quella stranezza l sotto, 
come a loro piaceva la tua, a loro modo non erano peggio delle donne, 
tutte grinze rosse, mio Dio, di che si trattava mai, in fin dei 
conti? Nessun mistero. Ecco la gran cosa ch'ella aveva scoperto, che 
non c'era nessun mistero, solo un cosino che sembrava posticcio e che 
li faceva re e se ci andavi d'accordo poteva essere piacevole, e in 
ogni modo ti schierava con loro contro quelle altre, quelle 
ragazzette insignificanti che le correvano intorno in palestra con il 
grembiule celeste che sembrava un vestitino da bambina e che lei non 
aveva voluto mettere e le era toccato un voto di demerito. Dio come 
odiava alcune di quelle ragazze. Ma si rifaceva la sera, 
soddisfacendo come una regina quell'impulso insistente del quale esse 
non conoscevano neppure l'esistenza. Figlioli, non c'era bisogno di 
tante storie, allora, non dovevi neppure spogliarti, bastava un po' 
di strofinio attraverso la stoffa, con la bocca che sapeva di cipolla 
a causa delle bistecche che avevi mangiato a cena e l'impianto di 
riscaldamento della macchina che ticchettava nel raffreddarsi, un po' 
di strofinio attraverso la stoffa e tutto, e quelli partivano. Non 
potevano aver sentito un gran ch, doveva essere stata appena un'idea 
di te. Tutta immaginazione da parte loro. A volte soltanto un po' di 
sbaciucchiamento alla francese, non che le fosse mai andato molto a 
genio, lingue viscide e nessuno dei due riesce a respirare, ma tutto 
a un tratto ti accorgevi da come le loro labbra si indurivano e si 
aprivano per poi tornare a chiudersi ammorbidite e staccarsi, ti 
accorgevi ch'era finito. Che potevi fare a meno di continuare a 
spingere e anzi avresti fatto bene a tirarti indietro se volevi che 
non ti si bagnasse il vestito. Era questo a renderti sudicia. I loro 
schizzi appiccicosi. Non avevano mai potuto perdonarglielo. Il fatto 
che lei li avesse perdonati. Non gliene faceva colpa, per, erano le 
madri a dir loro di scrivere il suo nome sui muri del gabinetto. Era 
stato Allie a confessarglielo, cortesemente. Ma con Allie aveva avuto 
alcuni momenti piacevoli; una volta, dopo la scuola, quando il sole 
era ancora alto, erano andati in macchina lungo una strada di 
campagna, risalendo poi da un viottolo deserto e fermandosi in un 
luogo ombroso da dove si vedeva Mount Judge, la cittadina contro la 
montagna, vaga in lontananza, ed egli le aveva posto il capo in 
grembo, a lei con il maglione arrotolato e il reggipetto slacciato, 
ed era stato come un poppante, dolcemente, le sue zizze (chi le aveva 
chiamate zizze? non Allie) pi sode e pi tonde, allora; la 
servizievole umida bocca di lui cos felice e cieca e gli uccelli che 
emettevano i loro cinguettii caldi in alto nel sole. Allie era un 
pettegolo. Non poteva fare a meno di spettegolare. Lei lo aveva 
perdonato ma era divenuta pi furba. Si era messa con i ragazzi pi 
grandi, il pi grosso sbaglio che potesse commettere, ma perch no? 
Perch no? era stato l'interrogativo, e continuava a rimaner valido; 
il solo domandarsi se abbia commesso uno sbaglio, il solo pensare la 
stanca, mentre giace l bagnata dopo il nuoto e vede rosso attraverso 
le palpebre, e cerca di risalire indietro nel tempo attraverso tutto 
quel rosso e si domanda se abbia sbagliato. E' stata saggia. Con loro 
essere giovane equivaleva a essere bella, e poich erano pi avanti 
negli anni la faccenda non si svolgeva cos precipitosamente. 
Perbacco, certi bastardi ai quali non pensi mai amano credere che il 
loro piccolo contributo sia la pi gran cosa che il mondo possa mai vedere.
 Ma questo qui. Che pazzo. Aveva, per, quella dolcezza. Per lo meno 
si accorgeva della tua presenza. Figlioli, quella prima notte, quando 
con tanta fierezza aveva detto "Ehi" a lei non era importato poi 
tanto di perdere la testa, le era parso di doverla perdere, anzi. Li 
aveva perdonati tutti, allora, il viso di lui era stato come tutti i 
loro visi riuniti in una chiazza spaventata e aveva provato la 
sensazione di naufragare in qualcosa di meglio di quanto ella fosse. 
Ma poi, tutto sommato, risulta ch'egli non  tanto diverso, ti si 
appiccica tutto sconfortato e sdolcinato e subito dopo  stanco di te 
o anche soltanto annoiato quando ha fatto i suoi comodi. La faccenda 
diventa sempre pi rapida, come un'abitudine pi che altro, ed egli 
si sbriga davvero quando si accorge, o quando lei gli dice, che non 
ci riesce. Allora lei pu starsene l distesa e in un certo qual modo 
ascoltare, ed  consolante; ma dopo non riesce ad addormentarsi. 
Certe notti egli cerca di farla venire, ma  cos assonnato e cos pesante l sotto che non succede niente; a volte vorrebbe soltanto respingerlo, e scrollarlo e urlare "non posso, idiota, non lo sai che sei padre!". Ma no. Non dirglielo. Pronunciare quella parola significherebbe rendere la cosa definitiva;  stato solo un periodo cos e ora ne comincer un altro e forse il giorno dopo le avr e allora non le succeder niente. Per quanto sia tutto un disastro, non sa se la cosa la renderebbe davvero felice. Almeno, in questo modo fa qualcosa, ingozzandosi di torroncini. Dio, non  neppure sicura di non desiderarlo, perch lui lo desidera, almeno a giudicare da come si comporta, con la sua maledetta mania di non volere dischi volanti n niente, tutto pulito e al naturale. Non  neppure certa di non aver provocato volutamente la cosa addormentandosi sotto il braccio di lui solo per dare una lezione al bastardo borioso. Perch il bello  che egli se ne infischiava se lei si alzava dopo che s'era addormentato e si infilava nel lurido bagno, purch non dovesse vedere niente, non dovesse fare niente. E' fatto cos, lui, ha sempre vissuto nella propria pelle soltanto, infischiandosene delle conseguenze di qualunque cosa. Basterebbe dirgli dei torroncini e della sonnolenza e probabilmente si spaventerebbe e taglierebbe la corda, lui e il suo coso pulito al naturale e il suo caro piccolo Dio e il suo caro piccolo pastore che giuoca a golf tutti i marted. 
Poich la stramaledetta cosa di quel pastore  che, prima, Coniglio sapeva almeno che si stava comportando male; ma ora, con Eccles, si  messo in mente di essere Ges Cristo destinato a salvare il mondo semplicemente facendo tutto quello che gli viene in mente. Vorrei andare dal vescovo o da chi diavolo si tratta e dirgli che quel suo sacerdote  una minaccia. Riempire il povero Coniglio fino all'orlo di fanfaluche... e proprio in quel momento ecco la voce dolce e sicura di s di Coniglio riempirle l'orecchio rispondendo alla sua 
domanda con una pigra remota boria che la infuria al punto da fare spuntare davvero le lacrime.
"Te lo dir" risponde. "Quando abbandonai Janice feci una scoperta interessante." Le lacrime traboccano sulle palpebre, e nella bocca 
Ruth ha sigillato il sapore orribile dell'acqua della piscina. 
"Quando si ha il fegato di essere se stessi" egli dice "sono gli altri a pagare il nostro prezzo."
...
.
...
FINE Parte 1.